…da SANITÀ Informazione, articolo del 25 Luglio 2025 di Valentina Arcovio.
Il tema su cui desideriamo ritornare con questo articolo è perché è ancora da affrontare seriamente in quanto negli ospedali la presenza di infermieri é di vitale importanza. Se mancano questi angeli custodi, infatti, la mortalità cresce. Lo ha dimostrato uno STUDIO pubblicato sul British Journal of Surgery, rilanciato dal sindacato Nursing Up con cui noi concordiamo pienamente. “Ogni singolo giorno di carenza infermieristica comporta un incremento del 9,2% del rischio di mortalità. Non solo perché l’assenza di infermieri è correlata a un +4,8% di casi di trombosi venosa profonda, un +5,7% di polmoniti e un drammatico +6,4% di piaghe da decubito. Accade nelle Chirurgie, ma anche in Geriatria, Medicina interna, Riabilitazione, Rianimazione ecc. ecc.”. Questi dati sono riportati in uno studio pubblicato sulla rivista prima citata, condotto dall’Università di Southampton (Regno Unito) su oltre 214mila ricoveri ospedalieri. I risultati qui riportati sono stati ricordati e spiegati dal Sindacato infermieri Nursing Up. In poche parole, meno infermieri significa cure più rischiose. Un bilancio “allarmante”, commenta il Presidente di Nursing Up, Antonio De Palma, che continua: “Meno infermieri significa cure più rischiose, aumento delle complicanze e, in molti casi, un rischio reale di morte evitabile per i pazienti”. In Italia il pericolo è ancora più pressante. “Mentre in Europa il rapporto medio è di 8,4 infermieri ogni 1.000 abitanti, l’Italia resta ferma a 6,2 ogni 1.000 pazienti, uno dei dati peggiori dell’intero Continente. Significa che, per raggiungere gli standard minimi europei, in Italia mancano almeno 175mila infermieri”. Praticamente “un vuoto incolmabile a breve”, lo definisce il Nursing Up. “Siamo ultimi nel G7 per densità infermieristica e questo non è solo un numero: è una condanna quotidiana per milioni di cittadini fragili, cronici, anziani” ammonisce De Palma. E noi siamo d’accordo con i sindacati perché “dagli infermieri dipende la qualità dell’assistenza”. “Ogniturno scoperto, ogni paziente di troppo affidato a un solo infermiere– avverte De Palma – si traduce nel rischio di una flebo dimenticata, un’infezione non trattata nei tempi previsti, una caduta, un’emergenza trattata in tempi non adeguati. La qualità dell’assistenza è direttamente proporzionale alla quantità e qualità del personale. Gli infermieri sono prima di tutto esseri umani e il crescente stress psico-fisico derivato da turni massacranti e mancanza di turn-over ritorna come un boomerang sulla qualità delle cure e in particolare sui soggetti più fragili. Perché i bravissimi infermieri italiani – lo dimostra quanto accade in questa ennesima tenuta di passione nei nostri pronto soccorso – sono davvero giunti allo stremo. Non solo ma un infermiere depresso, stressato, fisicamente logorato e vicino al burnout è un infermiere che non può offrire il meglio delle proprie competenze. L’equilibrio è sottilissimo, soprattutto nei casi in cui le cure sono complesse e quando salta questo equilibrio, si crea un effetto domino che rischia di coinvolgere anche i migliori e più seri nostri professionisti”. Oggi quasi 1 infermiere su 2 in Italia sta valutando di lasciare la professione.“La pandemia – osserva De Palma – ha solo accelerato un collasso già in atto. Secondo i più recenti studi indipendenti sul personale sanitario, confermati dalla nostra ultima indagine, quasi 1 infermiere su 2 in Italia sta valutando di lasciare la professione, mentre oltre il 70% riferisce un impatto negativo sul proprio equilibrio psicofisico dovuto alle difficili condizioni di lavoro. In questo contesto, continuare a ignorare le gravi ripercussioni negative legate a questa carenza è irresponsabile e pericoloso. E’ perciò urgente mettere in atto un PIANO STRAORDINARIO di ASSUNZIONI per investire nelle carriere – conclude giustamente il sindacalista De Palma – e per difendere la dignità degli infermieri, equiparando le retribuzioni italiane a quelle europee, rispetto alle quali il gap è ancora enorme. Gli stipendi devono essere rapportati all’aumentato costo della vita ed è indispensabile infoltire i reparti con un coraggioso piano di assunzioni, ma soprattutto è necessario rilanciare la Sanità pubblica italiana con un contratto di lavoro che va rivisto alla radice, partendo dalla sua struttura”. Servono azioni concrete, chiede il Nursing Up, “non il silenzio delle Istituzioni”. Ringraziamo Sanità Informazione e il sindacalista De Palma che, ripetiamo, va aiutato, insieme alle altre sigle sindacali, per restituire, certezze a questi nostri indispensabili e validissimi collaboratori.
