Lo ribadiamo perché sono decenni che gli antibiotici sono usati dai medici nelle infezioni delle vie aeree superiori con eccessiva leggerezza pur sapendo di rischiare l’instaurarsi di una antibiotico-resistenza. In Italia, dal 2001 l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) coordina la Sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza AR-ISS. Questa sorveglianza è nata come una sentinella composta da una rete di laboratori ospedalieri di microbiologia individuati su tutto il territorio nazionale su base volontaria, con l’obiettivo principale di descrivere sia la frequenza che il trend della antibiotico-resistenza in un selezionato gruppo di batteri isolati da infezioni di sicura rilevanza clinica (sepsi batteriche o meningiti) che rappresentano sia infezioni acquisite in ambito comunitario (Streptococcus pneumoniae) sia infezioni associate all’assistenza sanitaria (Staphylococcus aureus, Enterococcus faecium e Escherichia faecalis, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Escherichia coli, Acinetobacter baumannii group). L’attenzione per ogni microrganismo è posta prevalentemente su alcuni antibiotici o classi di antibiotici particolarmente significativi in terapia o per il monitoraggio dell’andamento dell’antibiotico-resistenza. Per trovare la conferma dell’evolversi dell’antibioticoresistenza in pediatria ho ritrovato un articolo pubblicato nel 2009 sulla rivista di Pediatria Preventiva e sociale, Autori: Calcinai, Caddeo, El Oksha, Terracciano e A. Fiocchi, allora alle dipendenze dell’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli di Milano, che conferma come il problema sia ancora da risolvere. Saprete forse che è vecchia la questione perché si tocca un campo in cui il rischio di inappropriatezza nella diagnosi e nella prescrizione è molto, troppo frequente. Soprattutto quando siamo in presenza di una infezione dell’apparato respiratorio superiore. Sembra confermato quanto riscontrato nel menzionato lavoro del 2009 in quanto sono rimaste più o meno al 60% le visite pediatriche per evitare il rischio di “complicanze gravi”. E si tratta delle seguenti patologie più frequenti: 1) Otiti medie acute in bambini sopra i 2 anni non complicate per le quali si dovrebbe aspettare da 48 a 72 ore prima di iniziare la terapia antibiotica; 2) Faringotonsilliti streptococciche in cui la terapia antibiotica è necessaria nei casi in cui si teme la Glomerulonefrite e/o il Reumatismo articolare acuto; 3) Rinosinusite acuta in cui è consigliato l’uso dell’antibiotico, dopo accertamenti di laboratorio ed antibiogramma sempre per evitare l’eventuale comparsa di resistenze. Certo è che ancora oggi, in ogni caso secondo gli Autori del lavoro effettuato e che ho qui ricordato, tra cui primeggia il Collega Alessandro Fiocchi, ora primario dell’UO di Allergologia pediatrica nell’OPBG di Roma, l’utilizzo degli antibiotici è sproporzionato oltre che inadeguato, anche perché, nonostante i vari e insistenti richiami a non esagerare con la terapia antibiotica, l’ansia e l’insistenza dei genitori riesce spesso a convincere il medico a utilizzare antibiotici nei bambini malati anche perché, questo è accertato, è in aumento – secondo i promotori delle varie Campagne di intervento preventivo di salute pubblica susseguitesi negli anni fino ai giorni nostri – la presenza di ceppi resistenti agli antibiotici di cui disponiamo, mimetizzati nelle varie ondate di infezioni delle prime vie aeree dalla presenza di virus. Tutto ciò comporta l’aumento dei costi sanitari e degli effetti avversi. E qui, per completezza, ci viene in aiuto un aggiornamento dell’Istituto Superiore di Sanità che così scrive: “Negli ultimi anni, il fenomeno dell’antibiotico-resistenza (AMR, Antimicrobial resistance) è aumentato notevolmente ed ha reso necessaria una valutazione in Sanità pubblica dell’impatto , specifica per patogeno, per antibiotico e per area geografica. Tenere presente il fatto che i microrganismi multi-resistenti possono causare malattie anche differenti, per sito di infezione, per severità, per incidenza, possono essere più o meno sensibili a un numero elevato di chemioterapici e possono essere contrastati con diverse tipologie di strategie di prevenzione, inclusa la vaccinazione”.
