Roberta Villa è l’autrice dell’articolo pubblicato su UNIVADIS il 05/08/2025. Medici e infermieri gettonisti, pagati molto più dei colleghi con stipendio mensile fisso e inoltre con la possibilità di farsi orari flessibili su misura, sono una ingiusta soluzione alle difficoltà dei nostri ospedali. È assurdo che Colleghi con la stessa preparazione, o a volte con maggiore esperienza, e ruolo debbano lavorare fianco a fianco con chi per svolgere le stesse funzioni guadagna il doppio, a condizioni molto più favorevoli oppure che debbano dipendere dalla disponibilità del gettonista per poter timbrare il cartellino in uscita, stremati dalla fatica, per godere del giusto riposo.
A onor del vero, in molte situazioni, queste storture hanno evitato il peggio, per esempio l’inevitabile chiusura di un Pronto soccorso o di altri reparti con malati gravi come le terapie intensive: Villa afferma che si può paragonare il fenomeno a una pezza cucita male sulla lacerazione di un vestito, ma occorre chiedersi, a questo punto, che accadrà dopo averla strappata qualora non ci fosse “pronto” un abito di ricambio? Per questo preoccupa un po’ la scadenza del 31 luglio appena passato, dopo la quale le strutture pubbliche non possono rinnovare nuovi contratti per queste nuove figure professionali, se non una sola volta l’anno, in comprovate condizioni di necessità e urgenza. Le condizioni di necessità e urgenza, in molte strutture, soprattutto nei Pronto soccorso e nei reparti di Terapia intensiva, sono purtroppo ormai la norma. Le conseguenze sono però preoccupanti. Secondo il presidente della Società italiana di medicina di emergenza e urgenza (SIMEU), il Prof. RICCIARDI il 20-30% dei Pronto soccorso ha infatti medici provenienti da Cooperative nei propri organici, che in alcune strutture coprono la maggioranza dei turni. Come si riuscirà a far quadrare il puzzle delle presenze con lo staff a disposizione, che già in molte circostanze va ben oltre il limite delle 48 ore lavorative massime settimanali e il diritto di almeno 11 ore di riposo tra un turno e l’altro? Che cosa accadrà nelle prossime settimane? Forse qualcuno dovrà rinunciare alle ferie, e anche questo non sarebbe giusto, oltre ad alimentare quel circolo vizioso di esasperazione con il Burn-out che spinge il personale sanitario a licenziarsi, lasciando chi resta in situazioni sempre peggiori. A onor del vero il ricorso a professionisti associati in cooperative o forniti da agenzie interinali si è diffuso soprattutto durante le fasi più drammatiche della pandemia (Covid), che ha permesso ad ASL e ospedali di far fronte a un’emergenza “temporanea” con professionisti molto giovani o pensionati ancora abili. Nel tempo, tuttavia, questa modalità di lavoro è andata consolidandosi, forse perché, una volta ritiratesi le ondate di pazienti con sintomi respiratori da SARS-CoV-2, sono rimaste sul terreno le numerose patologie di una popolazione sempre più anziana e il mancato filtro della Medicina territoriale, che in alcune zone del Paese sembra quasi inesistente; la critica carenza di personale ospedaliero, aggravata da rinunce e pensionamenti che lo stesso COVID-19 ha accelerato, per non parlare della violenza che fa scappare chi può verso settori lavorativi più tranquilli. I Gettonisti, finora, potevano scegliere di accollarsi più turni consecutivi o di passare un intero weekend in ospedale, per poi riposare il resto della settimana. I limiti posti dalla nuova normativa dovrebbero impedire a questi sanitari di organizzarsi così, anche perché tutto questo potrebbe ridurre la loro efficienza e mettere a rischio i pazienti che capitassero sotto le loro mani al termine di un turno massacrante.
Qui si ripropone il solito problema dell’amministrazione sanitaria. “Da parte mia (scrive l’autrice dell’articolo), posso dire di essere stata fortunata. Sono incappata di recente in due medici, che poi ho saputo essere gettonisti, rispettivamente nel Pronto soccorso e poi nella Terapia intensiva di un piccolo ospedale lombardo dove ho accompagnato mio padre: uno, che è diventato quasi un influencer raccontando su Instagram la sua scelta di vita; l’altro, che si era licenziato dalla stessa struttura per poi offrirle dall’esterno le stesse prestazioni, quando voleva, e a maggior prezzo. Nulla da ridire sulla loro gentilezza e competenza. Capita tuttavia che i professionisti reclutati all’ultimo momento provengano da altre specialità, siano molto inesperti o che possano sbagliare più degli altri, anche perché non conoscono la storia clinica dei pazienti o le procedure in atto nell’ospedale”. Come uscirne? Il ministro della Salute Oscar Schillaci rassicura gli addetti ai lavori e la popolazione sostenendo che i costi risparmiati dalle aziende ospedaliere potranno essere usati per nuove assunzioni: giusto…ma i tempi sono lunghi e la programmazione di spesa degli ospedali si spalma sugli anni, non sui mesi, mentre il costo per assumere gettonisti rientra nella voce più flessibile “beni e servizi”. E poi un’altra complicazione potrebbe derivare dai contratti che legano i professionisti alle agenzie o cooperative, spesso vincolanti per due anni dopo la rescissione dell’accordo. Insomma, ci aspettano mesi davvero difficili! così conclude Roberta VILLA il suo articolo e Noi la pensiamo allo stesso modo perché gli iter burocratici sono di una lungaggine esasperante (ed io ne so qualcosa avendo fatto per alcuni anche il direttore sanitario e il direttore di dipartimento ospedaliero materno infantile: insomma, ora il problema deve essere risolto entro pochissime settimane…i Direttori generali della ASL e della AO sono davvero preoccupati.
