Con la legge sull’Autonomia differenziata, che cosa cambierà per la sanità?

dalla  REDAZIONE DOTTNET che ringraziamo; l’articolo risale al 19/06/2024

Questa legge ha creato una serie di interventi che stanno confondendo le menti di chi nella sanità vive e opera.Notiziario, che ripubblichiamo anche noi di anabonews per capire e far capire ancora meglio. Coro unanime dei Sindacati: Di Silverio (Anaao): “è la fine dell’indivisibilità dei diritti civili e sociali”. Onotri (Smi): “la sanità dipenderà dalla capacità fiscale delle Regioni”. Cartabellotta (Gimbe): “Frattura Nord-Sud”. Giunge dopo una lunga maratona notturna alla Camera il secondo e definitivo sì al disegno di legge sull’Autonomia. L’Aula di Montecitorio ha infatti licenziato il provvedimento con 172 sì 99 voti contrari e 1 astenuto. E’ legge così definita “Più autonomia, più coesione, più sussidiarietà”. Ecco i tre cardini del disegno di legge sull’autonomia differenziata approvato alla Camera. La premier Meloni ha così commentato l’approvazione definitiva della Legge sull’Autonomia: E’ un passo avanti per costruire un’Italia più forte e più giusta,superare le differenze che esistono oggi tra i diversi territori della nazione e garantire gli stessi livelli qualitativi e quantitativi delle prestazioni sull’intero territorio. Avanti così, nel rispetto degli impegni presi con i cittadini”.  Ed invece Il Pd ha attaccato annunciando: “Insieme alle altre opposizioni, ai movimenti e alla società civile, siamo pronti a raccogliere da subito le firme per un referendum” che “sicuramente boccerà lo ‘spacca Italia’”. Ma che cosa ne pensano gli esperti rappresentanti degli operatori sanitari e le varie associazioni a promozione sociale in difesa dei malati? Abbiamo letto:

“Il riconoscimento di una o più “forme di autonomia” è subordinata, per la maggior parte delle materie, alla determinazione di LEP, che sono i criteri che determinano il livello di servizio minimo che deve essere garantito in modo uniforme sull’intero territorio nazionale. La determinazione dei costi e dei fabbisogni standard, e quindi dei Lep avviene sulla base di una ricognizione della spesa storica dello Stato in ogni Regione nell’ultimo triennio. Per due materie, Sanità e Ambiente, i Lep sono già definiti (in questi casi si chiamano LEA Lepta). Il Governo nazionale entro 24 mesi dall’entrata in vigore della legge dovrà varare uno o più decreti legislativi per determinare livelli e importi dei LEP. Il trasferimento delle funzioni dallo Stato alle Regioni sarà possibile solo successivamente alla determinazione dei LEP e nei limiti delle risorse rese disponibili in legge di bilancio; senza la determinazione dei LEP e il loro finanziamento, non sarà possibile per una regione ottenere un livello maggiore di autonomia. Occorre ora prevedere provvedimenti e interventi per far sì che le disuguaglianze di salute, che con lautonomia differenziata potrebbero ampliarsi, siano colmate o evitate potenziando il ruolo del Ministero della Salute e investendo nella Sanità e sui suoi professionisti. Questa la posizione della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, appena condivisa dal Comitato Centrale riunito a Roma, dopo l’approvazione in via definitiva da parte della Camera del Ddl sullautonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario.

“È stata approvata dalla Camera – interviene il Presidente FNOMCEO, Filippo Anelli in un video per Fnomceo Tg Sanità – la legge sull’Autonomia differenziata. Nel passato abbiamo più volte espresso molte preoccupazioni che questo provvedimento potesse in qualche maniera allargare le disuguaglianze. La via da seguire potrebbe essere quella di dare al Governo la possibilità di intervenire per ridurre le disuguaglianze attraverso un potenziamento del Ministero della Salute, in modo tale da poter intervenire lì dove quelle Regioni o quei territori presentino gravi differenze in termini di tutela della Salute nei confronti dei loro cittadini”. “Oggi crediamo che – conclude Anelli – a seguito di questo provvedimento, il Governo debba necessariamente a questo punto garantire maggiori risorse per la sanità, debba tutelare soprattutto le regioni e i territori maggiormente esposti alle disuguaglianze. Crediamo che qui, ancora una volta, si debba intervenire sostenendo i professionisti perché le disuguaglianze in sanità si risolvono attraverso le competenze. Competenze chesono in capo ai professionisti della Salute che oggi nel nostro territorio purtroppo non sono sufficienti per garantire appieno tutti i diritti dei cittadini”.  Il Comitato Centrale ha rinnovato l’impegno a vigilare, a livello nazionale, locale e regionale, perché non si creino ulteriori disuguaglianze di salute e a svolgere, attraverso la Federazione nazionale, quelle regionali e gli Ordini, il suo ruolo consultivo per un accesso equo, universalistico e uguale alle cure.

“La legge sull’Autonomia differenziata, o meglio sul regionalismo potenziato, approvata con una maratona notturna, segna l’inizio della fine per l’indivisibilità dei diritti civili e sociali, a cominciare da quello alla salute”, commenta il Segretario Nazionale Anaao Assomed Pierino Di Silverio. “Nonostante molti esperti in materia, alcuni presidenti di Regione, la CEI, forze politiche e sociali diverse abbiano da mesi cercato di far comprendere la rischiosità del provvedimento, per la coesione sociale e la stessa identità nazionale, la logica degli scambi politici ha finito con il prevalere legittimando l’esistenza di più sistemi sanitari in barba alla Legge 833 del 1978 e all’articolo 32 della Costituzione”. “La possibilità concessa alle Regioni ricche (il Nord) di trattenere più gettito fiscale – ha proseguito Di Silverio – configura un extra finanziamento destinato ad alimentare prestazioni sanitarie aggiuntive per alcuni cittadini rendendo un diritto costituzionale funzione del reddito e della residenza. Chi risiede in Regioni “forti” si curerà, gli altri potranno solo aspettare o migrare o rinunciare alle cure, come già fanno 4,5 milioni di italiani. Un sistema indebitato e sottofinanziato, che esplicitamente esclude “aggravi” per la finanza pubblica, come potrà colmare l’attuale differenza del 25% di spesa sanitaria individuale tra Nord e Sud? Si sancisce, così, la fine del welfare state unitario, per anni elemento cardine della nostra democrazia, e le cure non saranno più garantite in maniera omogenea secondo il dettato dell’art 32 della Costituzione.” I poteri concessi in sanità dall’autonomia differenziata non sono pochi, è l’allarme lanciato da Di Silverio: “determinazione di tariffe e tickets; gestione dei fondi integrativi, con il rischio del risorgere di sistemi mutualistici-assicurativi; governance delle aziende, con la possibilità di un sistema arlecchino; mano libera sul sistema di formazione post laurea. Fino alla nascita di un mercato competitivo per l’ingaggio dei professionisti, l’avvio di una concorrenza selvaggia nell’acquisizione delle risorse umane nutrita dal dumping salariale e dalle incentivazioni regionali, che svuoterà di valore il CCNL dei dipendenti”. Vedremo di darvi ulteriori informazioni perché si tratta di un problema, il problema della salute, che interessa tutti gli italiani.

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