I rischi delle foto di bambini sui social. AA. Prof.ssa Staiano, presidente e Prof.  Ferrara, coordinatore G.S./SIP

Terza parte

 Dunque, per quanto riguarda lo sfruttamento dell’immagine, la tutela della sfera intima e familiare dovrebbe rappresentare una priorità. Tra i rischi della condivisione social di contenuti privati c’è anche quello che questi finiscano su siti pedopornografici minorili: in campo internazionale abbiamo un’indagine condotta dall’E-Safety Commission australiana che ha evidenziato come circa il 50% del materiale presente su questi siti provenga dai social media dove era stato precedentemente condiviso da utenti per lo più inconsapevoli di quanto facilmente potesse essere scaricato non solo da parenti e amici, ma anche da estranei. L’ormai consolidata consuetudine a pubblicare online contenuti riguardanti i propri figli è finita anche sotto esame al Parlamento francese con una proposta di legge che vorrebbe limitarla. Firmatario della proposta è il deputato Bruno Studer, ex insegnante, testimone di episodi di bullismo nati da foto postate dai genitori dei ragazzi. Lo scopo della norma è promuovere la sensibilizzazione e l’informazione sul tema, ma il testo prevede anche che ai genitori si possa togliere il diritto all’immagine dei figli affidando la tutela della stessa immagine a terzi.

Le Raccomandazioni dei pediatri, per condividere le gioie della genitorialità e la soddisfazione per i progressi raggiunti dai propri figli senza metterli a rischio nella Rete, sono in un elenco stilato dalla SIP di n. 5 raccomandazioni per aiutare i genitori a proteggere privacy e identità digitale dei minori, proprio in virtù del ruolo che gli specialisti ricoprono nel percorso di salute del bambino e come punto di riferimento delle famiglie. “I pediatri – afferma Annamaria Staiano, presidente della Sip – sono figure centrali per sensibilizzare i genitori sui pericoli associati alla condivisione online. Per proteggere la privacy dei bambini, alle famiglie deve essere spiegato quali siano le possibili strategie difensive. È importante supportare mamme e papà, bilanciando la naturale inclinazione a condividere con orgoglio i progressi dei figli con l’informazione sui rischi connessi alla pratica dello sharenting o condivisione online. Secondo la Sip, i genitori devono porre la massima attenzione e diventare consapevoli che pubblicando contenuti online dei propri figli costruiscono un “dossier digitale” di un bambino senza il suo consenso e senza che lui ne sia a conoscenza. La condivisione di informazioni deve prevedere, inoltre, una certa cautela e, in molte occasioni, l’anonimato, perché quanto condiviso in maniera dettagliata e personale, come la localizzazione o il nome completo, potrebbe esporre pericolosamente i bambini, in primis al furto di identità. Il terzo punto è perentorio: non si devono condividere immagini dei propri figli in qualsiasi stato di nudità. Queste immagini dovrebbero rimanere sempre private. I pediatri suggeriscano poi di attivare notifiche che avvisino i genitori quando il nome dei loro figli appare nei motori di ricerca. Infine, i genitori devono rispettare e far rispettare il consenso e il diritto alla privacy dei minorenni e familiarizzare con la policy dei social o dei siti sui quali si condividono contenuti.

In conclusione ecco i Consigli del Garante della Privacy per postare in sicurezza:

La consapevolezza degli “Adulti” rispetto al potenziale pericolo a cui espongono i propri figli nel web e a un utilizzo improprio delle loro immagini da parte di terzi è la chiave per proteggere online loro e la loro reputazione. Una difesa che si può attuare anche seguendo alcune accortezze indicate dal Garante della Privacy che non richiedono specifiche competenze informatiche. Innanzitutto, il viso del minore può essere reso irriconoscibile utilizzando programmi di grafica per “pixellare” i volti, disponibili anche gratuitamente online, o coprirlo con una “faccina” di un’emoticon. Un’altra indicazione importante è limitare le impostazioni di visibilità delle immagini sui social network solo alle persone che si conoscono o che siano affidabili e non le condividano senza permesso nel caso di invio su programma di messagistica istantanea. I profili vanno, dunque, “blindati” e presidiati attentamente. È sconsigliata, infine, la creazione di un account social dedicato al minore. Anabonews che ha ritenuto doveroso riportare il testo nella sua interezza data l’importanza del tema, ringrazia cordialmente gli illustri Colleghi di seguito indicati: AA. Pietro Ferrara ,  Anna Maria Staiano Presidente SIP, Pianeta Mamma/ sezione pediatrica, ARGOMENTI :social networkPietro FerraraStati Uniti d’AmericaSocietà Italiana di pediatria

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