seconda parte
Molti professionisti di entrambi i sessi, nazionali e internazionali, sono impegnati a studiare nuove strategie e/o nuovi strumenti che abbiano come obiettivo la tutela di bambini, bambine e adolescenti viventi in qualsiasi contesto, ma anche per sfatare le tante credenze che possono essere alla base di valutazioni e interventi errati. Noi dobbiamo però dire che manca il coinvolgimento dei PEDIATRI, anch’essi importanti quali medici di famiglia, che riscuotono la fiducia dei piccoli pazienti. Anche Essi devono partecipare se impegnati nei consultori familiari ed essere convocati agli incontri ed ai congressi organizzati per discutere questo annoso tema. Dovete sapere che molti sono i falsi miti che ruotano attorno alla tutela dei minori; ve ne ri-proponiamo 6 (sei) tratti dal Report presentato dal Progetto Prisma, condotto da Edizioni Centro Studi Erickson in collaborazione con Save The Children e riportati anche su Noi in famiglia (sulla pagina dedicata alla società del quotidiano Avvenire, è stato il tema del 7 maggio 2023):
- La maggior parte dei bambini confida a qualcuno di aver subito un abuso sessuale. FALSO!
Nel caso di abusi sessuali, gli abusanti, in genere, fanno credere al bambino che sia stato il suo comportamento a indurli ad agire in modo inappropriato. I bambini sono manipolati con grande abilità e spinti a sentirsi i responsabili di quanto avvenuto, inducendoli al silenzio. I bambini stessi possono nutrire sentimenti contrastanti nei confronti dell’abusante, che, come è evidente nel caso dei familiari o amici di famiglia, può essere una persona a cui sono affezionati e di cui si fidano.
- Lamaggior parte degli abusi sui minori è ad opera di adulti sconosciuti. FALSO!
Gli abusanti sono generalmente persone conosciute e di cui i bambini si fidano.
- I bambini con disabilità sono meno a rischio di subire abusi. FALSO!
I bambini con disabilità sono più a rischio.
- Le bambine sono più a rischio di subire abusi. FALSO!
Maschi e femmine sono ugualmente a rischio.
- Gli abusanti sono solo adulti. FALSO!
L’abuso può essere perpetrato anche tra pari.
- Chi abusa sessualmente di bambini e bambine è facilmente riconoscibile perché non ha relazioni sessuali con adulti. FALSO!
Nonostante manifestino una preferenza sessuale per minorenni, molte di queste persone hanno relazioni con adulti (spesso, per ragioni di convenienza sociale). Comunque ci preme farvi giungere, snocciolati, i consigli che nascono dalle riflessioni di esperti, da tenere presenti e da diffondere. Avrete forse sentito il grido “Prendiamoci cura di me”, che è un vero e proprio appello a concordare i vari progetti di cura a cui partecipano operatori sanitari, docenti scolastici e soprattutto le famiglie con minori, secondo la Prof.ssa Elena Cabiati, assistente sociale dell’Università Cattolica. Su questo stesso concetto batte anche Valentina Di Grazia, coordinatrice dei sistemi di tutela di Save the children, in quanto della tutela di un minore sono responsabili tutti coloro che lo frequentano a vario titolo (per attività sport, lezioni di musica o danza, ripetizioni scolastiche ecc.); insomma per qualunque motivo e consiglia un impegno collettivo in modo da garantire “ambienti di crescita extra-familiari sicuri e tutelanti” con lo scopo di evitare ai minori rischi con danni psicologici. Ed ancora una pedagogista dell’Università di Padova, Paola Milani richiama l’attenzione sull’importanza delle “buone prassi” come suggerito dal Progetto Pippi a livello nazionale, progetto di intervento per la prevenzione della istituzionalizzazione attivo in Italia dal 2011 che ha portato a un nuovo LENS (Livelli essenziali delle prestazioni sociali) che sono in fase di attuazione su centinaia di ambienti territoriali sociali a rischio per i minori. Molte dunque le iniziative o gli interventi, come, quello basato sulla importanza tra famiglie (responsabile è Ivan Esposito, di Pio Monte della Misericordia di Napoli) che sta offrendo un progetto di affido culturale attivo dal 2020 a Napoli e in altre otto città italiane, che si basa sull’utilizzo delle famiglie definite “risorsa”, in quanto valorizza l’esperienza dell’affido familiare con la fruizione di prodotti e servizi culturali dove i genitori normalmente portano i propri figli (cinema, teatri, musei) ma contemporaneamente portano anche un bambino di un altro genitore che per cause socioculturali, altrimenti, non frequenterebbe mai quei luoghi istruttivi e formativi. Ultima, ma non in ordine di importanza, è la tesi della Prof.ssa Valentina Calcaterra (Università Cattolica) che consiglia di partire dall’ascolto, come premessa per definire i percorsi di aiuto in maniera partecipata quando gli ostacoli da affrontare sono le difficoltà comunicative tra adulti e minori e sono proprio questi ultimi che vogliono partecipare e spesso definire percorsi di aiuto risultati molto produttivi.
