Educazione digitale: da Save the Children una guida in aiuto ai genitori

Ritorniamo su questo tema affrontato coraggiosamente da Save the children perché molti sono i pericoli dei minorenni che navigano su Internet o su similari servizi. Un recente Report di Save the Children ha analizzato lo smartphone in preadolescenza, ormai usato incondizionatamente dai ragazzi tra gli 11 e i 13 anni: il 62,3%, ovvero oltre 3 su 5, ha almeno un Account social. Nel dettaglio, il 35,5% ne ha 1 su più social e un ulteriore 26,8% soltanto 1. “E questo accade nonostante la legge per decreto preveda che siano necessari 14 anni (13 anni con l’autorizzazione dei genitori) per fornire il consenso al trattamento dei propri dati online necessari ad aprire un account. Di conseguenza, le principali piattaforme hanno stabilito il limite minimo di 13 anni per aprire un account sui social media”, sottolinea il Rapporto di Save the children. Il 31,3% dei ragazzi e delle ragazze di quest’età è connesso online con i suoi amici attraverso chat, chiamate, videochiamate più volte al giorno, il 5% lo è continuamente. L’82,2% dei preadolescenti usa internet per scambiare messaggi, poco meno del 40% per inviare e ricevere mail, quasi 1 su 5 (il 18,5%) per leggere articoli di giornali o siti di informazione, l’11,3% per esprimere opinioni su temi politico-sociali, il 9,6% per seguire corsi online. Ormai i bambini, bambine e adolescenti crescono in una dimensione ‘onlife’, in cui il mondo materiale e quello digitale si intrecciano tra loro, ma ciò non significa che i minorenni abbiano tutti gli strumenti necessari per rapportarsi online consapevolmente con l’universo – commenta Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children -. La rete, infatti, può rappresentare una enorme opportunità di apprendimento e socializzazione in quanto permette ai più giovani di esplorare e sviluppare nuove competenze, ma può anche nascondere rischi di fronte ai quali i ragazzi non possono essere lasciati soli. Serve perciò un’azione collettiva e strutturale, che parta proprio dalla sensibilizzazione degli adulti (famiglie) e crei un’alleanza ampia tra famiglie, scuola, istituzioni, imprese e società civile, e che intervenga a colmare le disuguaglianze digitali presenti in Italia. E i divieti da soli rischiano di rivelarsi inefficaci e addirittura controproducenti, e potrebbero spingere i minori verso spazi digitali più rischiosi e meno regolamentati, oltre che scoraggiare un dialogo tra adulti e minori sulla vita online”. Dunque il ruolo dei genitori e degli adulti di riferimento (cioè la famiglia) è fondamentale per un utilizzo sicuro e critico e per la prevenzione di rischi come il cyberbullismo e altre forme di violenza segnalate on-line. Per questo motivo Daniela Fatarella ha voluto pubblicizzare una sua Guida con consigli e strumenti utili, destinata proprio a chi ogni giorno può e deve accompagnare i minori in una dimensione online.  Allo stesso modo – come i recenti tragici casi di cronaca hanno messo in evidenza – è fondamentale l’introduzione di percorsi obbligatori di educazione all’affettività e alla sessualità a scuola, che affrontino temi come il rispetto dell’altro, il consenso, l’identità di genere, l’orientamento sessuale, perché ragazze e ragazzi possano vivere in modo sano le relazioni, sia nell’ambiente fisico che in quello digitale. È dunque fondamentale – conclude Fatarella – che siano attuate pienamente le regole esistenti, con l’individuazione, da parte delle Istituzioni europee e nazionali, di Sistemi di age verificationefficaci e rispettosi della privacy, e che sia definito da parte dell’Unione Europea un preciso Quadro Legale per stabilire la responsabilità delle piattaforme nella prevenzione dei rischi di abusi psicofisici sui minori… online”.

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