I rischi delle foto dei figli sui social, come proteggerli

seconda  parte

Dunque anabonews pensa di fare cosa utile per i propri lettori avvisando di un pericolo da non sottovalutare, riportando il lavoro svolto da un gruppo di studio coordinato dal Prof. Pietro Ferrara, direttore dell’Area pediatrica del Campus Biomedico già citato che, per conto della  SIP, ha svolto una ricerca davvero importante, basta leggere il titolo. Perciò l’Autore invita i Genitori a stare in guardia! Tanto per cominciare, dobbiamo familiarizzare con la parola “sharenting» che significa  “condivisione online”, usata frequentemente, in modo maniacale, da parte di mamme, papà e nonni, consistente nello scambio di foto, video o notizie che riguardano i propri bambini senza pensare che tale abitudine potrebbe comportare dei rischi. Si potrebbe incorrere per esempio nel “furto di dati personali” o nell’utilizzo di immagini in siti pedopornografici minorili con il rischio di offrire materiale online che potrebbe alimentare, in futuro, episodi di bullismo e/o cyberbullismo. Questa è ormai esperienza giornaliera della Polizia Postale, che vigila per evitare che un minorenne sia,  inconsapevolemente,  esposto  ai social. 

E’ dunque di estremo interesse la ricerca, di cui primo Autore é Pietro Ferrara, Prof. Ordinario di Pediatria c/o l’Università Cattolica e Direttore  dell’UOP del Campus Bio-Medico, nostro illustre socio da circa un anno. Egli é il Coordinatore del Gruppo di Studio per i diritti del bambino della SIP, é particolarmente esperto in quanto spesso coinvolto come perito dai magistrati del Tribunale dei minori di Roma; ebbene la Ricerca  che vogliamo sottoporvi ha evidenziato che un bambino, già prima di compiere 5 anni, ha raggiunto una presenza in rete con quasi 1.000 foto postate dai suoi genitori. I social più usati sono, nell’ordine, Facebook (54%), Instagram (16%) e Twitter (12%). La pubblicazione, inoltre, è spesso corredata dall’aggiunta di dettagli come il nome del piccolo, la sua età, dove abita e dove vive. “Non va sottovalutata dunque la possibilità che questa pratica possa associarsi a una serie di problematiche che ricadono principalmente sui bambini”, spiega Pietro Ferrara e continua: “Spesso, infatti, i genitori non pensano che quanto condiviso sui social media, a volte anche molto personale e dettagliato, possa esporre pericolosamente i bimbi a una serie di rischi, primo fra tutti il furto di identità. Senza contare – prosegue il Collega – che informazioni intime e personali, che dovrebbero rimanere private, oltre al rischio di venire impropriamente utilizzate da altri, possono essere causa di imbarazzo per il bambino una volta divenuto adulto, ad esempio in colloqui di lavoro e test di ammissione all’università. Infine, questo tipo di condivisione da parte dei genitori può inavvertitamente togliere ai bambini il diritto a determinare la propria identità”. Dicevamo dello sharenting o condivisione online che può cominciare già nel periodo della gravidanza mentre un altro recente lavoro, citato nello studio, evidenzia che in media l’81% dei bambini che vive nei paesi occidentali ha una qualche presenza online prima dei 2 anni; percentuale che negli USA è pari al 92%; in Europa si attesta al 73%. Ed ancora, recenti Dati mostrano che a poche settimane di vita, il 33% dei bambini ha già proprie foto e informazioni pubblicate online…e un numero crescente di bambini nasce digitalmente ancor prima della nascita naturale. Infatti, si stima che 1/4 dei bambini abbia un qualche tipo di presenza online prima di venire al mondo: negli Stati Uniti, il 34% dei genitori pubblica abitualmente ecografie online, percentuale che in Italia si attesta al 15%. Da qui  nasce il rischio di pubblicare momenti privati che tutti possono utilizzare con il rischio di diventare oggetto di scambio o di commercio. Secondo la ricerca, lo sharenting ha lo scopo di documentare la crescita dei piccoli, condividere ansie e preoccupazioni, ricercare informazioni in campo educativo, pediatrico, scolastico. Le tre tipologie di foto che vengono maggiormente condivise riguardano la vita quotidiana (mentre il bimbo dorme, gioca o mangia), uscite, viaggi o momenti speciali come il Natale, il battesimo, il primo giorno di scuola e i compleanni. “Nel nostro ordinamento – sottolinea Ferrara – l’immagine della persona è tutelata da diverse norme: la Legge sul diritto d’autore prevede che nessun ritratto di una persona possa essere esposto senza il consenso di quest’ultima. Poi c’è l’articolo 10 del Codice civile, che consente la richiesta di rimozione di un’immagine che leda la dignità di un soggetto con conseguente possibilità di risarcimento danni. Va, però, anche segnalata un’ambiguità delle norme legislative che proteggono l’immagine in quanto si parla di “consenso dell’interessato” che, nel caso di un minore, deve essere offerto dal suo rappresentante legale (articolo 316 del Codice Civile), che è proprio il  genitore”. … segue prossimamente la terza e ultima parte.

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