prima parte
Oggi propongo di rileggere insieme un articolo, (pubblicato su Harmonia Mentis edito da Angelini Pharma che ringrazio) in quanto lo ritengo utile per comprendere meglio il mondo degli adolescenti. L’adolescenza è una fase critica dell’età evolutiva notoriamente caratterizzata da una rapida crescita fisica associata a un cambiamento altrettanto rilevante dello schema corporeo e dell’immagine di sé, dall’emergenza delle prime pulsioni sessuali e da una radicale maturazione cognitiva, caratterizzata dallo sviluppo del pensiero astratto. Queste importanti modificazioni psicofisiche si ripercuotono inevitabilmente sul rapporto in famiglia con i genitori e si esplicitano in una costante e imprevedibile ambivalenza, attraverso la quale l’adolescente si conosce e si “sperimenta”, tra affermazione di sé, ricerca di autonomia dal contesto familiare e bisogno di appartenenza. Ma il periodo adolescenziale è particolarmente delicato anche per quanto riguarda l’aspetto umorale, e non sorprende che tra i disturbi in assoluto più frequenti si collochino quelli d’ansia, la cui prevalenza, in base alle casistiche, si colloca tra il 6% e il 25%, con preponderanza nel sesso femminile. Il mancato riconoscimento e il conseguente mancato trattamento possono portare non soltanto alla loro cronicizzazione ma anche a ripercussioni negative sullo studio (con un’elevata probabilità di abbandono scolastico), sull’autostima, sulle relazioni interpersonali e sullo stile di vita, fino all’acquisizione di comportamenti ad alto rischio come l’abuso di sostanze stupefacenti. A tali implicazioni si aggiunge anche la depressione, riscontrata nel 10-15% dei casi di disturbi d’ansia e temuta quale fattore promuovente un’ideazione suicidiaria. La diagnosi dei numerosi tipi di disturbi d’ansia si basa su criteri definiti dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fourth Edition (DSM-IV TR) e può avvalersi di numerosi strumenti appositamente elaborati dagli specialisti perché in questo capitolo sono comprese: (1) la fobia specifica ( comune, che viene spesso affrontata evitando una specifica situazione temuta (per esempio altezza, ragni, serpenti, sangue e aghi) con una risposta ansiosa estrema e irrazionale. Ai fini diagnostici la paura specifica deve essere presente per almeno 6 mesi e talvolta è preceduta da un evento traumatico o associata a predisposizione genetica, aumento dello stress nell’ambiente oppure a modelli comportamentali per lo più introiettati dal ragazzo, come per esempio la risposta di paura di un genitore a una determinata situazione; (2) la fobia sociale (disturbo d’ansia sociale) è forse il disturbo d’ansia più frequente nei ragazzi, che la descrivono per lo più come una paura irresistibile di attirare l’attenzione su se stessi o di dire qualcosa di stupido o imbarazzante in presenza di altri, in particolare di coetanei. Questa paura può raggiungere livelli tali da impedire di porre domande durante le lezioni a scuola, di parlare di fronte agli altri, di evitare di rispondere al telefono e di evitare l’uso dei bagni pubblici. Il disturbo d’ansia sociale grave può portare l’adolescente a isolarsi nel punto più remoto della casa, a non aver contatti con gli amici e persino a non frequentare la scuola.
