
A conclusione dell’articolo precedente sugli adolescenti scritto da Save the children, i problemi che coinvolgono i nostri ragazzi nella delicata fase del loro sviluppo ci costringono a trattare nuovamente tale argomento, ripetendo concetti e indicazioni già fornite il 24 maggio scorso. Purtroppo ai problemi giovanili di droga, alcol, fumo di tabacco e ludopatie dobbiamo aggiungere l’ansia, le crisi di panico e i rischi della depressione crescente tra i giovani. La salute psicofisica dei nostri ragazzi é sempre al centro della nostra attenzione e, dai dati in nostro possesso, ripetiamo, dobbiamo fare molto di più sulle famiglie, nelle scuole e università o nei posti di svago (videogiochi ce ne sono per tutti) frequentati dagli adolescenti. Ripetiamo: sono allarmanti i dati riportati da molte Università in merito a tali problematiche ed ai pericoli cui vanno incontro i nostri ragazzi pure quando accendono il PC a causa di una tecnologia che corre veloce ed è una formidabile adescatrice; ecco perché siamo costretti a riparlarne; infatti i dati dimostrano che 1/3 degli studenti che supera la pubertà presenta insicurezza e smarrimento, sentimenti che si spiegano con la mancanza di riferimenti sicuri. In una parola le Autorità sanitarie e le Famiglie sono chiamate ad aiutare di più quei giovanissimi definiti “fragili” mediante una sorveglianza maggiore. Ciò può anche dipendere dai nostri atteggiamenti troppo indulgenti, pur necessari in determinate situazioni o dalla mancanza di regole chiare già in famiglia e poi a scuola. Purtroppo siamo di fronte ad un crescendo di casi di vero disagio e purtroppo il 50% dei genitori non se ne accorge. Ci riferiamo ancora alle indagini dei ricercatori della Cattedra di Psicologia dello Sviluppo coordinate dalla Prof.ssa Lavinia Barone dell’Università di Pavia pubblicate su NOI famiglia&vita e condotte su 300 pre-adolescenti che hanno mostrato in alcuni casi un’eccessiva aggressività (sfociante nel famoso bullismo) e, in altri casi, il passaggio all’isolamento e alla fase depressiva. Una ricerca clinica ha indagato sul coinvolgimento dei genitori e degli insegnanti che hanno dovuto rispondere tutti alle medesime domande rivolte ai ragazzi circa “la percezione del benessere o del malessere”. Ebbene, 1/3 degli studenti ha segnalato problemi di comportamento dovuti ad ansia e/o depressione. Dagli insegnanti però non è stata rilevata alcuna delle pericolose turbe comportamentali prima citate anche perché nessuno, o quasi, si é accorto del disagio dei propri studenti. Dunque siamo a commentare una situazione preoccupante che per i ragazzi è molto complessa tale da condizionare il loro benessere psicofisico. Genitori e insegnanti “insieme” devono riuscire a captare precocemente tali disturbi e a modificare il proprio atteggiamento nei confronti dei figli o degli alunni per raggiungere l’obiettivo di consolidare relazioni positive e mettere le basi per una autostima da conquistare e potenziare. Cogliamo perciò l’occasione per riproporre l’ennesimo (ma utile per chiarezza) Decalogo di consigli per Genitori (e insegnanti), messo a punto dall’Università di Pavia, Autrice la Prof.ssa Barone, docente di Psicologia dello sviluppo, branca della psicologia che studia i cambiamenti che si verificano nel comportamento e nella personalità dei ragazzi in funzione dello sviluppo nel tempo; tale materia è chiamata anche Psicologia infantile o Psicologia dell’età evolutiva perché affronta le problematiche della crescita e della maturazione dell’essere umano sotto l’influenza di fattori biologici e ambientali (secondo la teoria dello sviluppo cognitivo di Jean Piaget). Ed ecco le 10 raccomandazioni su cui “gli interessati al problema: genitori e docenti” devono riflettere e basarsi per dare più sicurezza e, con essa, migliorare l’autostima degli adolescenti:
- Rispettare i loro spazi;
- Rispettare i loro tempi in attesa del momento giusto per intervenire in modo da ottenere risposte positive da loro;
- Non stigmatizzare i loro atteggiamenti né formalizzarsi per le loro risposte;
- Usare molto tatto cercando di essere molto flessibili e comprensivi;
- Monitorare con discrezione le situazioni e selezionare, per quanto possibile, le amicizie;
- Cercare di minimizzare sollecitazioni e preoccupazioni eccessive;
- Imparare ad ascoltare (e quindi saper ascoltare) quanto i ragazzi hanno da dire o da ridire;
- Stabilire “regole pratiche chiare” comprendenti il giusto orientamento nei comportamenti;
- Premiare sempre l’impegno e non solo i buoni risultati scolastici;
- Aiutare i ragazzi a valutare i loro eventuali errori o fallimenti ed a interpretarli non come sconfitta personale ma come occasione di maturazione, usando sempre l’arma della “tenerezza”, sentimento trascurato in questa era della tecnologia e del semplice “buon senso”. Infatti molti problemi sono da attribuirsi all’assenza di adulti che siano in grado di accompagnare ed educare i giovani alla scoperta di questo mondo digitalizzato, abitato e frequentato ormai in grandissima parte dai giovani, ma pochissimo dagli adulti.
