seconda parte
Dunque il conflitto segnalato da Di Munzio nella prima parte potrebbe provocare un’ulteriore fuga dei migliori professionisti verso le Regioni più ricche, che saranno in grado di offrire condizioni retributive più vantaggiose rispetto alle regioni del sud Italia. Questa disparità di risorse rischia seriamente di dovere programmare e predisporre anche un numero inferiore di Borse di studio da assegnare alle Scuole di Specializzazione. In questo caso avremo quindi meno medici da destinare alla medicina generale e una peggiore formazione degli specialisti e dei medici di famiglia. Tutto ciò potrebbe altresì produrre una maggiore autonomia sul Sistema tariffario, dei rimborsi e delle compartecipazioni. Ciò contribuirebbe a rendere ancora più diversificati i nostri 20 Sistemi sanitari regionali, che già oggi funzionano ognuno con regole proprie. Si agevolerebbe così, ancora una volta, l’avanzata della sanità privata. Questa nuova situazione comporterebbe evenienze come quelle prima indicate, in condizione cioè di sottrarre ulteriori risorse alla Sanità pubblica, contribuendo ad impoverire la sua capacità di erogare prestazioni accettabili. Il SSN potrebbe entrare in questo caso in un ulteriore circolo vizioso e potrebbe essere spinto ad inviare sempre più pazienti ad un privato costoso o, peggio, a migrare in altre regioni meglio gestite e capaci di offrire cure migliori (Di Munzio et al 2008; Cartabellotta Presentazione Report, 2024). Quali potrebbero essere allora le possibili conseguenze per i cittadini bisognosi di cure, ma residenti nelle regioni più povere (come le meridionali)? Certamente queste ultime si troverebbero di fronte a interminabili liste d’attesa, sia per ricevere le prestazioni sanitarie sia per ricevere visite specialistiche. Forse questi pazienti saranno costretti a pagare di tasca propria; ciò fino all’impoverimento crescente degli utenti costretti addirittura a rinunciare alle cure perché questi stessi pazienti rischierebbero di trovare i Pronto Soccorso ospedalieri del loro territorio affollatissimi e intasati, dove incontrerebbero altri utenti sempre più insofferenti e aggressivi. E probabilmente si rischierebbe di non trovare medici o pediatri di famiglia disponibili e ciò produrrebbe un ulteriore aumento della migrazione sanitaria. Ma il rischio più grave potrebbe essere in questo caso ancora un altro, in quanto anche le Regioni del Nord si potrebbero trovare in difficoltà. Esse di fronte a una simile quanto imprevista crisi di sostenibilità, non riuscirebbero ad aumentare la loro capacità di erogare prestazioni per far fronte alle richieste da sommare a quelle dei residenti. Ciò potrebbe produrre, oltre ad un ulteriore indebolimento dei servizi sanitari al sud, il rischio di ingolfare i servizi del nord, peggiorando la qualità dell’assistenza per tutti. Nei precedenti report dell’Osservatorio GIMBE sul SSN la regione Lombardia risultava al primo posto per mobilità attiva e si posizionava al secondo per mobilità passiva. Ciò dimostra che un alto numero di cittadini lombardi andava già a farsi curare fuori Regione. Ed ecco le considerazioni conclusive dell’Autore dell’articolo Walter Di Munzio, che merita il nostro ringraziamento per la chiarezza espositiva: “Insistere ora sull’attuazione dell’autonomia differenziata, alla luce dei dati esposti in Parlamento dalla relazione sul Rapporto GIMBE, potrebbe non risolvere i problemi ma produrne altri, ancora più gravi. La proposta di escludere la tutela della salute dalle materie su cui le Regioni possono richiedere maggiore autonomia è certamente valida. Ma, ad oggi, non è stata sostenuta da nessuna forza politica (Di Munzio et al, 2008; Di Munzio 2024a; 2024b). Un SSN pubblico, equo e universalistico e finanziato dalla fiscalità generale, costituisce una importante conquista sociale e un pilastro della democrazia ed è anche una leva di sviluppo economico per tutto il Paese. Ma noi non intravediamo né la volontà di rilanciare il finanziamento pubblico, né iniziative in grado di restituire al SSN la pienezza della sua mission originale. Stiamo assistendo invece a un lento scivolamento verso 20 Sistemi Sanitari Regionali diversi, ma tutti basati sulle regole del libero mercato. Questo è il parere, espresso con estrema chiarezza, di Walter Di Munzio. Grazie!
Note bibliografiche
- Cartabellotta N. (2023): Presentazione Report GIMBE 2023, Roma. 2023.
- Di Munzio W., d’Aquino G., Intoccia L., Salomone G (2008): Manuale Pratico di Psichiatria Territoriale. Linee strategiche ed operazionali per il lavoro dei centri di salute mentale, Idelson Ed., Napoli. 2008.
- Di Munzio W. (a cura di) (2019): Lineamenti di Management in Psichiatria. Riorganizzazione e rilancio dei servizi di salute mentale. Idelson-Gnocchi Editore, Napoli. 2019.
- Di Munzio W. (2024a): Gli esiti dell’Autonomia Differenziata, articolo pubblicato su “La Voce delle Voci”, Napoli. 2024.
- Di Munzio W. (2024b): La salute non è una merce, articolo pubblicato su “Le ore di Cronache”, Salerno. 2024.
- Report 2024 dell’Osservatorio GIMBE sul SSN. Bologna. 2024.
