Notiziario da Il Messaggero (Salute e benessere,,,i segreti della mente, 10 dic. 2025). Attenzione è stato dimostrato da questo lavoro pubblicato nel giugno scorso che usare quotidianamente ChatGpt e altri strumenti di intelligenza artificiale avanzata avrebbe pericolose ripercussioni sulla capacità di apprendere, pensare e ricordare degli adolescenti in quanto, durante l’esperimento gli studenti con l’aiuto tecnologico hanno dimostrato minore ideazione creativa nel compito e una memoria lacunosa. il loro cervello, in parole povere, si addormenta. Lo ha rivelato uno studio del MIT di Boston Massachusetts Institute of Technology, il primo nel suo genere, che ha misurato mediante elettrodi le attività cerebrali di tre gruppi di studenti: il primo al lavoro con ChatGpt, il secondo con accesso a Internet (ma senza strumenti di intelligenza artificiale) e il terzo con altri strumenti più tradizionali. I risultati, secondo il Media Lab del MITsono inequivocabili. Il paper ha un titolo esplicito: “Il tuo cervello e ChatGPT: accumulo di debito cognitivo nell’usare un assistente di intelligenza artificiale per compiti di scrittura”. A guidare lo studio è stata la Prof.ssa Natalia Kosmyna, una ricercatrice con un dottorato in informatica che lavora da tempo sull’interazione fra i computer e il cervello umano. Il modello di ricerca di Kosmyna e dei suoi colleghi, fra i quali vari neuroscienziati e studiosi del linguaggio, è stato del tutto sperimentale. Kosmyna ha formato tre gruppi da un campione di 54 volontari, incaricati ciascun componente di scrivere tre brevi testi per tre sessioni successive su temi predefiniti, per un periodo di un trimestre. Il primo gruppo “Brain-only” poteva scrivere solo sulla base delle proprie risorse mentali, senza accesso né a internet né a uno schermo. Il secondo gruppo aveva accesso al motore di ricerca di Google. Il terzo gruppo invece aveva accesso all’intelligenza artificiale, in particolare alla ChatGPT di Open AI. Il cervello dei partecipanti a tutti e tre i Gruppi in studio è stato analizzato connettendolo agli elettrodi di un elettroencefalografo mentre svolgevano il compito richiesto. I risultati hanno dimostrato che nello stesso processo di scrittura i componenti dei tre gruppi hanno manifestato un’attivazione molto diversa delle loro menti. Rispetto al livello del gruppo che scriveva senza supporto digitale, il gruppo con accesso al solo motore di ricerca ha registrato una connettività cerebrale fra il 34% e il 48% più bassa; il gruppo con accesso a ChatGPT (nella forma di GPT-4o) ha mostrato una connettività cerebrale del 55% più bassa. In sintesi: più consistente è il supporto e più si riduce l’ampiezza dell’attività del cervello.
I ricercatori del MIT hanno così dimostrato che “l’uso dell’IA ha avuto un impatto misurabile sui partecipanti e,i partecipanti del gruppo con accesso a ChatGpt, hanno ottenuto risultati peggiori rispetto alle loro controparti a tutti i livelli: neurale, linguistico e di punteggio“. Gli AA. hanno sottolineato che “come qualsiasi altro strumento, anche ChatGpt presenta una serie di pro e contro” e che il loro studio “si concentra sulla scoperta del costo cognitivo dell’utilizzo di un LLM (modello linguistico di grandi dimensioni) nel contesto didattico”.
Le aree del cervello connesse all’apprendimento
Il gruppo “Brain-only” evidenzia un’attivazione delle aree del cervello connesse con l’ideazione creativa, con l’integrazione dei significati fra loro e con l’automonitoraggio: le funzioni necessarie a generare contenuti, pianificarli e rivederli.
Invece chi usa Google fa lavorare soprattutto la corteccia occipitale e visuale: le aree che presiedono ad assimilare tramite la vista l’informazione ottenuta sullo schermo e poi raccoglierla. Infine, chi usa ChatGPT attiva soprattutto le aree per funzioni pressoché automatiche ed entro un’impalcatura esterna.
In sostanza, affidarsi all’AI genera conformismo di pensiero e messaggi. Qui però è arrivata una sorpresa ulteriore: nell’83% dei casi, chi aveva lavorato con ChatGPT ha poi avuto difficoltà nel citare frasi dai propri stessi testi già pochi minuti dopo averli consegnati; come se chi aveva scritto con ChatGPT non avesse sviluppato nessun senso di appartenenza riguardo al contenuto del proprio lavoro e tutta l’attenzione fosse andata solo a come riprodurre passivamente informazioni generate all’esterno. Al contrario, quasi tutti coloro che hanno lavorato da soli sono riusciti a citare frasi dai testi appena scritti quasi esattamente, mostrando molta più attenzione al contenuto e al senso del lavoro svolto (non solo alle modalità).
Il “debito cognitivo”
Chi era abituato a contare su ChatGPT ha mostrato comunque un’attivazione cerebrale più debole quando è rimasto senza supporto digitale, come se la mente fosse divenuta più pigra e incapace di creatività, giudizio di merito e memoria profonda.
Invece chi aveva già imparato a pensare e produrre lavoro in autonomia con ChatGPT ha potenziato le proprie capacità cognitive.
