Il ruolo dello psichiatra nella gestione degli adolescenti radicalizzati o in via di radicalizzazione

Stephanie Lavaud è l’autrice di questo articolo pubblicato da UNIVADIS (from Medascape) con finalità strettamente didattiche

seconda parte

e Guillaume Corduan continua: “Sebbene la radicalizzazione sia stata spesso associata al jihadismo, oggi ci rendiamo conto che i veicoli della radicalizzazione violenta sono diversi e più di quanto suggerissero le ipotesi diagnostiche iniziali, alla fine del 2010. Esiste un polimorfismo dell’odio. Ciò è tanto più vero se si considera che l’ideologia può evolversi nel corso degli incontri. Ad esempio, i giovani senza un background culturale o religioso legato all’Islam possono convertirsi per cui, dopo qualche anno, possono adottare un discorso maschilista che si tinge di razzismo, fino a commettere effettivamente un atto razzista, a causa del quale saranno arrestati. È inoltre difficile definire un profilo clinico tipico, tenuto conto che entrano in gioco diversi pregiudizi, a seconda che ci si trovi a monte o a valle di un atto, e anche a seconda della posizione di chi interviene”. Ma come Neuropsichiatra infantile, la sensibilità di Corduan lo porta a interessarsi alle problematiche dello sviluppo e del percorso di vita degli adolescenti sospetti. La sua prospettiva sarà quindi diversa da quella dei suoi Colleghi che lavorano in settori paralleli, da qui le differenze di percezione e di discorso. “Tuttavia, i profili di giovani radicalizzati mostrano che l’odio, la violenza e la morte giocano un ruolo centrale nelle loro vite, con una storia di psico-traumi e di violenze in famiglia. I sintomi psicotici scompensati, come la schizofrenia o la mania, sono molto rari nella popolazione che incontriamo. Sono invece molto più comuni i traumi precoci che comportano danni soggettivi e desiderio di vendetta”. Spesso ci troviamo di fronte a una dinamica post-traumatica (una esistenza danneggiata, gravi abusi infantili (fisici, psicologici e/o, sessuali) che viene riattivata nell’adolescenza dall’esposizione ai messaggi della propaganda – qualunque essa sia (jihadista o di estrema destra, ecc.) – portando il giovane a sperimentare stati simili alla dissociazione post-traumatica. Ci sono anche molti giovani con disturbi autistici, molti dei quali non sono stati precedentemente diagnosticati. Per quanto riguarda il Sistema familiare, esso è spesso disfunzionale, con dinamiche di controllo peculiari con un grande controllo da parte dei vari membri della famiglia per garantire una fedeltà assoluta, che rappresenta un ostacolo al processo di autonomia e individualizzazione di un adolescente, al quale non resta che un unico modo per conquistare l’autonomia, cioè rompere radicalmente con i genitori, il che può facilitare l’incontro con altri gruppi che offrono fedeltà assoluta. In questi casi, la rottura del legame sarà “riorganizzata” mediante una dipendenza da persone che incarnano un sistema ideologico accattivante. Vediamo anche, nelle famiglie in cui i bambini crescono, le dinamiche delle cosiddette personalità “sensibili” o paranoiche, il tutto in un contesto identitario in cui il sentimento di ingiustizia, pregiudizio e risentimento é molto presente. E non  abbiamo a che fare con giovani che sono stati “manipolati” da gruppi ideologici, e quasi nel  100% dei casi i giovani chiedono di essere riconosciuti come autori e attori della loro scelta. È chiaro che c’è una parte attiva in alcuni soggetti che li porta verso la radicalizzazione violenta, che permette loro di passare da una posizione passiva appunto a una  attiva, in cui il giovane può sentirsi al posto di guida. Perciò dobbiamo  prendere in carico questi giovani e offrire loro assistenza, anche quando non la chiedono, facendo affidamento sui genitori e/o sulle richieste, sempre più frequenti, delle Istituzioni. Si sta anche parlando della necessità di standardizzare gli interventi assistenziali ai soggetti coinvolti in comportamenti violenti, anche se in pratica, sembra difficile predisporre un protocollo per un programma di sostegno che possa coprire una così vasta gamma di adolescenti fragili, vulnerabili e forse con delle psicopatologie. Una possibilità è quella di dare loro un senso alla loro vita basata su una autonomia attiva, al di fuori del campo della violenza…ma questo può richiedere, purtroppo, anche molto tempo.  

Ringraziamo per l’attenzione e precisiamo, ancora una volta, che questo articolo informativo è stato tradotto da Medscape edizione francese utilizzando diversi strumenti, tra cui alcuni  in connessione con l’IA. Un competente Membro della redazione di Univadis Italia ha rivisitato ed editato il contenuto prima della pubblicazione del 25.3.2025 (© 2025 WebMD, LLC). 

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