seconda parte
A proposito di diritti lesi alle donne di qualunque età riferiamo quanto ha scritto Laura Pasotti, giornalista di Osservatorio Diritti, qualche giorno fa, l’8 ottobre : “In Afghanistan alle donne è vietato parlare in pubblico. In Sierra Leone più di 8 donne su 10 hanno subito mutilazioni genitali femminili. Nel mondo 122 milioni di bambine e ragazze non vanno a scuola, più della metà vive nell’Africa sub-sahariana. Sono 21 milioni le minorenni che sono rimaste incinte. Oltre 600 milioni di donne vivono in Paesi in guerra dove rischiano di essere vittime di molestie, violenze, rapimenti. Il divario di genere c’è anche nell’accesso a sanità, istruzione, sport e lavoro. Anche i dati sull’Italia sono ancora preoccupanti: bambine e ragazze sono la maggioranza delle vittime di reati a danno di minori, non migliorano gli indicatori sul lavoro, la partecipazione e l’uguaglianza di genere, ma aumentano gli accessi ai Servizi di Salute mentale, soprattutto frequentati dalle ragazze. L’11 ottobre si celebra la Giornata mondiale delle bambine e delle adolescenti ma, nel mondo, sono più di 3 miliardi quelle che vivono nei Paesi dove i loro diritti umani non sono tutelati. Tutto questo squallore emerge da Indifesa 2024, il Dossier presentato da Terre des hommes.
Nella Giornata mondiale delle bambine dobbiamo denunciare la triste barbarie in quanto ogni anno sono segnalati ben 4 milioni di vittime di mutilazioni genitali femminili avvenute in età pediatrica. Nel Mondo sono oltre 230 milioni le ragazze e le donne sopravvissute a mutilazioni genitali che ne subiscono le conseguenze con patologie subentrate. Di queste, 6 milioni vivono in Medio Oriente, 80 milioni in Asia e 144 milioni in Africa. Nonostante gli sforzi per eradicare questa pratica, il numero di vittime è aumentato di circa 30 milioni rispetto al 2016 e ogni anno si stima che siano circa 4 milioni le bambine e le ragazze che la subiscono: in molti Paesi tale pratica si effettua nelle prime settimane di vita o entro i 5 anni, in altri tra i 5 e i 9 anni, in alcuni durante l’adolescenza… in vista di un matrimonio spesso combinato. Per fortuna qualcosa sta cambiando: la percentuale di adolescenti tra i 15 e i 19 anni che hanno subito la mutilazione è minore rispetto a 30 anni fa; Burkina Faso, Liberia, Etiopia hanno registrato una diminuzione nell’incidenza del fenomeno e alle Maldive è passata dal 40% a quasi zero; il Gambia ha fortunatamente respinto una proposta di legge che avrebbe annullato il divieto di praticare mutilazioni genitali femminili introdotto nel 2015. InSomalia, dove la quasi totalità delle donne ha subito mutilazioni, invece non è cambiato nulla. In Europa, si sappia, nel maggio 2024 è stata adottata una direttiva sulla lotta alla violenza di genere in cui si criminalizzano anche le mutilazioni genitali: pensate, nei Paesi UE si stima che siano più di 600mila le donne che le hanno subite. E parlando di istruzione negata, va denunciato il fatto che “sono ben 122 milioni le bambine e le ragazze che non vanno a scuola”. Nel mondo 1/5 delle ragazze tra 15 e 29 anni (pari al 20,1%) non studia, non lavora e non segue percorsi di formazione. Questa la percentuale delle giovani (coni loro coetanei) non più inseriti in percorsi scolastici/formativi e neppure impegnati in attività lavorative: in questi casi è usato il termine neet che sta per “no in education, employment or training”). Tra i maschi la percentuale è comunque scesa all’11,8%. L’Italia è il secondo Paese dell’Ue dopo la Romania per numero di Neet: siamo intorno al 16%, ed in gran parte ragazze.
Abbiamo continuato a trasmettere cifre e a dare spazio a notizie e informazioni estratte dal Report di Terre des hommes, impressionanti che stigmatizzano un problema epocale, universale. Tutte le bambine del mondo hanno il diritto di essere lasciate in pace, definitivamente e devono vivere e crescere serenamente, il più possibile!!!!
