Ringraziamo la REDAZIONE DOTTNET del 7/01/2025
L’obiettivo della riforma, in itinere, è migliorare l’offerta per i cittadini a livello territoriale con i medici di famiglia che lavoreranno nelle Case di comunità e nei Cot (centrali operative territoriali). I Medici di famiglia saranno assunti direttamente dal Servizio sanitario Nazionale per lavorare sul territorio dove saranno poi assegnati nelle previste 1400 Case di Comunità. Secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, l’esecutivo starebbe lavorando a un testo di Legge per introdurre una novità di tipo contrattuale per medici specializzati in Medicina generale; il medico di base da libero professionista, se convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale con specifici obblighi, diventerebbe dipendente. Su questo tema è stato effettuato un Sondaggio tra e sui Medici di famiglia dipendenti che hanno dovuto rispondere alla seguente domanda: Lei è favorevole alla dipendenza per i medici di medicina generale? Ed ecco le risposte dei colleghi medici:
A) Senza dubbio, avremmo più garanzie come dipendenti ha risposto il 52%
B) No, preferisco la libera professione così com’è adesso ha risposto il 47%
C) Per coloro che lavoreranno in aggregazione con altri medici ha risposto solo il 9%
Totale 703 voti – Sondaggio chiuso!
Si tratta di una Novità contrattuale che dovrebbe interessare i nuovi medici di famiglia mentre chi resta, in libera professione, negli studi – oggi contiamo circa 40 mila medici di base in Italia – potrà rimanere convenzionato (si sta ipotizzando di dare un’opzione, ma dovrà mettere a disposizione un numero minimo di ore per la Sanità territoriale corrispondente a 14-16 h alla settimana. L’obiettivo è migliorare l’offerta, attualmente disastrosa, per i cittadini a livello territoriale mediante i medici di famiglia che dovranno lavorare nelle Case di comunità e nei Cot o Centrali operative territoriali. Nel mese di settembre dell’anno scorso il Ministro della Salute Schillaci aveva spiegato: «Nella prossima Manovra di Bilancio il Ministero si è impegnato ad elaborare n. 2 Disegni di Legge collegati tra loro (a) finalizzati al potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera, (b) nonché alla riforma delle professioni sanitarie, che intendo definire e portare all’approvazione quanto prima. Ma nessuna vera Riforma sanitaria può avere speranza se non si rivede il ruolo svolto dai medici delle cure primarie». La riforma – é in corso un fitto dialogo con le Regioni – è una sfida sapendo che, secondo la missione numero 6 del PNRR, entro il 2026 le Case di comunità in Italia dovranno essere 1.350. Tuttavia al 30 giugno 2024 ne risultavano attive soltanto 413, meno di un terzo del totale: fral’altro, di queste oltre la metà si trovano in Lombardia (136) ed Emilia (123). Seguono Veneto (62), Toscana (35), Piemonte (26) e Abruzzo (15). A parte qualche sparuta struttura nelle altre Regioni, in ben 10 – Basilicata, Calabria, Campania, Friuli, Lazio, Bolzano, Trento, Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta – non c’è neanche una Casa di comunità attiva. Comunque, secondo il Ministero i medici di famiglia dovranno essere il primo riferimento dei cittadini rispetto alle richieste di salute ed è per questo che cambieranno le norme a livello contrattuale.
