parte seconda
Dobbiamo premettere che il compito del pediatra è di prendersi cura del bambino affetto da enuresi cercando di rispondere a tutti i suoi dubbi dandogli certezze e facendo comprendere alle famiglie che il b. va supportato, compreso e aiutato; guai a rimproverarlo e colpevolizzarlo. La prima cura sta nella consapevolezza e nell’ottimismo da trasmettere al bambino; significa aiutarlo a non sentirsi solo, spiegargli che ci sono altri bambini nella sua scuola, forse nella sua stessa classe, con lo stesso problema per aiutarlo a combattere un naturale, ma pericoloso, senso di colpa. Una corretta spiegazione del perché si fa la pipì a letto, quindi, rimuove la vergogna e il senso di colpa, coinvolge il bambino e lo motiva ad affrontare la cura. Una volta ottenuto che il bambino vuole affrontare il problema, si può iniziare il trattamento, ma prima di tutto occorre una visita pediatrica che escluda altre malattie.
Dopo i 5-6 anni, se il bambino bagnasse ancora il letto allora dovrebbe essere preso in cura. Questo non vuol dire che tutti i casi andranno trattati con terapia farmacologica ma che tutti dovranno essere valutati dal pediatra o dallo specialista urologo. Nella maggior parte dei casi una corretta anamnesi con visita medica scrupolosa dovranno escludere la presenza di patologie malformative. Il Pediatra indagherà anche se fosse presente incontinenza urinaria di giorno oppure la necessità urgente di urinare o l’abitudine a rimandare trattenendo la pipì; inoltre si verificherà se l’enuresi notturna si accompagna a incontinenza fecale (perdita di feci) oppure a stipsi. Queste problematiche con eventuali infezioni urinarie vanno curate prima di affrontare l’enuresi. È stato dimostrato che regolarizzare l’intestino è il primo passo nella cura del bambino che soffre di enuresi notturna, e che talvolta è sufficiente per avere il miglioramento o addirittura la guarigione.
Generalmente tutte queste informazioni si possono ottenere compilando un Diario minzionale per qualche giorno, che analizzato consentirebbe di valutare il numero di minzioni giornaliere, la presenza di urgenza di fare pipì o la presenza anche di incontinenza diurna, la capacità vescicale, la quantità di liquidi assunti e la quantità di urine emesse nella notte.
La cura è complessa: é importante eseguire strategie comportamentali tra cui: insegnare ai bambini a non trattenere troppo la pipì e di urinare regolarmente ogni 2-3 ore; inoltre insegnare ad andare in bagno, sempre tutte le sere, subito prima di andare a letto; idratarsi (bere) correttamente durante la giornata, ma ridurre l’assunzione di liquidi dopo le ore 18 e a cena quando si devono diminuire i cibi salati e gli alimenti che contengono molto calcio, come latte, yogurt, formaggi ; é opportuno comunque seguire una dieta ricca di frutta e verdura per evitare la stipsi. In particolare ricordare che abbiamo due tipi di comportamento circa l’uso di farmaci: (1) cura per l’enuresi monosintomatica, consistente nel somministrare un farmaco che riduce la produzione di urine la notte (anti-diuretico) e utilizzare un allarme notturno che serve a facilitare il risveglio quando la vescica è piena, consentendo al bambino di andare a svuotarla in bagno. (2) cura per l’enuresi “non monosintomatica” (cioè quando vi sono sintomi attribuibili alla vescica anche di giorno) consistente nell’associare al farmaco antidiuretico farmaci vari se la vescica si comporta come se fosse più piccola o con eccessivo stimolo anche a basso riempimento (vescica iperattiva). In genere si sappia che il pediatra si limita a trattare l’enuresi monosintomatica, mentre per i bambini che non rispondono alla terapia o per i bb. che presentano enuresi non monosintomatica è utile avvalersi della consulenza dello specialista urologo.
In questi ultimi casi, quindi, é meglio mettersi in contatto con i grandi Ospedali (come il B. Gesù di Roma o il Meyer) o con i Reparti pediatrici universitari dove sono presenti Centri di urodinamica per la cura dell’enuresi dei soggetti in età pediatrica.
Gli AA. di questo articolo (citati nella prima parte) ricordano tutti, però, che in fondo il grande obiettivo nei confronti di un bambino che bagna il letto deve essere quello di vederlo felice anche di avere risolto il problema e di potere sperimentare la gioia di dormire a lungo e all’asciutto, senza sgraditi risvegli; non solo ma anche di avere la possibilità di passare qualche notte fuori casa, presso un amichetto o con altri familiari e in albergo senza la paura… o la vergogna di bagnare il letto.
