
parte prima
Dobbiamo documentarci e aggiornarvi su quanto sta succedendo e per questo siamo entrati nell’Area dedicata alle Neuroscienze del Magazine della Fondazione Veronesi dove Caterina Fazion nel maggio 2023 ha affrontato sia l’argomento Ricerca e robotica che l’Intelligenza artificiale (IA) domandandosi come poteva essere utilizzata una tecnologia così avanzata in campo medico, soprattutto in quello chirurgico. Soprattutto si è chiesta come l’intelligenza artificiale, Chat GPT compresa, poteva essere utilizzata in medicina, affidabile e senza rischi. La domanda conseguente è stata: “Ma i computer sostituiranno i medici?”. Vedremo cosa ne pensano gli esperti perchè…
…il 25.1.2024 si è celebrata la Giornata della Ricerca ed è stato fatto il punto della situazione, in tutte le Università italiane, che hanno dato un grande contributo a questo tipo di ricerche privilegiando ovviamente la Robotica. Ma anche di intelligenza artificiale (IA) in campo medico si sta parlando da molto tempo con pareri contrastanti: alcuni riescono solo a vederne potenzialità e benefici, altri ne sono spaventati. Certo è che l’intelligenza artificiale ha già trasformato le nostre vite e continuerà a farlo. Pensiamo a tutte le applicazioni ormai considerate parte della nostra vita quotidiana: dai famosi assistenti vocali come Alexa, Google o Siri ai suggerimenti e informazioni fornite in rete basati, ad esempio, su acquisti precedenti o su ricerche e su moltissimi altri argomenti di qualunque tipo, che hanno modificato i nostri comportamenti registrati online. E poi sta facendo tanto discutere l’ultimo arrivato, si tratta di Chat GPT, il chatbot nato dall’intelligenza artificiale al quale possiamo chiedere qualunque cosa, perché è in grado di rispondere come, anzi meglio di una persona vera. In campo medico l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per aiutare nelle diagnosi ad esempio, è sempre più diffuso, anche se porta con sé numerose domande: prima fra tutte se e in che cosa l’IA (Intelligenza artificiale) può essere utile in medicina? Se é affidabile? Quali rischi si possono correre? I computer sostituiranno mai i medici? Per rispondere a tutti questi dubbi la Fazion ha chiesto aiuto al professor Eugenio Santoro, Responsabile del Laboratorio di Informatica Medica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS. che le ha risposto. “È vero, di intelligenza artificiale (cliccare per leggere le risposte anche della Prof.ssa Francesca Rossi) in campo biomedico si è tornati a parlare molto nell’ultimo periodo, soprattutto in relazione alla diffusione dell’ormai famoso Chat GPT, ma dobbiamo precisare che in realtà l’intelligenza artificiale, e soprattutto la sua applicazione in ambito medico, risale molto tempo fa. Le ragioni per cui si è ripreso a parlarne così tanto sono legate alla disponibilità di enormi quantità di dati e c’e diffonderli è la possibilità di utilizzare oggi “potenti computer” in grado di elaborarli rapidamente e senza sbagliare. Inoltre, è ormai cambiata la natura stessa dei software di intelligenza artificiale: fino ad alcune decine di anni fa andavano di moda i Sistemi tradizionali di intelligenza artificiale, ovvero dei Sistemi deterministici con comportamenti prevedibili in base agli input forniti, oggi invece hanno preso sempre più piede le tecniche di machine learning, da cui il software impara direttamente, e in tempo reale, dai dati a disposizione. Il campo nel quale si sono fatti maggiori progressi con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale a supporto dei medici è stato sicuramente quello diagnostico, su cui ci sono, attualmente, anche molte evidenze scientifiche in letteratura. In particolare nell’area oncologica, respiratoria o cardiologica, grazie alla disponibilità di immagini fornite da radiografie, ecografie o TAC, è possibile individuare, con un buon grado di affidabilità patologie, tumorali e non, allo stadio iniziale, ancora prima che diventino importanti”. Ricordiamo che nel 2022 sono state pubblicate dal Ministero della salute le Linee guida sull’uso dei sistemi di intelligenza artificiale in ambito diagnostico. Si è trattato di uno strumento importante, fondamentale per chi sviluppa e utilizza tali tecniche: non solo medici, ma anche i pazienti stessi. Un’altra area su cui si sta lavorando molto è quella riguardante i sistemi di predizione, che sono in grado di identificare possibili patologie ancora prima che queste si manifestino, ad esempio in ambito cardiovascolare. In base all’analisi e valutazione degli elettrocardiogrammi effettuati ed alla storia clinica del paziente è possibile identificare se il soggetto sia o meno a rischio di sviluppare patologie come la fibrillazione atriale o lo scompenso cardiaco. Inoltre, sulla base delle linee guida disponibili al momento e della storia clinica dei pazienti la macchina suggerisce il trattamento opportuno che il medico validerà o meno. Ecco che a questo punto bisogna chiedersi: quale dovrà essere la figura (e il ruolo) del medico (una nuova specializzazione?) per gestire l’intelligenza artificiale per la quale è necessaria la formazione di nuove figure professionali.
Quando si parla di intelligenza artificiale si parla sempre di strumenti diagnostici, prognostici o decisionali, a supporto dei professionisti, per aiutarli nel definire una diagnosi, una prognosi o nell’identificare la migliore terapia possibile da dare al paziente. In alcuni casi, ad esempio, sono stati usati Sistemi diagnostici dotati di IA in attività di screening, dopodiché è sempre rientrato in gioco lo specialista per studiare meglio la situazione. Ma non bisogna pensare all’intelligenza artificiale come a qualcosa che andrà a sostituire il medico: gli strumenti saranno anche intelligenti, perché le decisioni finali rimarranno al medico per problemi di responsabilità, di etica e di deontologia. Però i medici, pur essendo i primi a desiderare strumenti di aiuto e supporto, non hanno certo interesse a essere sostituiti dalle macchine. Oggi la situazione è questa, ma la tendenza, anche in futuro, rimarrà fondamentalmente quella or ora descritta.
E per quanto riguarda i rischi che possono derivare dall’uso dell’intelligenza artificiale in medicina, (1) nell’ambito diagnostico la macchina potrebbe identificare un caso sospetto di tumore, ma sarà poi il medico a confermare o meno l’ipotesi, indagando meglio quel determinato caso con l’esame clinico diretto, gli strumenti e le conoscenze a sua disposizione. (2) Un altro grande rischio è legato all’utilizzazione di sistemi di intelligenza artificiale non sufficientemente testati e sprovvisti di prove scientifiche, per cui andrebbero condotti, preliminarmente, studi clinici metodologicamente molto più solidi, prospettici (meglio se randomizzati), multicentrici, con adeguati campioni che siano effettivamente rappresentativi della popolazione presa in esame. In America sono già oltre 500 le applicazioni di intelligenza artificiale approvate. In Italia, invece, quasi tutte le App disponibili sono ancora in fase sperimentale, ma stanno alacremente lavorando da noi molte grandi Industrie, Università e Centri di ricerca, come la Fondazione Veronesi, in questo ambito. E’ necessario perciò che, anche a livello istituzionale, si creino “presto” Unità operative e Settori affinché questi strumenti innovativi siano regolamentati in accordo con l’attuale Normativa UE sui dispositivi medici (a cui questi strumenti in gran parte afferiscono), che è molto esigente nel richiedere prove di sicurezza ed efficacia da superare, prima di essere approvati e quindi introdotti sul mercato.
