Conviene imparare a scrivere con la penna o su computer?

Mentre si continua ad investire nelle dotazioni tecnologiche degli istituti scolastici e nella formazione dei docenti all’uso delle tecnologie nella didattica e si misura il livello di alfabetizzazione informatica indispensabile alla cittadinanza digitale, è in corso un Dibattito a livello internazionale che appare per certi aspetti sorprendente, in quanto solleva dei dubbi sull’opportunità della totale digitalizzazione delle attività didattiche, specie per ciò che riguarda gli studenti più giovani che imparano a scrivere con la penna o la matita.  Insomma, l’iniziale entusiasmo per l’introduzione degli strumenti digitali nelle aule scolastiche, in verità talvolta acritico e viziato in parte da entusiasmi non mediati da riflessione accurata, si va trasformando in un interrogativo sul reale vantaggio rappresentato dalla evidente e significativa riduzione della familiarità degli studenti con la scrittura a mano e, ancor di più, in corsivo (La Torre). Già nel 2014 due psicologi, Mueller e Oppenheimer, avevano sollevato i primi dubbi sull’utilità effettiva dell’impiego di notebook o altri strumenti di videoscrittura in contesti scolastici, non solo e non tanto perché il computer e l’accesso a Internet possano essere fonte di distrazione, quanto perché tali strumenti sembrano avere un impatto negativo sulla capacità di prendere appunti e, di conseguenza, sulla qualità dell’apprendimento. Prendere appunti a mano porta  a sintetizzare e a individuare i concetti e le parole-chiave, attività che con tutta evidenza richiedono, e al contempo sviluppano, autonomia e appropriazione attiva del contenuto. Insomma, la tastiera consente di raccogliere una quantità maggiore di informazioni, ma la penna incide positivamente sulla qualità dell’apprendimento, poiché attraverso di essa non si riproduce passivamente, ma si rielabora…. Ai posteri l’ardua sentenza

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