La stimolazione magnetica transcranica (TMS) ne parla il Prof. Antonio La Daga su Deprestop

prima parte

Recentemente ne abbiamo parlato anche noi, esattamente il 9 maggio scorso. Ma è importante approfondire il tema della TMS perché é una tecnica non invasiva e indolore che utilizza impulsi magnetici per stimolare specifiche aree del cervello. Un dispositivo genera un campo magnetico che attraverso il cranio arriva alle aree cerebrali individuate, raggiungendo le regioni cerebrali target e modificandone l’attività neuronale. Questa lezione è stata data alle stampe ai primi di maggio, firmata dal Collega ANTONIO LA DAGA appartenente al Gruppo formidabile dei colleghi della Redazione che, coordinati dal Direttore Editoriale Prof. Maurilio Tavormina, scrivono i loro articoli sulla rivista Deprestop.it che invito a leggere per la sua utilità dovuta a un linguaggio espositivo chiaro e comprensibile, peraltro rigorosamente scientifico.

Cenni storici. Le origini della TMS

Tutto ha inizio con le scoperte di Michael Faraday (1831) fisico chimico e divulgatore scientifico britannico del XVIII secolo. Faraday dimostrò che un campo magnetico variabile nel tempo induce una corrente elettrica in un conduttore posto nelle sue vicinanze: induzione elettromagnetica. Questo principio è alla base del funzionamento della TMS. Prima del suo avvento si utilizzava la Stimolazione Elettrica Transcranica. Questa tecnica però presentava diversi limiti, tra cui l’invasività e la necessità di posizionare elettrodi direttamente sul cuoio capelluto. Negli anni 80 (Barker,1987) viene sviluppato il primo stimolatore magnetico non invasivo. Grazie a questo dispositivo divenne possibile indurre correnti elettriche nel cervello senza la necessità di elettrodi. Barker ed il suo gruppo di ricercatori dell’Università di Shield hanno il merito di aver messo a punto il primo prototipo di Stimolatore Magnetico Transcranico. Inizialmente la TMS venne utilizzata principalmente come strumento di ricerca per studiare la fisiologia del cervello ben presto però si comprese il suo potenziale terapeutico.

Come funziona in Medicina, quale strumento terapeutico

A differenza della terapia elettroconvulsiva (ECT) che applica elettricità direttamente al cervello per indurre convulsioni, la TMS è un trattamento non farmacologico e non invasivo. Questa tecnica utilizza impulsi magnetici per stimolare aree del cervello che, è stato visto, risultano ipoattive nella depressione, in particolare la corteccia prefrontale. I pazienti sono svegli durante il trattamento e possono tornare alle attività quotidiane, inclusa la guida, subito dopo la sessione. Durante la prima sessione di trattamento, i medici identificano la soglia motoria di un paziente, che verrà somministrata durante il corso del trattamento. La quantità di intensità del campo magnetico varia per ogni paziente ed a secondo della patologia trattata. Durante una sessione di TMS viene posizionata una bobina elettromagnetica sul cuoio capelluto vicino alla fronte, oppure in altre posizioni della testa secondo la patologia trattata. Il dispositivo invia per qualche minuto brevissimi impulsi magnetici sul cranio, stimolando le cellule nervose nella regione del cervello correlata alla patologia che si vuole trattare. Si tratta di una procedura indolore!

Risultati  dalla Ricerca scientifica 

La letteratura scientifica attuale (Walsh, 2000; Welberg, 2007) suggerisce che la TMS esercita la sua azione attraverso la capacità di stimolare la plasticità cerebrale. Da essa scaturisce la formazione di nuove connessioni cerebrali ed il rilascio di sostanze chimiche cerebrali quali ad esempio la dopamina, noto neurotrasmettitore endogeno e la serotonina. Queste molecole legate alla infiammazione cerebrale aumentano la circolazione e l’ossigenazione cerebrale (Bolognini et al. 2010). Spesso la TMS viene utilizzata quando le opzioni di trattamento precedenti hanno fallito, quando i farmaci causano effetti collaterali e/o non sono tollerati dal paziente. I trattamenti sono della durata di 3-20 minuti, con frequenza di alcune settimane a seconda della patologia. Durante il trattamento il paziente è seduto comodamente in poltrona e durante la seduta il paziente può addormentarsi oppure guardare il proprio telefonino, leggere e così via. La seconda parte che pubblicheremo lunedì, tratterà le applicazioni della TMS in Medicina, articolo del Prof. La Daga, che ringraziamo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *