L’importanza della melatonina per contrastare i danni da ipossia cerebrale

parte seconda

Ne abbiamo già parlato in un articolo cortesemente inviatoci dalla socia Dott.ssa G. Maragliano (Primario UOC di Pediatria e Neonatologia c/o Ospedale dei Castelli….romani). “La somministrazione di melatonina é ormai una realtà contro i danni da ipossia. Ad oggi l’ipotermia terapeutica rappresenta l’unica possibilità di trattamento delle forme moderate o gravi di questa patologia”, spiega anche Serafina Perrone, professore associato di Pediatria c/o l’Università di Parma. “Iniziata entro 6 ore dalla nascita e proseguita per 72 ore, l’ipotermia ha ridotto dal 60% al 46% la morte o disabilità dei bambini a 18 mesi. Nonostante ciò, e i progressi nell’assistenza ostetrica e neonatale, rimane però ancora il problema dell’identificazione precoce e tempestiva – continua – di lesioni in neonati a rischio di danni cerebrali che, ad oggi, si basa principalmente sulle manifestazioni cliniche e sulla diagnostica per immagini”. A questo proposito, in una interessante ricerca, è stata indotta carenza di ossigeno su ratti nati da qualche giorno, seguita dalla somministrazione di melatonina. Dai risultati è emerso che l’ipossia-ischemia provoca nei ratti appena nati un aumento significativo dei livelli circolanti di miR-126 e miR-146a – cioè frammenti di RNA – nella fase iniziale del danno cerebrale ischemico entro un’ora e che il successivo trattamento con melatonina elimina i danni indotti dall’ipossia-ischemia. Si è ora chiarito che il trattamento con la melatonina interviene nei processi di crescita e proliferazione cellulare. Il risultato è stato verificato e confermato anche analizzando il sangue di neonati con encefalopatia ipossico-ischemica, sottoposti a ipotermia terapeutica e melatonina. “Ciò ha portato alla conclusione che il trattamento con melatonina è in grado di intervenire nei processi di crescita e proliferazione cellulare danneggiati a seguito dell’asfissia e quindi è in grado di fornire una ottimale terapia aggiuntiva da utilizzare in combinazione con l’ipotermia terapeutica allo scopo di ottenere migliori risultati in campo neurologico a lungo termine”, spiega la Perrone. Gli effetti neuroprotettivi della melatonina contribuiscono anche a ridurre l’infiammazione legata allo stress ossidativo nei neonati come é stato dimostrato nel lavoro coordinato dall’Università di Parma nel corso dell’attività di ricerca dello Spoke 1, uno studio pubblicato sulla rivista Antioxidants nel febbraio 2023. Lo studio ha valutato l’effetto antiossidante della melatonina su 23 neonati sottoposti a operazioni chirurgiche. “Gli interventi sono spesso associati a un eccessivo stress ossidativo, specialmente nei pazienti in epoca neonatale nei quali è stata descritta una carenza transitoria di melatonina che, ricordiamo, ha funzione antiossidante”, illustra Perrone. “Questo studio pilota ha confermato l’efficacia di una integrazione per via orale della melatonina nel ridurre i prodotti biologici dello stress ossidativo e ha dimostrato il ruolo di questo ormone nella protezione dei neonati dalle conseguenze deleterie che lo stress ossidativo può loro causare, tra cui il dolore e le alterazioni neuro-comportamentali”, aggiunge. Concludendo con un richiamo alla prima parte di questo articolo, si tratta di un Mega-Progetto che coinvolge 500 scienziati e ricercatori impegnati in oltre 200 progetti in quanto il progetto MNESYS non è limitato solo allo studio del neuro-sviluppo dei bambini. “Avviato a fine 2022, con una durata di 3 anni e finanziato dal PNRR (Missione 4 Componente 2) con 115 milioni di euro a supporto di oltre 200 progetti che coinvolgono 500 tra scienziati e ricercatori medici, biologi, bioingegneri e informatici, MNESYS è un progetto imponente e complesso”, dichiara il Prof. Antonio Uccelli, Ordinario di Neurologia all’Università di Genova, direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale San Martino di Genova, e Direttore scientifico del progetto MNESYS. Un programma di ricerca che prevede la realizzazione di una rete di collaborazione, ad oggi, tra 12 Atenei pubblici e privati e 13 tra istituti di ricerca, IRCCS e società scientifiche, ma che a breve coinvolgerà altri Enti di primo piano ‘ingaggiati’ attraverso appositi ‘bandi’ per concentrare gli sforzi e promuovere il coordinamento dei Gruppi di lavoro dislocati in tutta Italia. Si tratta di uno sforzo congiunto di ricerca che intende stimolare e sfruttare l’interazione tra Università, Istituti scientifici, Ospedali e Industrie farmaceutiche per raggiungere risultati di alto profilo grazie alle tecnologie digitali e all’intelligenza artificiale usate per comprendere i misteri del Sistema Cervello e sviluppare trattamenti personalizzati per le malattie neurologiche e mentali, tramite la medicina di precisione, cioè mediante terapie e farmaci somministrati “su misura”, in linea con le caratteristiche specifiche del singolo paziente e della sua patologia.

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