Le ludopatie, di cosa si tratta? I pericoli che corrono anche i minori

prima parte

Le ludopatie sono patologie che rientrano nella categoria delle dipendenze comportamentali che fanno direttamente riferimento alla dipendenza dal gioco d’azzardo. Fin qui nessuna novità, ma la notizia bomba è che di ludopatia si stanno ammalando, in crescendo,  molti minorenni in tutto il mondo e Internet ha contribuito a diffondere il gioco online tra i giovanissimi (appunto i minorenni) che altrimenti non potrebbero giocare. In Italia abbiamo poi assistito ad un preoccupante “incremento esponenziale” delle offerte di giochi e di luoghi del gioco che l’avvento di Internet, per le sue prerogative e facilità di accesso, ha contribuito purtroppo a soddisfare le esigenze di giocatori che con i canali tradizionali si vedevano negato l’accesso al gioco, come i minorenni  che giocano ormai online in quanto,  altrimenti, non potrebbero, per legge, accedere ai luoghi dove si gioca d’azzardo. E’ noto che la pratica del gioco d’azzardo può evolvere sviluppando  forme patologiche di vera e propria dipendenza che giustifica la definizione “disturbo da gioco dazzardo”. Il gioco d’azzardo deve in pratica rispondere  a  3 condizioni ben definite: 1)  viene scommesso o puntato del denaro o altri valori; 2)  la puntata non può essere ritirata; 3) l’esito della partita è deciso prevalentemente o esclusivamente dal caso (gioco di fortuna). Fino ad oggi non disponevamo nel nostro Paese di una rilevazione sistematica sull’abitudine degli italiani al gioco d’azzardo, né nella sua accezione sociale né in quella patologica. Esistono solo periodici studi epidemiologici, da anni a cura di apposito dipartimento ministeriale (Ministero famiglia e pari opportunità) che a livello nazionale cercano di quantificare il fenomeno, sebbene le metodologie adottate non consentano di ottenere risultati statisticamente significativi. Intanto ci dobbiamo chiedere come individuare, da medici, chi è il giocatore d’azzardo perché  tra i giocatori d’azzardo patologico è possibile individuare categorie cosiddette “vulnerabili” tra cui i giovani o gli anziani che sempre più spesso soffrono la carenza di relazioni sociali oppure  coloro che si avvicinano al gioco perché hanno bisogno di denaro ma che poi subiscono il fascino della “vincita che potrebbe cambiare la vita”.
Rispetto alla dipendenza da sostanze come tabacco o alcol, che provocano alterazioni psicotrope, nel caso del gioco si tratta di una dipendenza da comportamento attivata dall’eccitazione della vincita. Ma i l gioco può avere anche un effetto sedativo (come voler dimenticare i problemi quotidiani) oppure supplire ad una carenza nella socializzazione (il giocatore patologico non è emarginato come il tossicodipendente, anzi è ben accetto nel contesto sociale). Quindi dobbiamo pensare a 3 categorie di giocatori: 1) il giocatore condizionato dal comportamento per il gioco al quale  si é  assuefatto; 2) il soggetto vulnerabile sul piano emotivo, che ha la tendenza ad assumere rischi e non sopporta la noia; 3) infine chi, oltre alle precedenti caratteristiche, associa comportamenti alterati (patologici) con un’estrema tendenza all’impulsività. questi giocatori d’azzardo patologici possono essere più a rischio e compiere attività come furti e frodi fiscali essendo alla ricerca costante di denaro per giocare. In molti altri casi essi possono presentare una co-morbilità, perché  chi gioca d’azzardo è anche soggetto dipendente da fumo e/o alcol. Dunque si tratta di soggetti, purtroppo sempre più giovani, che hanno bisogno di terapie,  come la terapia cognitivo-comportamentale, le terapie di gruppo e i gruppi di auto-mutuo-aiuto, che sembrano essere i trattamenti di maggiore successo per il disturbo da gioco d’azzardo. Comunque svilupperemo il problema dal punto di vista sanitario e assistenziale nel prossimo articolo.

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