Un Interrogativo sul futuro della Neonatologia italiana se lo è posto la SIN (Società Italiana di Neonatologia) con richieste dettagliate depositate presso il Ministero della Salute in relazione con la crescente denatalità

La denatalità impone una riforma delle cure, per cui occorre subito una urgente revisione dei Centri nascite italiani che sono Unità funzionali perinatali, classificati ancora di 3 livelli: 1° (cure minime); 2° (cure intermedie se neonato bisognoso di cure) e 3° livello (neonati bisognosi di terapia intensiva medica e/o chirurgica). La SIN Italiana ha proposto un piano per garantire il futuro delle neonatologie italiane in difficoltà a causa della denatalità per spese non più sostenibili per mantenere in vita strutture sempre più sofisticate con relative spese insostenibili qualora le nascite diventassero sempre più rare. Al Ministero della Salute da tempo vi è un confronto tra istituzioni, accademia e professionisti. Al centro del dibattito vi è il rafforzamento delle reti perinatali, il riconoscimento accademico della disciplina e laccesso uniforme alle cure sul territorio nazionale. Si deve partire dal concetto che ilcalo delle nascite non può tradursi in una riduzione dellattenzione verso la salute dei più piccoli. E questo é il messaggio emerso dal Convegno nazionale “Il futuro della Neonatologia in Italia”, promosso dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN) presso il Ministero della Salute, con l’obiettivo di delineare strategie per rafforzare l’assistenza neonatale e perinatale nel nostro Paese. L’incontro è arrivato in un momento particolarmente delicato dal punto di vista demografico. Secondo gli ultimi dati Istat, nel 2025 le nascite in Italia sono scese a circa 355mila, con una riduzione del 3,9% rispetto all’anno precedente. Un trend che, secondo gli esperti, richiede una riorganizzazione dei servizi senza compromettere la qualità delle cure destinate ai neonati. La Neonatologia di 3° livello costituisce una delle aree più specialistiche della medicina moderna, ve lo dice un medico che ha dedicato alla neonatologia i primi 20 anni di attività pediatrica e neonatale alla Scuola romana del Prof. Giovanni Bucci effettuando studi e ricerche anche come primario pediatra e direttore sanitario con responsabilità di varie sezioni neonatali negli ospedali della provincia di Frosinone, occupandosi con l’aiuto dei pediatri del reparto della salute del bambino fin dai primi istanti di vita e integrando competenze che spaziano dalla medicina materno-fetale alla terapia intensiva neonatale, dalla genetica all’anestesiologia e chirurgia. In questa specialità, il Neonatologo svolge un ruolo insostituibile lungo tutto il percorso assistenziale, dalla gravidanza fino al follow-up dopo la dimissione ospedaliera. Tra le principali criticità evidenziate durante il confronto emerge il mancato riconoscimento universitario della disciplina. Nonostante la sua consolidata presenza negli ospedali italiani, la Neonatologia continua a essere poco rappresentata nel mondo accademico, con conseguenze sulla formazione specialistica, sulla ricerca e sul ricambio generazionale. Un quadro che colloca l’Italia nelle ultime posizioni in Europa per numero di Professori ordinari dedicati alla disciplina. Il tema della formazione è stato indicato come uno degli elementi chiave per garantire in futuro competenze altamente specializzatenella gestione del neonato sano e patologico. Parallelamente, è stata sottolineata la necessità di rafforzare la presenza della neonatologia nei percorsi di studio universitari e nei programmi di ricerca. Altro punto centrale riguarda l’organizzazione delle reti perinatali. Gli specialisti hanno evidenziato l’importanza di una distribuzione più omogenea dei servizi sul territorio, con particolare attenzione al Servizio di Trasporto dEmergenza Neonatale (STEN), considerato essenziale per assicurare interventi tempestivi ai neonati che necessitano di cure specialistiche. L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze regionali e garantire standard assistenziali uniformi in tutto il Paese.  Nel corso dell’incontro è stato inoltre ribadito il ruolo strategico dell’Italia nella ricerca farmacologica neonatale. Grazie alla presenza di aziende e centri di ricerca attivi nello sviluppo di terapie innovative, il settore continua a rappresentare un ambito di grande interesse, soprattutto per le malattie rare che colpiscono i neonati e che ancora oggi dispongono di limitate opzioni terapeutiche. La SIN ha infine richiamato lattenzione sulla necessità di investire non solo nelle strutture e nella formazione, ma anche in modelli assistenziali sempre più orientati alla famiglia. Tra le priorità indicate figurano il potenziamento delle terapie intensive neonatali e la piena presenza dei genitori accanto ai figli ricoverati, attraverso l’accesso continuativo ai reparti. Per gli specialisti, la sfida della denatalità non può essere affrontata soltanto sul piano numerico: ogni nascita rappresenta un patrimonio da tutelare attraverso un sistema sanitario capace di garantire cure specialistiche, ricerca e assistenza di qualità fin dai primi giorni di vita.