Due giorni fa abbiamo pubblicato la notizia dell’incontro avvenuto tra il Ministro Valditara e il neo Presidente SIP Rino Agostiniani affiancato dal Vice presidente Pietro Ferrara per trovare un accordo al fine di operare il riavvicinamento del mondo della Scuola a quello della Sanità per soggetti in età pediatrica (entro i 18 anni). Oggi riproponiamo la notizia relativa all’OMCEO, che tempo fa avrebbe invitato il Ministero della salute a garantire a tutti i minori il diritto alle cure pediatriche sino a 18 anni sia sul territorio che negli ospedali, senza differenze legate alla Regione in cui si nasce e si risiede; tale diritto é già stato acquisito da altri Paesi Europei come Francia, Gran Bretagna, Olanda, Polonia e Svezia. Si tratta di una richiesta avanzata dagli Stati generali della Pediatria, convocati al Ministero della Salute con la Società Italiana di Pediatria (SIP) per fare il punto sulle criticità relative all’Assistenza pediatrica che in Italia resta, peraltro, tra le migliori del mondo.
Purtroppo dobbiamo constatare che, sebbene per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e per la Legge italiana (Legge n. 176 del 1991) l’infanzia includa tutti gli individui fino ai 18 anni, il diritto alle cure pediatriche nel nostro Paese si ferma stranamente a 14 anni, proprio in quella fase in cui l’adolescente è nel pieno delle modificazioni puberali e delle dinamiche evolutive proprie dell’età che prevede interventi medici specifici. Dopo questa età (14 anni), infatti, i bambini non possono più essere seguiti dal pediatra di libera scelta, ma finiscono in carico al medico dell’adulto (con l’eccezione per i bambini con patologie croniche che restano in carico ai pediatri sino a 16 anni). Ancora più complicata è la situazione per quanto riguarda l’assistenza ospedaliera perchè non esiste una legge nazionale che definisca sino a quale età gli adolescenti abbiano diritto a essere curati nei reparti pediatrici. La situazione è diversa da Regione a Regione e persino da provincia a provincia, con la conseguenza che oltre il 25% dei bambini tra 0-17 anni viene ricoverato in reparti per adulti e circa l’85% dei degenti tra 15 e 17 anni è gestito in condizioni di promiscuità con pazienti adulti e anziani da personale non specializzato nell’assistenza ai soggetti in età evolutiva. Tale situazione riguarda soprattutto le Terapie intensive pediatriche poche e mal distribuite: appena 26 in tutta Italia, con solo 202 posti letto e una media di 3 Posti letto (PL) ogni milione di abitanti contro gli 8 PL/milione in Europa. Ne consegue che moltissimi pazienti in età pediatrica vengono ricoverati nelle Terapie intensive per adulti e quindi, seguiti da personale spesso con scarsa esperienza specifica nel campo dell’Età evolutiva. Eppure, la letteratura scientifica ha dimostrato che la specifica esperienza in assistenza pediatrica e intensiva neonatale è determinante per ottenere i migliori risultati possibili. “Perciò questa situazione non è più accettabile. Come pediatri difendiamo la specificità pediatrica, ossia il diritto di bambini e adolescenti a essere curati in ambienti a loro dedicati e da personale specificatamente formato e aggiornato per curare soggetti in età evolutiva” aveva affermato il precedente presidente della SIP, la Prof.ssa Annamaria Staiano, ora sostituita dal Collega Prof. Rino Agostiniani. “E’ ormai noto come un ambiente e un’assistenza a misura di bambino rappresentino una parte integrante del percorso di cura. Infatti l’attuale caotica situazione finisce quasi sempre per penalizzare i ragazzi, disorientare le famiglie e creare ingiuste discriminazioni legate alla Regione in cui si risiede” . “Il legislatore intervenga” – aggiunge Giovanni Corsello, Professore ordinario di Pediatria, Università di Palermo – “perché chiediamo di garantire l’assistenza inserita nei Livelli essenziali delle prestazioni (LEP) mediante l’innalzamento dell’età pediatrica a 18 anni, sia in Ospedale che sul Territorio, per gestire al meglio la transizione verso l’età adulta; l’adolescente è spesso orfano dal punto di vista assistenziale e per quanto riguarda le corrette risposte ai bisogni di salute”. Da tempo Noi Pediatri stiamo dicendo che, attualmente, troppe sono le differenze su base regionale: se in Sicilia, Sardegna, Molise, dopo i 14 anni gli Adolescenti, in linea di massima, finiscono nei reparti per adulti, in Lombardia e Trentino-Alto Adige ciò avviene dopo i 15 anni; in Toscana dopo i 16; in Basilicata si è accolti nei reparti pediatrici sino a 17 anni, in Abruzzo e Veneto sino a 18. Nelle altre regioni l’età varia tra 14, 16, 18 anni a seconda degli ospedali. Così in Campania il limite è 14 anni, con l’eccezione di Benevento dove è 18 anni; in Liguria dopo 16 anni si va nei reparti per adulti, ma a Savona ciò avviene già dopo i 15. Unica eccezione, in questo panorama negativamente variegato, sono gli adolescenti con patologie croniche, che, in linea di massima, hanno diritto alle cure ospedaliere pediatriche sino alla maggiore età. Ebbene, dopo avere analizzato i suddetti dati, ci sembra giusto essere solidali con le nostre società scientifiche e proporre al Ministero della Salute ulteriori incontri per rispondere al quesito insito nel titolo di questo articolo quanto prima, perché la situazione socio-sanitaria di questo settore in Italia sta diventando intollerabile e ingiustificata per una Sanità che si definisce moderna ed é ancora efficiente. L’ANABO ritiene indispensabile che vengano approvate le recenti proposte avanzate dalla SIP al Ministero competente in modo da garantire l’assistenza pediatrica a tutti i soggetti di età inferiore a 18 anni ed in tutte le Regioni.
