A. Elena Riboldi su UNIVADIS, 22/11/2024.
Notiziario. Ancora notizie non buone dal mondo dei nostri giovani. News di UNIVADIS. forniscono informazioni sul reale stato psicologico degli studenti universitari soprattutto di quelli che hanno scelto la facoltà di Medicina e Chirurgia. Lo stereotipo dello studente universitario è quello del giovane gaudente che vive una fase spensierata della vita. Ma non è vero. grande errore crederlo, la realtà è molto diversa a giudicare dai risultati di una revisione sistematica della letteratura pubblicata sulla rivista Psychiatry Research da cui emerge che molti degli universitari che si rivolgono ai servizi di counseling psicologici offerti dagli atenei italiani presentano problemi psicologici e sintomi psicopatologici importanti.
Le peculiarità degli studenti italiani. Da noi in Italia Sono stati analizzati 36 studi sulla prevalenza dei problemi di salute mentale tra gli studenti universitari italiani. “L’analisi degli studi inclusi nella review, che hanno coinvolto complessivamente oltre 7.400 giovani, ha mostrato che gli studenti italiani che accedono ai servizi di Counseling Psicologici universitari (UCS) hanno un profilo simile a quello degli studenti valutati in altre ricerche internazionali. In particolare, gli studenti italiani hanno mostrato distress psicologici elevati (tra il 63,2% e il 92,7%), diversi sintomi psicopatologici – soprattutto nella forma di ansia e/o depressione – e un funzionamento psicologico problematico”, questo riferisce a Univadis Italia la Prof.ssa associata di Psicologia clinica Alda Troncone, del Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, che ha condotto e supervisionato la revisione. “Gli studenti italiani afferenti agli UCS sono risultati, tuttavia, differire dagli studenti valutati in studi internazionali in due aspetti”, prosegue, “In primo luogo, l’età media degli studenti che si rivolgono agli UCS in Italia è superiore a quella indicata nella letteratura di riferimento. È possibile ipotizzare che tale differenza sia espressione di caratteristiche specifiche del contesto italiano, come una transizione verso l’età adulta più complessa e un ritardo nel lasciare la famiglia di origine che può contribuire a ritardare nel giovane la consapevolezza del disagio e la possibilità di farsi carico di una domanda di aiuto. Da considerare, inoltre, anche il ruolo che può svolgere lo stigma legato alla salute mentale, rilevabile secondo studi italiani già in adolescenza, e che può procrastinare la ricerca di aiuto psicologico e quindi l’accesso ai servizi di counseling psicologico”. La seconda differenza riguarda la percentuale di studenti rivoltisi agli UCS con punteggio superiore al cut-off clinico (il valore indicato dagli strumenti di screening come rivelativo della presenza di sintomi psicopatologici significativi): in Italia è inferiore a quella riportata in studi internazionali (17%-55% contro 80% e più nel Regno Unito e in Danimarca). “È doveroso segnalare che tali differenze potrebbero essere conseguenti a specificità nella metodologia adottata dagli studi”, precisa la Prof.ssa Troncone.
