L’iperattività (ADHD)  in un bambino 

prima parte

Prima di tutto ci si deve intendere sul significato di “iperattività in un bambino o ADHD” (relazione su SOSPediatria) che significa “disturbo da deficit di attenzione/iperattività, in inglese “Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder”. Se un bambino è disattento e impulsivo, in continuo movimento, pieno di energia, instancabile, se spesso si fa male ma tali incidenti non  servono  da lezione o se il b. rappresenta un pericolo sia per se stesso che per i suoi compagni, allora siamo di fronte a un bambino iperattivo. Quindi l’iperattività nei bambini è un disturbo comportamentale caratterizzato da difficoltà di attenzione (durata scarsa o breve) e di coordinazione, di linguaggio e memoria. La sindrome di Iperattività o sindrome da deficit dell’attenzione o ADHD, colpisce tra il 3% e il 5% dei bambini (ma con tendenza all’aumento dei casi nel mondo). Essa è caratterizzata da disturbi associati, il principale dei quali non è proprio l’iperattività, ma il deficit dell’attenzione. Da qui l’incredulità dei genitori quando viene fatta la diagnosi. Attenzione però che il termine “Iperattività”  è abusato, lo usiamo spesso a sproposito, anche quando si parla di bambini turbolenti, agitati oppure sottoposti a un’educazione troppo rigida o, al contrario, troppo lassista. Ma non è facile distinguere la semplice agitazione dall’iperattività infantile; spesso un bambino vivace e turbolento può essere confuso con un bambino iperattivo, affetto dunque da una patologia, ma un bambino irrequieto, turbolento e capriccioso non può essere diagnosticato “bambino iperattivo”. Concludiamo questa parte introduttiva ribadendo che, secondo il DSM (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi mentali), l’ADHD può essere quindi definita come “una situazione o stato persistente di disattenzione e/o iperattività e impulsività più frequente e grave di quanto tipicamente si osservi in bambini di pari livello di sviluppo

Cause. Nonostante il notevole sforzo di ricerca messo in atto, i meccanismi alla base di questo disturbo sono ancora poco chiari. Il concetto di iperattività ha suscitato le più aspre controversie e continua ancora oggi a dividere gli specialisti nel mondo dell’infanzia. Non è semplice individuare le cause dell’iperattività, solitamente questo disturbo è il frutto della presenza di più fattori preesistenti, è necessario indagare sulla storia dei genitori, l’eventuale loro assunzione di sostanze chimiche o tossiche, il decorso del parto, l’assunzione di droga o alcol. Io in 60 anni di professione medica, dall’anamnesi familiare ambulatoriale raccolta da un genitore, non ho mai ottenuto la confessione di abuso di sostanze proibite da parte di una madre o di un padre, anche quando un neonato mostrava chiari segni di astinenza (come le convulsioni) perché figlio di madre tossicodipendente . Per prima cosa, l’iperattività è solo una delle molteplici componenti comportamentali a cui un bambino ricorre per esprimere un conflitto emotivo. L’iperattività è da considerarsi quindi come il sintomo di una incapacità di gestire le energie ed incanalarle nel modo giusto.

Sintomatologia. Non è semplice ottenere una diagnosi certa prima dei 5 anni, ma ci sono dei fattori comuni tra i bambini affetti da iperattività. Oltre all’agitazione e all’incapacità di controllare le energie, questi bambini possono essere imbarazzati dalla loro stessa impulsività e mancanza di controllo dei gesti oppure delle loro reazioni emotive che provocano spesso l’irritazione dell’adulto o dei loro amici. Un fattore sempre presente è la labilità della loro attenzione che si manifesta con errori di disattenzione. Questo, inevitabilmente, si ripercuote su loro rendimento scolastico; per i bambini iperattivi, infatti, non è semplice terminare i compiti e mantenere una adeguata soglia di attenzione a scuola, durante le lezioni; inoltre tale loro comportamento crea molti problemi nei docenti e tra gli scolari delle classi da loro frequentate. L’iperattività si manifesta in maniera poliedrica, in quanto i sintomi possono essere diversi da bambino a bambino. Comunque i comportamenti comuni sono caratterizzati essenzialmente da iperattività, impulsività e disattenzione per cui un bambino affetto da tale sindrome manifesterà mancanza di attenzione e difficoltà nella concentrazione per più minuti, comportamenti impulsivi e/o aggressivi, fragilità emotiva, difficoltà ad obbedire a casa e a scuola, senso di frustrazione, impossibilità nel restare fermo, difficoltà nell’organizzare le attività scolastiche e ludiche (da SOSPediatria). I Genitori non sanno come comportarsi quando i disturbi sono eclatanti e  causano  ricorrenti cambiamenti di umore e impulsività in un bambino che è spesso rifiutato dai suoi compagni di classe e rimproverato spesso anche dai genitori. Con il passare degli anni,  il ragazzino, rendendosi conto della sua differenza dai coetanei cosiddetti “normali”, si isola sempre di più e comincia a soffrire di un complesso di inferiorità, con un’autostima che è sempre più bassa.

Perciò il primo passo verso il recupero è fargli capire perché incontra queste difficoltà parlando apertamente della presenza di questo disturbo una volta fatta la diagnosi.  Anche se non può essere aiutato per la disattenzione, può esserlo attraverso l’educazione e  alcune regole da seguire; ma soprattutto deve essere aiutato a capire che non è colpa sua. Il  ruolo del genitore di un bambino affetto da ADHD è perciò quello di evitare che il soggetto  cada nella spirale del senso di colpa che sicuramente lo affliggerà  e di offrirgli la possibilità di avere successo nella vita, nonostante tale disabilità. Quindi, se un bambino ne soffrisse, si dovrà avere molta pazienza, fermezza e disciplina per  aiutarlo a gestire quotidianamente tale disturbo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *