Bambini in montagna: quali precauzioni adottare

parte prima

Il Collega pediatra Gian Giacomo Nicolini, Responsabile  UOS Pediatria Pieve di Cador, coautore della guida SIP SITIP “Il bambino viaggiatore” così scriveva qualche tempo fa: “ Le temperature della montagna, che in estate sono generalmente più miti che in città, sono adatte alle vacanze con i bambini, ma sempre più spesso ci troviamo di fronte a persone che affrontano senza la necessaria preparazione l’escursione complessa, compresa la gita domenicale. E’ bene rileggere alcuni consigli e suggerimenti per affrontare la montagna con i bambini in sicurezza. In merito all’età più adatta per iniziare a frequentare la montagna, il dibattito scientifico in merito è molto acceso, tuttavia nel primo anno di vita pare prudente sconsigliare il soggiorno breve ad una quota superiore ai 1600 metri di altitudine. Soprattutto è controindicato qualsiasi soggiorno in quota per un lattante a rischio, in particolare modo se prematuro alla nascita, o che soffra di anemia o di altre patologie importanti per cui si raccomanda, nel dubbio, di chiedere consiglio al proprio Pediatra. Inoltre è fondamentale ricordare che la preparazione fisica è un fattore molto importante da considerare: se i genitori sono super sportivi non è detto che i loro figli lo siano altrettanto (o viceversa!), ed in un mondo sempre più sedentario è necessaria una consapevolezza precisa dei propri limiti e del proprio allenamento. Non porteremo un bambino ad affrontare un dislivello eccessivo per godere di un meraviglioso panorama se la sua preparazione fisica non è adeguata! A questo proposito dobbiamo ricordare una patologia frequente chiamata “mal di montagna acuto” che si caratterizza per disturbi poco specifici (condizioni generali abbattute, irritabilità, diminuzione dell’appetito, nausea, vomito, disturbi del sonno) che compaiono quando si raggiungono in breve tempo quote superiori ai 2.000 metri, ma poco si sa ancora in merito agli eventuali fattori di rischio predisponenti. I più noti sono la rapida ascesa, la quota troppo elevata, lo sfinimento, il freddo, pregresse infezioni respiratorie, cardiopatie come l’assenza della arteria polmonare destra o un’ipertensione polmonare primaria, l’ipertensione polmonare perinatale, la presenza di cardiopatie congenite, la suscettibilità individuale al ritorno in quota. Al di sotto dei 3 anni possiamo osservare alterazioni del sonno, dell’appetito, dell’attività fisica e dello stato d’animo del bambino. Tali sintomi compaiono, in genere, 4-12 ore dall’inizio del soggiorno in quota.  Il mal di montagna si può prevenire raggiungendo gradualmente quote particolarmente elevate, magari fermandosi di tanto in tanto se si procede in auto, ed evitando di usare mezzi come seggiovie ma soprattutto cabinovie e funivie; non è invece consigliata una profilassi farmacologica. Se compaiono sintomi lievi, il trattamento è basato sui comuni analgesici. Se la sintomatologia peggiora è necessario scendere progressivamente verso quote inferiori per consultare un medico ed iniziare eventualmente un trattamento farmacologico più importante. I genitori ci chiedono quali altre patologie sono legate alla montagna? Una particolare attenzione va rivolta sia al fattore freddo perché i bambini sono più soggetti a rischio di ipotermia che al fattore sole. Essenziale è quindi l’impiego di indumenti adeguati, onde evitare congelamenti delle estremità. Marsupi e fasce porta bimbi sono da evitare in ambiente freddo essendo talvolta causa di compressioni arteriose prolungate. Per quanto riguarda le lesioni causate dal sole sappiamo come i bambini siano molto più sensibili degli adulti, per cui rende necessario l’utilizzo di efficaci creme di protezione, cappelli, e occhiali da sole idonei. La crema solare deve essere applicata ogni due ore specialmente quando la sudorazione aumenta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *