Invitiamo Tutti a leggere e rileggere quanto ha scritto Papa Leone XIV nella sua Enciclica altrimenti definita una nuova Rerum novarum del Terzo Millennio che troviamo commentata su Vatican News, dal titolo “La Magnifica Humanitas”, che è una contro-narrazione potente rispetto al tecno-liberismo bellicista imperante. Il lavoro, qualunque esso sia, deve essere dignitoso e rispettare la persona. STEFANO IUCCI scrive l’oneroso articolo e approfondisce, cerca di chiarire, invita alla meditazione e a proteggere l’umanità dalla IA, un rischio colossale. La “Magnifica Umanità” per Leone XIV è il Genere Umano nella pienezza dei suoi diritti e dei suoi valori intangibili. Questo è l’ esordio che il Papa ha scelto per la sua prima enciclica – Magnifica Humanitas, appunto – una data significativa: il 15 maggio. Nello stesso giorno, nel 1891, Leone XIII promulgò la Rerum novarum che fondò la moderna dottrina sociale della Chiesa. Al centro, all’epoca, la questione sociale, da affrontare anche per scongiurare l’avanzare del socialismo che, infatti, nell’enciclica fu condannato come una falsa risposta alla questione operaia.
Oggi, non che la questione sociale sia tramontata, c’è una cornice che sembra comprendere tutti i temi che incidono sulla dignità del genere umano: la digitalizzazione spinta del mondo in cui viviamo e intessiamo le nostre relazioni e che ha trovato il suo esito estremo – almeno per ora – nell’Intelligenza Artificiale che, se non regolamentata, rischia di comprimere diritti civili e sociali. Da qui il bellissimo sottotitolo dell’Enciclica: Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale. Nel termine “custodia” c’è tutto: l’idea dell’essere umano come bene prezioso che va protetto da tutto ciò che lo minaccia: sfruttamento sul lavoro, spoliazione ambientale, guerre, controllo capillare attraverso l’uso pervasivo degli algoritmi, strapotere delle big tech…e molte vittime uccise da bombe o droni… E tuttavia parlare di un’Enciclica sull’intelligenza artificiale come pure è stato fatto è in fondo limitativo. Poiché la tecnologia non è mai neutrale, alla base di tutto c’è sempre e solo l’Intelligenza umana, quella che addestra le macchine e sceglie quali abilità o poteri conferirle e cosa “toccare” nella vita di ciascuno. L’intelligenza artificiale, in sostanza, viene dopo: prima ci siamo noi, e a questa responsabilità non possiamo sottrarci. L’enciclica si snoda lungo 245 paragrafi divisi in cinque capitoli accompagnati ciascuno da un’introduzione e da una conclusione. Un testo corposo che rappresenta una vera e propria contro-narrazione rispetto a ciò che oggi nel mondo risulta vincente: la dimostrazione – checché se ne possa pensare su alcuni temi sensibili – che la Chiesa rappresenta in questa fase storica forse l’unica istituzione sovranazionale in grado di indicare con forza una visione del mondo che si oppone a bellicismo, strapotere delle big tech, sfruttamento del lavoro umano. Si dirà, come è spesso stato detto, che per un Papa è più facile: di fatto non deve governare, è più libero di esercitarsi su temi etici, avulsi dai vincoli della contingenza politica. Ma in realtà non è così: le sfide che oggi il mondo ci propone, il mix di liberismo tecnocratico e competitivo – che fa passare come naturale la guerra per accaparrarsi risorse e lo sfruttamento dell’uomo e della natura per fare profitti in una corsa sfrenata – ha bisogno, appunto, di una contronarrazione che preceda le decisioni politiche e che le collochi su una base opposta: quella che abbia al centro, appunto, la “magnifica umanità” del genere umano. D’altra parte che Leone XIV agisca in realtà su un piano politico – in uno stile pure molto diverso da quello più esplicito di papa Francesco – lo avevano capito ben prima dell’enciclica Vance e Trump. Si ricorderà come il primo, appunto, avesse invitato il pontefice a occuparsi solo di questioni morali.
