Cannabis droga pesante che causa malattie psichiche, violenza e toglie la voglia di vivere

prima parte

Notiziario. Noi proseguiamo sul tema perché qui si tratta di preservare la salute psicofisica dei nostri ragazzi, talvolta non ancora adolescenti, che devono sapere che la cannabis è una droga pesante che causa gravi malattie psichiche tra cui la sindrome a-motivazionale, la psicosi, la schizofrenia, rende aggressivi e toglie la voglia di vivere. Il valore attuale dell’Thc è passato dal 3% di fine anni ’70 all’attuale 25%.Perciò dobbiamo rileggere insieme quanto detto nel corso di un’intervista allo psichiatra Prof. Alessandro Vento curata da Donald Cantonetti, che risale all’aprile 2024.

La Cannabis é una droga pesanteesordisce il Prof. Alessandro Vento: “Chi dice il contrario non conosce il valore attuale dell’Thc. A rilasciare questa dichiarazione è un illustre psichiatra di Monza, psicologo e Presidente dell’Osservatorio sulle dipendenze e dei disturbi psichici.  “La cannabis è cambiata nel corso del tempo, non è più considerata una droga leggera; a fine anni ’70 primi anni ’80 aveva una percentuale in peso di Thc (il sequestro, principio più considerato dalla legge) molto bassa: la sua quantità rilevata su un prodotto sequestrato per strada era intorno al 3-5%. Come bere una birra leggera. Oggi la cannabis sequestrata ha il 25% in peso di Thc. Addirittura ci sono prodotti ad alta concentrazione che sono quelli usati dagli appassionati, i cosiddetti psiconauti o esperti in cannabinologia, che hanno il 30-40-50% in peso di Thc. Vuol dire che la birretta si è trasformata in wisky doppio malto”. Un cambiamento importante che nessuno ha recepito, tranne i medici che devono curare i ragazzi che vanno in tilt. Anche voi giornalisti non avete ancora afferrato il concetto: proprio  qualche giorno fa ho sentito un suo collega in Tv affermare con certezza che la cannabis è una droga leggera, che non fa male a nessuno. Oggi la cannabis equivale alla cocaina o all’eroina“. E qui di seguito riportiamo le risposte ad alcune domande “pertinenti ” rivolte da D. Cantonetti

Ma quali sono le conseguenze da consumo di Thc (cannabinoide psicottivo)? “Il Thc o Tetraidrocannabinoide Delta9 si lega ai recettori del nostro Sistema Nervoso Centrale, in particolare ai nuclei della base, attivando un neurotrasmettitore chiamato Dopamina che può provocare  malattie psichiatriche in forma grave, tanto quanto quelle provocate dall’uso di cocaina; determina dipendenza e determina una sindrome subdola da riconoscere che si chiama a-motivazionale; praticamente essa trasforma un ragazzo attivo, vivace, partecipativo nella vita sociale, con uno che non si alza più dal letto, non ha più voglia di studiare, di andare al calcetto, non vuole fare più niente…tranne fumare”. Quindi abbiamo due fronti contrapposti: da una parte gli studenti che fumano e che sono all’incirca un quarto del totale e dall’altra la vecchia generazione che minimizza gli effetti della cannabis. “E’ un dramma annunciato! Ed infatti lo vediamo dai comportamenti asociali (aggressività), dall’aumento degli incidenti stradali, dall’aumento del numero dei casi psichiatrici giovanili. Tutti i giovani pazienti che vanno da psicologi e psichiatri per curarsi sono 13enni che hanno cominciato a fumare, farsi tante canne, e poi hanno iniziato ad avere deliri, allucinazioni, tentativi di suicidio…” E in altissima percentuale: Uno su 2, il 50%. Si tratta di nuovi pazienti,  non di coloro che hanno 60 anni, bensì della fascia di età compresa tra i 18 e 25 anni. La maggior parte di questi casi comprende anche la cannabis, ma non solo. Si parla di poliuso, cioè una combinazione di alcool, cocaina o altre sostanze psicoattive. Per esempio la cocaina, non viene più sniffata, ma consumata sotto forma di cocaina-crack che precedentemente assumevano le persone più strettamente legate alla tossicodipendenza. Ebbene la cocaina-crack è nettamente più potente di quella che si sniffa, quindi i ragazzi sviluppano subito una gravissima tossicodipendenza che li porta a commettere reati e a finire in carcere. Ad esempio, a Rebibbia la metà dei detenuti ha proprio queste caratteristiche: persone che hanno perso il controllo sulle sostanze e hanno cominciato a delinquere.”

Ma i ragazzi sono a conoscenza di questi rischi? “Purtroppo No, perché li sottostimano. Esiste infatti il processo mentale che porta a interpretare il fenomeno come normale: più lo fanno tutti più la percezione del rischio nei ragazzi si abbassa. Ecco perché vanno aiutati e rieducati. Un esempio accaduto al Prof. Ventolo recentemente: due ragazze non vogliono usare droga illegale e quindi acquistano in un negozio un prodotto che contiene un analogo del  Thc, l’Hhc, l’esaidro cannabinolo. Finale della storia, tutte e due vengono ricoverate in ospedale”. Fine Prima Parte dell’Intervista, una intervista che merita di essere approfondita e ponderata da tutti noi …per cui la sua lettura proseguirà domani…

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