Enuresi nel bambino: un problema sottostimato perché spesso celato per vergogna

parte prima

Si tratta di  una condizione su cui hanno scritto molti illustri colleghi tra cui Maria Taverna (Urologia pediatrica AOU Meyer)  l’OPBG di Roma e la SIP stessa con un gruppo di studio composto dai colleghi di Genova, Padova e Napoli con il romano Pietro Ferrara. Se ne parla poco, ma il problema è più diffuso di quanto non si pensi e se ne deve parlare, per questo la SIP ha diffuso un documento come Magazine, supplemento alla rivista  Pediatria, n. 8/2020. Dobbiamo preliminarmente definire  tale condizione: “Con il termine enuresi, quasi esclusivamente “notturna”, si intende la perdita involontaria di urina durante il sonno in un bambino/a di età superiore ai 5 anni, età in cui dovrebbe avere maturato il completo controllo vescicale, anche notturno”.
Il bambino con enuresi urina a letto mentre dorme e generalmente non viene risvegliato dal pigiama bagnato. L’incidenza di questo disturbo è molto alta (più o meno il 20% a 5 anni, 10-15% a 6 anni, 2-5% tra i 9 e i 10 anni, 1% in età adolescenziale). Nella maggior parte dei casi, la pipì a letto –  per usare un termine comprensibile – è causata da: (1) sovrapproduzione di urina durante la notte (la cosiddetta poliuria notturna); (2) capacità insufficiente della vescica di contenerla(come se fosse più piccola); (3) difficoltà a svegliarsi allo stimolo di vescica piena. L’enuresi notturna non è causata da disturbi psicologici, ma chi ne soffre può certamente sviluppare disturbi psicologici proprio a causa dell’enuresi. Soprattutto per quanto riguarda l’autostima, la fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. Queste problematiche cessano in genere, una volta che l’enuresi notturna è stata curata con successo.  L’enuresi rappresenta un disturbo complesso nel quale entrano in gioco cause ereditarie, meccanismi biochimici e ormonali, disfunzioni del serbatoio vescicale e problemi di risveglio.
Quando l’enuresi è l’unico sintomo e si manifesta solo durante il sonno è detta mono-sintomatica. Spesso è associata a un’eccessiva produzione di urina durante la notte e/o ad un difetto di risveglio, ma non ci sono altri deficit fisici.
Invece, quando sono presenti sintomi vescicali durante il giorno si parla di enuresi non-monosintomatica. Ci possono essere altri problemi, soprattutto legati alla vescica, che vanno trattati prima di affrontare l’enuresi notturna.
È importante sapere che si può fare qualcosa e non limitarsi ad aspettare fiduciosi la risoluzione con la crescita. Nessun bambino dovrebbe svegliarsi in un letto bagnato, quando ci sono soluzioni semplici che spesso migliorano o risolvono la situazione. Molti genitori invece non sanno che queste soluzioni ci sono e non sempre ne parlano con il pediatra, perché “bagnare il letto” ancora oggi non è un argomento di cui, per imbarazzo, si parla apertamente. E certamente raggiungere il controllo sfinterico rappresenta una tappa importante nel percorso psicomotorio del bambino in crescita perché coinvolge sia la maturazione di molte funzioni organiche sia l’interazione con il contesto sociale in cui il bambino è inserito. Perciò il problema va sviscerato con i genitori per l’impatto che l’enuresi può avere sulla sfera psico-comportamentale del bambino.  Come? Lo vedremo nella prossima puntata.

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