
parte prima
Usiamo anche noi questo termine per affrontare il problema dei rapporti tra genitori e figli in epoca adolescenziale, periodo che comprende seri rischi e pericoli che si corrono di questi tempi tramite il web legati al cosiddetto sexting, termine che deriva dall’inglese ed è composto da due parole, “sex” e “texting” (cioè “sesso e “mediante messaggi”). Con queste parole si intende generalmente lo scambio di messaggi per audio o di immagini/in video – specialmente attraverso smartphone o chat dei social network – a sfondo sessuale o sessualmente espliciti, comprese immagini di nudi o seminudi. Questo fenomeno si è molto diffuso negli ultimi anni, purtroppo anche tra i minori. Il sexting è ormai un fenomeno comune tra gli adolescenti, da interpretare come rientrante pienamente nel fisiologico processo di costruzione e scoperta della propria identità, tipico di questo periodo. Insomma non c’è niente di nuovo, ma sono cambiati i mezzi attraverso cui tali manifestazioni si esprimono e si evolvono nel tempo. Il sexting può essere visto dai giovani anche come una dimostrazione di amore e di fiducia nei confronti del proprio partner “del momento”, come un divertimento o come un modo per sentirsi grandi sia agli occhi degli altri sia di fronte a se stessi. Questo perché, rispetto ad altri contesti, attraverso le moderne tecnologie, gli adolescenti si sentono più liberi di sperimentare nuove emozioni e resta più semplice mettersi in gioco superando il comune senso del pudore. Save the children avverte…
LE POSSIBILI CONSEGUENZE DEL SEXTING
Ma a questo punto, si deve essere consapevoli delle conseguenze derivanti dal sexting. Le immagini di nudo o sessualizzate non sono contenuti neutri, per questo è importante parlare con i ragazzi delle possibili conseguenze legate a produzione, invio e condivisione di immagini a sfondo sessuale. Quindi è importante sapere quali potrebbero essere le conseguenze del sexting: 1) conseguenze legate alla perdita del controllo delle immagini prodotte, la loro diffusione sul web e/o social network è difficilmente gestibile, ma é bene precisare subito che in questo caso non si parla più di sexting ma di “revenge porn” (quando le immagini vengono ad esempio utilizzate da un/a ex partner a scopi vendicativi e con l’obiettivo di ledere la reputazione della persona ritratta), o di “sextortion” o cyberbullismo (cioè la minaccia di diffusione del materiale foto/video, sempre con l’obiettivo di ledere la reputazione della persone ritratta); 2) conseguenze legali perché anche quando non c’è intenzione di danneggiare l’altra persona né di commettere un abuso online (come nei casi del revenge porn o della sextortion), non è escluso che i comportamenti tipici del sexting possano configurare reati connessi con la pedopornografia. Infatti secondo il nostro attuale Ordinamento giuridico, il materiale scambiato in forma di sexting si declina come pedo-pornografico, quando se ne perde il controllo, anche ingenuamente, senza le dovute precauzioni. Invece, secondo il recente parere emesso del Comitato di Lanzarote del Consiglio d’Europa (cioè l’organismo che monitora l’attuazione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale), il “sexting” tra minori non costituisce una condotta connessa alla “pedo-pornografia”, qualora sia destinato esclusivamente all’uso privato dei minori. Il parere specifica però che qualora i minori siano costretti a tale condotta dovrebbero essere affidati ai “servizi di assistenza alle vittime” e non essere perseguiti penalmente; 3) conseguenze emotive, che riguardano l’affettività e, in particolare, il tema del consenso. La pressione dei pari (“lo fanno tutti o tutte”), i ricatti o le minacce (“se non lo fai, non mi ami”), i problemi di autostima o il sentirsi in dovere nei confronti del proprio partner al fine di evitare il senso di colpa, possono essere tutti elementi che portano un ragazzo o una ragazza a cedere a comportamenti che non rispettano né i suoi tempi né i suoi desideri. Per questo motivo, è importante che il ragazzo o la ragazza sia attrezzato/a con strumenti che gli/le consentano di leggere criticamente quello che vede o sperimenta, anche quando si tratta della sua sessualità, per poter, ad esempio, definire i propri limiti di buona creanza e riconoscere quando una richiesta esterna li superi. E’ vero, i ragazzi e le ragazze hanno il diritto di vivere la sessualità secondo tempi e modi adatti alla loro maturità, ma questo può avvenire solo se possono contare su conoscenze e competenze specifiche, in grado di orientarli e guidarli nelle loro scelte, anche e soprattutto online. L’educazione alla sessualità e all’affettività è fondamentale per prevenire forme di abuso e per permettere ai minori di effettuare scelte che non danneggino la qualità della loro vita. A questo punto dobbiamo capire quanto, tra gli adolescenti, siano considerati normali, e quindi accettati, i comportamenti violenti e di controllo, anche con l’uso degli strumenti digitali. Si è cercato di dare una risposta a questa domanda con una Ricerca sulla “Violenza di genere in adolescenza” realizzata in collaborazione con l’IPSOS dal titolo: “Le ragazze stanno bene? Indagine sulla violenza di genere onlife in adolescenza” (link). Lo abbiamo appreso da Save the children, premere sul titolo per aprire il link.
