Gli psichiatri parlano della gestione di adolescenti radicalizzati, cioè responsabili di comportamenti violenti 

Autrice: Stephanie Lavaud – lavoro pubblicato da UNIVADIS il 25.3.2025

seconda parte

Dunque, nella prima parte, abbiamo parlato di ragazzi che diventano degli estremisti, con il grande pericolo di incontrare dei fuorilegge che li inglobano e pilotano per commettere azioni delittuose e reati anche molto gravi… anche contro i loro stessi familiari dissenzienti . Ma allora si deve conoscere quale è il quadro clinico dei giovani cosiddetti radicalizzati. Corduan chiarisce: “I sintomi psicotici scompensati, come la schizofrenia o la mania, sono molto rari nella popolazione che incontriamo; sono invece molto più comuni i traumi precoci che comportano danni soggettivi e desiderio di vendetta. Spesso ci troviamo di fronte a una dinamica post-traumatica (come famiglie dissestate e gravi abusi infantili, fisici, psicologici o sessuali) che viene riattivata nell’adolescenza dall’esposizione alla propaganda – qualunque essa sia (jihadista, di estrema destra, ecc.) – portando molti giovani a sperimentare stati d’animo simili alla dissociazione post-traumatica. Ci sono anche molti giovani con disturbi autistici non precedentemente diagnosticati. Questo spiega le difficoltà di integrazione con i coetanei benpensanti, l’incapacità di socializzare e le loro “opinioni molto forti” su come rispondere, spesso delittuosamente, ai problemi che devono affrontare. Alcuni hanno sperimentato ostracismo, molestie e, solo attraverso l’auto-classificazione all’interno di una ideologia, trovano un’identità – che a volte è molto diversa dalla propria. Sono ragazzi che si identificano con altre persone vittime di ingiustizie, assimilano i loro discorsi di odio e iniziano persino a comprare armi su Internet ed a immaginare di agire, come spesso avviene. Per quanto riguarda poi il sistema familiare, esso  è spesso disfunzionale, con dinamiche di controllo a incastro, quando vi è un grande controllo da parte degli altri membri della Famiglia per garantire una fedeltà assoluta, che ostacola il processo di autonomia e individualizzazione dell’adolescente. Ed oggi l’unico modo per separarsi è rompere radicalmente con i genitori, il che facilita l’incontro con altri gruppi ritenuti amicali ai quali offrono fedeltà assoluta. In questo caso, la rottura del legame sarà “riorganizzata in una dipendenza” da persone che incarnano un vero e proprio Sistema ideologico. Inoltre nelle famiglie in cui i bambini crescono, vediamo le dinamiche delle cosiddette personalità “sensibili” o paranoiche, il tutto in un contesto in cui l’adolescente costruisce la propria identità e in cui i sentimenti di ingiustizia, pregiudizio e risentimento sono spesso presenti. Ma allora come rimediare e prendere in carico questi giovani e come  offrire loro assistenza quando non la chiedono? Corduan risponde così:Dobbiamo fare affidamento sui genitori e sulle richieste delle istituzioni. Si sta parlando ormai della necessità di standardizzare l’assistenza alle persone coinvolte in comportamenti violenti. In pratica, sembra difficile stabilire un Protocollo per garantire un Programma di sostegno che copra una gamma così ampia di fragilità, vulnerabilità e forse di… psicopatologie. Una possibilità è quella di dare loro la sensazione di una raggiunta autonomia attiva, al di fuori del campo della violenza, ma questo può richiedere molto, forse troppo tempo! 

NdR. Cari Amici, con questo articolo a due voci (di Lavaud e Corduan) riusciamo a capire il perché degli scontri, sempre più frequenti, tra bande di giovanissimi e spesso con feriti anche gravi e morti o di matricidi da parte di adolescenti, divenuti quasi giornalieri. Le nostre Autorità stanno facendo del loro meglio, ma è fondamentale preparare e formare Unità operative comprendenti Neuropsichiatri infantili perché i tempi della violenza gratuita e non richiesta devono cessare; dobbiamo trovare il modo di aiutare questi ragazzi radicalizzati che corrono il rischio di rovinarsi l’esistenza per sempre, passando molti anni in carcere! Dunque prendiamo come riferimento questo interessantissimo e originale articolo, tradotto da Medscape edizione francese, utilizzando diversi strumenti, alcuni dei quali basati sull’IA. Per ora ringraziamo il membro della Redazione di Univadis Italia, perchè ha rivisto e chiarito per i lettori il contenuto dell’articolo, difficile da comprendere “per i non addetti ai lavori”.  

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