parte seconda
Ed inoltre il bambino non solo non è capace di espettorare ma aspetta sempre di essere aiutato anche in questa azione quotidiana di ripulitura delle vie respiratorie: ricordiamoci di quando, da ragazzini, avevamo il muco al naso perché stavamo giocando e non avevamo il tempo di soffiarci il naso. Quindi dice il Dr. Baroni: “è inutile e anche controproducente insistere con sciroppi o altri rimedi: spesso non si fa altro che peggiorare la situazione”. Il catarro cresce sciogliendosi e il bambino fa più fatica ad espellerlo. Gli sciroppi vanno usati solo su indicazione del medico (e guai ai farmaci da banco, che l’asfissiante pubblicità televisiva invita a far comprare) e solo in caso di catarro tenace e giallastro. E l’illustre collega ricorda semplicemente che un mucolitico efficacissimo è il miele. Per quanto riguarda l’uso e abuso degli antibiotici, si tratta di un problema insormontabile sul quale si continua a discutere (anche tra specialisti) da decenni, ma quando usarli? E come usarli? 1) gli antibiotici sono farmaci “importanti”, da usare perciò con criterio, quindi da non assumere come fossero acqua. Possibilmente devono essere usati su prescrizione medica e dopo una diagnosi che accerti di trattarsi di una infezione batterica (sui virus gli antibiotici sono inutili e addirittura dannosi). Certo è che che in molti casi si insiste sul loro uso anche con il medico curante, ma per una questione meramente psicologica: la febbre non passa, il bambino è irrequieto, non riesce a riposare e “continua a tossire (ecco la necessità invocata dai genitori!). Ma l’esperienza e soprattutto la Letteratura scientifica internazionale confermano, con moltissimi studi di grandi proporzioni, che l’uso di antibiotici non riduce di un solo giorno la durata della malattia. Non solo, ma usandoli spesso e a sproposito o per 1-2 giorni non faremo altro che impedire al bambino, in caso di malattie dovute a infezione batterica, di godere in futuro di un apparato immunitario integro e non indebolito da continue terapie con Antibiotici inutili. 2) Per quanto riguarda i cortisonici, sempre più spesso introdotti mediante aerosol. Essi vanno usati solo se prescritti dal medico (che a onor del vero, a volte, dietro insistenze delle famiglie, comunque ne abusa) e solo nei casi certi di Asma bronchiale. A questo proposito il Collega Baroni dice: “Non c’è bisogno di essere “omeopati” per confermare quanto abbiamo detto: è solo questione di conoscenza e di esperienza maturata sul campo! Guardate, eventualmente il catarro del bambino: se è giallastro o addirittura verde l’antibiotico va preso, sempre, se possibile, prescritto dal pediatra che oltretutto dovrebbe avere la competenza per scegliere quello più adatto ed efficace tra le centinaia di proposte, conoscendo il bambino che ha in cura”. Un altro utile consiglio è legato alla conoscenza della “correlazione tra bronchi e intestino” Una cosa che pochi sanno (a volte nemmeno i medici) è la dimostrata correlazione tra problematiche bronchiali e intestinali. La ragione sta nello stretto rapporto che in fase embrionale (nelle prime fasi dello sviluppo del feto) esiste tra cellule e tessuti che andranno a costituire sia i bronchi che l’intestino. Altra correlazione è legata al fatto che spesso il bambino deglutisce il catarro che ristagna nelle prime vie respiratorie portando microbi nell’intestino che, non sempre, vengono eliminati dal succo gastrico. Ciò spiega il fatto che, soprattutto quando il problema è cronico, non si può curare a fondo la “bronchite” senza un’accurata valutazione delle funzioni intestinali e anche dell’alimentazione. A volte personalmente il Collega Baroni afferma (e noi confermiamo) di avere guarito completamente dei bambini con bronchite, unicamente eliminando latte e latticini dalla dieta per alcuni mesi; ciò a prescindere da possibili intolleranze come quella causata dalle proteine del latte vaccino (argomento complesso e ancora molto dibattuto). Perciò, come sempre deve essere in Medicina, la razionalità e il metodo devono essere alla base dell’impegno diagnostico e terapeutico. Ma allora resta il quesito: “che cosa fare in caso di tosse persistente… se la tosse e i disturbi del bambino sono realmente cronici o comunque di una certa gravità, allora il medico o il pediatra o lo pneumologo hanno il compito di indagare a fondo mediante accertamenti ematochimici anche specialistici o con la radiologia (da ridurre al minimo). Lo specialista valuterà poi se è necessario effettuare accertamenti di natura allergologica o epidemiologica (con scuola e famiglia). In alcuni casi infatti Baroni ha ritenuto utile studiare l’ambiente domestico (dove il bambino dormiva, dove giocava, ecc. per capire eventuali errori nella “pulizia” della casa). Non dimentichiamo poi la possibilità che si tratti della Sindrome delle apnee notturne, soprattutto nel bambino che russa. In questo caso lo pneumologo prescriverà una polisonnografia. Teniamo comunque presente il seguente messaggio: “nella stragrande maggioranza dei casi la tosse e il catarro, e anche la febbre, non sono sintomi gravi e/o preoccupanti: si tratta di segnali che indicano come l’organismo del nostro bambino si sta adattando all’ambiente che lo circonda infestato da virus, allergeni e crescente smog che comunque tutti noi respiriamo. I segnali “da chiamata urgente” o da Pronto Soccorso sono:1) la fatica nel respirare (dispnea valutabile facilmente); 2) la stanchezza profonda (astenia); 3) la febbre elevata che non recede in 2-3 gg. agli antipiretici; 4) il fischio o sibilo respiratorio prolungato.
Comunque capiamo e rispettiamo le ansie dei genitori, ma siamo certi di essere nel vero quando constatiamo ed affermiamo che i bambini iperprotetti e abituati a vivere in abitazioni eccessivamente calde, con scarsa attività fisica o sportiva, abituati a mangiucchiare merendine e a passare le ore davanti alla TV, al PC o peggio al cellulare, sono sempre più gracili. e fragili…quindi occorre riorganizzare lo stile di vita delle nostre famiglie…a partire dai genitori!
