
Secondo l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Stato nel 2022 le famiglie italiane hanno speso circa 136 miliardi, pari al 6% del Pil; sono stati spesi circa 1.300 euro annui a testa (pro capite), per “puntare” e cercare la fortuna sulle scommesse online. Lo Stato ha incassato 11, 2 miliardi di euro. Tutto questo a fronte di un volume di affari del gioco online, che nel 2022, ha superato i 73 miliardi di euro, con la previsione di un’ulteriore crescita nel 2023 di circa 83,5 miliardi, rappresentando, quindi, una parte significativa e in costante crescita nell’ambito di tutto il gioco d’azzardo. Parliamo di numeri che riguardano il gioco legale, ma se allarghiamo il campo al gioco illegale, i cui dati ovviamente non esistono, dobbiamo aggiungere a questo fiume di denaro – secondo le stime del procuratore antimafia – almeno 20 miliardi annui in più. Un enorme giro d’affari che coinvolge, come detto, la drammatica dipendenza di una parte fragile della nostra società, gli interessi della criminalità organizzata che opera sia sul mercato legale e illegale, con una vasta e variegata offerta di scommesse clandestine e lo Stato che deve regolarizzare un mercato in forte espansione anche a vantaggio delle proprie casse erariali.
Ma noi abbiamo il dovere di vedere quanto costa allo Stato ed alla popolazione in termini di salute tale situazione. La questione é complessa e deve farci riflettere. Anche in tale ambito non abbiamo dati nazionali dettagliati. Sempre secondo alcune stime, ogni giocatore costa alla collettività più di 100 euro al mese. Ma i costi sanitari, poiché vanno di pari passo con i costi sociali, sono molto più alti, proprio perché il gioco d’azzardo colpisce non solo il singolo giocatore ma tutto il nucleo familiare. Si deve quindi considerare anche un costo indiretto dovuto, ad esempio, al crollo della capacità lavorativa e alla frequente chiusura delle attività economiche per i debiti da gioco. Qui entriamo in una zona d’ombra costituita dai sistemi “sanitario e sociale” perché il disturbo del gioco d’azzardo si associa ad altre patologie come depressione, abuso di sostanze stupefacenti con patologie collegate, disturbi di personalità. I luoghi deputati alla cura sono i Servizi pubblici per le Dipendenze (Ser.D), ma non conosciamo bene i numeri dei trattamenti che i Ser.D rivolgono al gioco d’azzardo. Sappiamo solo, dai dati dell’anno 2020 del Ministero della salute, che sul territorio nazionale operavano 575 Ser.D e che la dotazione organica di personale dipendente risultava pari a 6.200 unità. Dobbiamo associare a questi numeri anche la carenza sul territorio dei servizi sociali di assistenza e di supporto alla famiglia, per non parlare dei servizi di prevenzione”. Occorreva perciò una Regolamentazione nazionale che è puntualmente arrivata ed ecco che il CdM ha appena approvato il Testo attuativo della Legge delega della riforma fiscale n.111/2023, in cui vediamo un quadro regolatorio nazionale della disciplina dei giochi online con esclusione di quelli a rete fisica e delle case da gioco per i quali resta ferma la disciplina vigente. Evidenziamo come questa esclusione già rappresenti una criticità non da poco, poiché oltre alle varie ricerche, la relazione antimafia definisce il gioco online complementare a quello fisico; in pratica non esiste una contrapposizione ma si è solo ampliata l’offerta. Tra le principali novità c’è l’aumento del canone da versare alle Casse dello Stato da parte dei concessionari, viene prevista una cifra una tantum che passa dai 250mila euro a 7 milioni di euro e un aumento del canone annuale del 3% dei ricavi netti per ogni concessionario; un rinnovo della gara del lotto che vede, anche in questo caso, un aumento dell’importo che passa da 700mila a un miliardo di euro; altro strumento é l’utilizzo degli strumenti elettronici di pagamento per una maggiore trasparenza e tracciabilità (art.6). L’incremento della misura dell’una tantum a carico dei concessionari, si legge nella relazione della Camera, consentirà il rilascio di circa 50 concessioni con conseguenti versamenti all’erario pari a circa 350 milioni di euro (50 per 7 milioni), di cui circa 200 milioni nell’anno 2024 all’atto dell’aggiudicazione e 150 milioni nel 2025. Per quanto riguarda il gettito derivante dall’aumento del canone di concessione, si ipotizza un introito annuo derivante da canone di concessione pari a circa 100 milioni di euro.
Si conferma che l’esercizio e la raccolta a distanza dei giochi pubblici saranno consentiti ai titolari di concessione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei monopoli all’esito di gara pubblica, prevedendo la durata massima della concessione di 9 anni, con esclusione del rinnovo. Sono previsti specifici requisiti e condizioni per i concessionari che partecipano alla gara pubblica e che devono valere per la durata della concessione come quelli soggettivi, professionali, tecnici e patrimoniali sino agli investimenti, al rilascio di garanzie e al versamento di cauzioni ma anche ad iniziative per contrastare il “gioco patologico”.
All’’art. 3 del Decreto, che fa riferimento ai principi ordinamentali del gioco in Italia, si stabilisce che l’esercizio del gioco pubblico individua anche i principi che regolano la tutela dei minori, prevenzione e cura delle ludopatie, il contrasto del gioco illegale, la tutela dell’affidamento nei rapporti tra Stato e concessionario, nonché l’utilizzo della pubblicità funzionale alla diffusione del gioco sicuro e responsabile.
Fonti bibl.: Servizi Politiche Sociali e Welfare, Sanità, Mezzogiorno, Immigrazione
