Lo psicologo scolastico per prevenire ansia e depressione degli adolescenti… e non solo

Il compito principale dello psicologo scolastico risiede nella prevenzione, considerata fondamentale nell’intercettare situazioni di rischio, aspetti depressivi, di ansia e di disturbi in generale. Generalmente gli interventi proposti nell’ambito della psicologia scolastica sono: 1) promozione del benessere psico-fisico di studenti e insegnanti; 2) costruzione di un momento qualificante per la prevenzione del disagio evolutivo e dell’abbandono scolastico; 3) favorire il processo di orientamento; 4) favorire la cooperazione tra scuola e famiglie; 5) creazione di opportunità per realizzare le pari opportunità di istruzione; 6) attivazione di uno sportello di ascolto psicologico con colloqui individuali per ragazzi, insegnanti, e famiglie; 7) orientamento scolastico; 8) organizzazione di Corsi formativi per genitori ed insegnanti relativi a diverse tematiche di natura pedagogica-psicologica; 9) La prevenzione (link) e l’individuazione precoce di disturbi che possono dar luogo a patologie come disturbi depressivi, alimentari, di ansia.  ni. Possiamo certamente affermare che lo psicologo scolastico è una figura di riferimento importante, anzi indispensabile. Le scuole come comunità educative non possono fare a meno dell’esperto. La figura dello psicologo scolastico può contribuire notevolmente alla promozione del benessere psicologico che, fra l’altro, é strettamente correlato al successo scolastico. Lo scrive la Dott.ssa Maria Rosaria Juli, componente del gruppo di psichiatri e psicoterapeuti coordinati dal Prof. Tavormina (deprestop.it). La sua presenza è ormai diventata una necessità impellente perché lo psicologo scolastico favorirebbe la promozione del benessere in molti studenti e segnalerebbe precocemente anche i primi segnali depressivi (Depressione stop docet!)) come malinconia, irritabilità, pianto frequente, reazioni rabbiose… e non solo. E lo stesso Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, il Dottor David Lazzari, ha fatto emergere tali necessità perché i professori nelle scuole non possono essere lasciati più soli. Servono competenze non solo per sviluppare l’affettività e sane relazioni, ma anche per fare della scuola un luogo che assicuri crescita psicologica e benessere. Nella scuola italiana lo psicologo scolastico è la figura che lavora con le persone e i gruppi che afferiscono all’organismo scuola ed alla comunità e questo professionista è la sola sentinella in grado di intercettare le prime difficoltà legate al disagio psicologico cogliendone aspetti depressivi e ansiogeni.  Larticolo 1 della legge del 18 Febbraio 1989 n. 56 definisce la figura dello psicologo come professione che comprende strumenti conoscitivi di intervento e di prevenzione. Tuttavia allo stato attuale in Italia la scuola può avvalersi di uno psicologo scolastico attraverso accordi di collaborazione. I contratti possono riguardare la collaborazione con aziende sanitarie locali, con fondi d’Istituto e o Regioni e o Ministeriali. Questa situazione indica che la figura dello psicologo scolastico non è una figura strutturata ed obbligatoria (e qui si deve intervenire). LArticolo 1 della Legge suddetta definisce lo psicologo come professionista che conosce luso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità”. Perciò, nel contesto scolastico italiano, lo psicologo potrebbe rappresentare quella figura professionale che lavora e interagisce con le persone e i gruppi che afferiscono all’organismo Scuola e alla sua Comunità. In base alla medesima legge, lo psicologo è il professionista specificamente preposto alla tutela della salute psicologica della popolazione: egli è infatti un professionista sanitario (si veda anche Legge 11 gennaio 2018, n. 3), abilitato all’esercizio della professione ed iscritto all’Albo Professionale della Regione in cui risiede od esercita, e pertanto tenuto al rispetto del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani. Sulla base di quest’ultimo, “ha il dovere di accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dellindividuo, del gruppo e della comunità” e “in ogni ambito professionale opera per migliorare gli interventi psicologici a scuola affinché le  persone comprendano se stessi e gli altri e si comportino in maniera consapevole, congrua ed efficace” (Art. 3). Inoltre, è strettamente tenuto al segreto professionale (Art. 11), ad informare adeguatamente i soggetti coinvolti al fine di ottenerne il previo consenso informato (Artt. 9 e 31), a stipulare una polizza assicurativa per i danni al cliente derivanti dall’esercizio dell’attività professionale e, soprattutto, a mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale con particolare riguardo ai settori nei quali opera (Art. 5), ovvero a una formazione continua per garantire qualità ed efficienza della prestazione (DPR 7 agosto 2012, n. 137). Attualmente le Scuole, in virtù dell’autonomia didattica ed organizzativa delle singole istituzioni (Legge 15 marzo 1997, n. 59) e della cosiddetta “Buona Scuola” (Legge 13 luglio 2015, n. 107), possono avvalersi di uno psicologo attraverso accordi con i singoli professionisti, con le aziende sanitarie locali, con gli uffici scolastici regionali, con gli studenti e le loro famiglie e su delibera degli organi collegiali, ricorrendo al contributo di enti, istituti bancari, associazioni, genitori o al Fondo d’Istituto. Ma non basta per dare continuità a un lavoro così delicato, occorre garantire tutti gli anni la presenza di una figura indispensabile nel contesto scolastico come quella dello psicologo!

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