
Il concetto sembra scontato, ma è bene riesaminare quanto è detto dagli esperti per salvare l’umanità. Ci riferiamo, tra gli altri, ad un interessante lavoro della Prof.ssa Hellas Cena e coll. del Laboratorio di Dietetica e Nutrizione clinica dell’Università degli studi di Pavia nel ricordo, per noi, del Prof. Mauro Stronati, scomparso due settimane fa, che ha lavorato proprio a Pavia dando lustro alla città con i risultati raggiunti durante la sua direzione dell’UOC di Neonatologia con Terapia intensiva neonatale e con i suoi insegnamenti, tanto da essere eletto presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) nel 2015.
Ora torniamo sul tema di oggi, definito problema urgente da tutti noi in quanto la varietà degli organismi viventi presenti sulla terra e le attività umane sono strettamente correlate tra loro. E’ in pericolo la Biodiversità che è alla base della stabilità degli Ecosistemi (cioè dell’insieme degli organismi viventi e della materia non vivente che costituisce un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico) e dei Servizi che forniscono le comunità di alimenti, acqua potabile, aria pulita e mantengono il controllo delle malattie nel rispetto delle norme igieniche; inoltre la biodiversità fornisce le materie prime per la ricerca scientifica e la realizzazione dei farmaci. La biodiversità è alla base della qualità dell’acqua, dell’aria, del suolo, della produzione alimentare garantendo la salute degli esseri umani. Perciò noi medici siamo molto preoccupati per i frequenti cambiamenti climatici che ormai sono tra i problemi più urgenti da affrontare (ne abbiamo recentemente parlato su queste pagine) perché a rischio sono sia le popolazioni che vivono nei centri urbani (a causa dell’inquinamento) sia quelle che vivono in montagna o in zone costiere per i pericoli legati ai terrificanti fenomeni idro-geologici avversi, ormai quasi giornalieri ; prioritario per noi medici é proteggere i soggetti più fragili come bambini, anziani e coloro che hanno malattie croniche. Le catastrofi naturali sono ormai all’ordine del giorno: alluvioni e inondazioni o terremoti hanno portato a un aumento di epidemie e mortalità, a un impoverimento progressivo, terrore in molti Paesi con conseguenti emigrazioni di intere popolazioni verso terre più sicure con gravi problemi affrontati dagli Stati che accolgono i più bisognosi, ma che hanno poco da offrire per l’inserimento. Quanti esseri annegati, tra cui molti bambini, abbiamo registrato nel Mare Mediterraneo a causa di queste che sono vere e proprie fughe di massa, ma anche quanti morti o rimasti disabili a seguito di traumi, lesioni, intossicazioni o a causa delle ben note guerre che stanno preoccupando, e non poco, per i gravi danni. Non solo, perché poi dobbiamo fare i conti con i contaminanti chimici e/o microbiologici contenuti nei residui industriali o provenienti dalle attività agricole e dai grandi allevamenti che, penetrati nei terreni si diffondono successivamente inquinando suolo e acque. Tra i contaminanti chimici annoveriamo arsenico, cadmio, piombo, mercurio con contaminazione delle falde acquifere e contaminanti microbiologici come i batteri (Salmonella, Shigella, Escherichia coli, virus) e conseguenti malattie. Da inserire in questo elenco la i batteri tossici che, in crescente proliferazione, portano all’aumento di concentrazione di Anidride carbonica (CO2). E’ quindi naturale, riflettendo su quanto fino ad ora abbiamo scritto, che il discorso si estenda inevitabilmente alla ricaduta sulla salute degli esseri viventi, sia umani che animali, ma anche degli organismi vegetali la cui esistenza é messa a rischio dalle sostanze tossiche o velenose prima citate. Nell’uomo si devono, per esempio, temere gravi patologie gastro-intestinali, intossicazioni, avvelenamenti e addirittura mutazioni del DNA come aveva già scritto nel 2019 Laura Mancini dell’ISS che, con il suo approccio scientifico e il progresso delle conoscenze acquisite, ha contribuito alla definizione di Norme e Linee guida nazionali ed europee, (2000-2020) basandosi sui Rapporti ISTISAN circa i cambiamenti ambientali globali e la salute. Le situazioni climatiche e meteoriche incidono anche sul lavoro, non dimentichiamolo, la cui efficienza è messa a rischio dal grande caldo ( conseguenze immediate sono patologie acute tra cui sincopi, colpi di calore, stress cardiocircolatorio) per i lavoratori che lavorano all’aperto esposti alle oscillazioni climatiche, alle radiazioni solari e agli inquinanti atmosferici (biossido di zolfo, ossidi di azoto e biossido di azoto, particolato PM10 e PM2, piombo, benzene, monossido di carbonio, ozono, arsenico, cadmio, nichel, idrocarburi aromatici, formaldeide ecc., agenti microbiologici cioè infettivi e allergeni). Dunque l’Umanità è minacciata per cui occorrono radicali cambiamenti anche nello stile di vita, che richiedono un approccio polidisciplinare con la partecipazione di scienziati ed esperti; sarà anche necessario introdurre misure sostenibili per eliminare le conseguenze sulla salute dell’uomo e sull’ecosistema sempre più squilibrato. Molte sono le Conferenze dell’ONU sulla biodiversità; l’ultima ha fissato l’obiettivo di proteggere il 30% delle terre e delle acque entro il 2030, inclusa la tutela della biodiversità. Per preservare la biodiversità si devono creare nuove aree protette come oasi naturalistiche, parchi nazionali e regionali con la conservazione di quelle esistenti. Inoltre si deve contrastare la deforestazione e l’impoverimento degli habitat. Infine deve essere potenziata la lotta all’inquinamento dell’atmosfera, delle acque e del suolo. Esempi pratici, pur banali per cominciare: ridurre il consumo di acqua, prendere la bicicletta per piccoli spostamenti, non sprecare energia elettrica, consumare meno carne e pesce, riciclare quanto è possibile riciclare per produrre meno, utilizzare meno carta, acquistare mobili di legno certificato; insomma piccoli gesti compiuti da noi tutti per aiutare i Grandi a salvare il Pianeta Terra. Questi sono gli obiettivi e le buone azioni che ciascuno di noi dovrebbe compiere per uno sviluppo sostenibile, una volta gettate le basi per ridurre il rischio di cambiamenti irreversibili e/o catastrofici; tutti ricordiamo – perché se ne è parlato tanto – l’importanza di un obiettivo da raggiungere, quello di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C cioè arrivando a 1,5°C. Siamo però ancora in una fase di transizione perché la produzione alimentare possa imporre al suolo la trasformazione da fonte di emissioni di carbonio a pozzo di assorbimento del carbonio Se ne parlava già nel 2019 con Willett W. Rockstrom J, Loken B., Springmann M. ed altri,, Lancet, 2019 “Eat-Lancet Commission on healthy diets from sustainable food systems”. Occorre infine che l’Uomo cambi lo stile di vita ; si parlava in quell’articolo , tra l’altro, di Dieta planetaria sana e sostenibile, che non significa che la popolazione mondiale debba consumare necessariamente lo stesso cibo; anzi si deve tornare a schemi alimentari adattati a livello locale senza trascurare la sicurezza degli alimenti, la propra cultura, le tradizioni e l’accessibilità consentita a tutti (fonte: Attualità in tema di prevenzione nutrizionale delle malattie cardiovascolari (Florilegium, con la collaborazione di NFI (Nutrition Foundation of Italy) (www.cuorenutritionacademy.it) Direttore responsabile: Dott. Andrea Poli.
