Padre P. Benanti parla dell’importanza dell’etica nell’uso dell’Intelligenza artificiale

Abbiamo scelto questo articolo per far comprendere i rischi che sono legati ad una Intelligenza artificiale fuori controllo se applicata soprattutto agli armamenti che è stato uno  dei temi più attesi della Conferenza degli Ambasciatori del Sovrano Ordine Militare di Malta. Di enorme interesse è stata l’intervista sull’Intelligenza artificiale che il corrispondente di The Times in Italia, Tom Kington ha realizzato con il Reverendo Padre Francescano Paolo Benanti.  Dovete sapere che Padre Paolo Benanti è un SuperEsperto, Professore alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana e Consigliere di Sua Santità per i temi legati all’Intelligenza artificiale; è inoltre Consigliere per il Governo italiano e per l’ONU; da poco è stato nominato Distinguished Visiting Professor all’Università di Seattle, cioè docente con incarico di insegnamento a termine presso una Università di un Paese straniero. La domanda al docente è stata: “In una recente intervista Lei mi ha detto che non è lintelligenza artificiale a spaventare ma la stupidità naturale: che cosa vuol dire con questa frase apparentemente sibillina?” 

La risposta è stata: “ Nella relazione tra l’uomo e la macchina, la risorsa ma anche il problema è sempre la parte o componente umana nel senso che per quanto possa essere, come dire, potente l’intelligenza artificiale, essa da sola non si applicherà mai agli ambiti della realtà a meno che l’uomo non voglia far sì che l’intelligenza artificiale faccia questo, e quindi il vero problema è conoscere la natura dello strumento e gli obiettivi che si vogliono raggiungere…aggiungeremmo noi. È uno  strumento che, di fatto, prosegue quello che è stata una linea innovativa ormai antica, cioè la linea della Rivoluzione industriale con quel processo di automazione che abbiamo iniziato ormai da più di 150/200 anni fa, che ora conosce nuovi traguardi supportati da  questi nuovi utensili però con una nuova caratteristica; se nelle prime forme di automazione industriale, sostanzialmente quello che succedeva era che la macchina poteva surrogare (sostituire) i muscoli nel processo di produzione, da quando abbiamo iniziato a utilizzare l’ informazione artificiale per controllare la macchina ecco che abbiamo visto che, usata secondo alcuni schemi particolari, la macchina poteva in qualche misura acquisire un obiettivo e scegliere i mezzi, poi, per realizzare tale obiettivo. Il primo esempio di questo tipo l’abbiamo avuto con un piccolo topo osservato dai Laboratori della Bell APS dopo la guerra, il quale, lasciato all’interno del labirinto tutto cablato, sbattendo a ogni singola parete, effettuava una rotazione di 90° e urto dopo urto, trovava l’uscita del labirinto.  Ecco, il topo faceva una cosa simile a quella che potrebbe fare un animale con una certa forma di intelligenza che riuscirebbe, dato un fine (obiettivo), a trovare i mezzi per raggiungere quel fine. Adesso, per essere brevi su un tema che altrimenti sarebbe fin troppo complesso, dobbiamo chiederci eticamente, con chiarezza, “se il fine non giustificasse i mezzi, come garantire adeguatezza dei mezzi scelti dalla macchina ai fini e che non siano sproporzionati?” Potrebbe capitare, e questo è un esperimento che lo stesso Padre Benanti ha fatto con una Intelligenza Artificiale Medica quando gli hanno chiesto di metterla alla prova, esperimento che ha dimostrato come l’intelligenza artificiale trovi dei mezzi che non sono assolutamente compatibili (eticamente) con quella che noi sappiamo essere la dignità della persona umana. Allora Benanti chiese a questa Intelligenza artificiale quale fosse il metodo, il modo migliore per togliere di mezzo, cioè per far sparire il CANCRO dalla faccia della terra. Il Professore sapeva di rivolgere alla macchina una domanda pericolosa perché la macchina ottimizza una funzione e quindi avrebbe cercato lo zero della funzione; ebbene il primo zero che ha trovato la Macchina è stato quello di uccidere tutti gli uomini, il che oggettivamente funziona, però non sappiamo se è il mezzo che noi eticamente riteniamo più adatto. Ed ecco, quindi, la spiegazione a questa risposta “Quando diciamo che il problema non è l’intelligenza artificiale ma è la stupidità naturale, il problema in questo caso sarebbe nella parte o intelligenza umana che avrebbe dovuto validare lo strumento  decidendo di fissare quali fossero i confini e i criteri di sicurezza per poter applicare, in maniera anche eticamente corretta, quello strumento. Perciò riflettiamo su queste considerazioni…soprattutto sulle applicazioni della AI (Intelligenza Artificiale all’inglese) che possono anche essere pericolose se male progettate e/o utilizzate in modo improprio o…quasi certamente hackerate ed i rischi più grandi, in questo momento politico mondiale, con guerre dappertutto, risiedono proprio sulla eventuale perdita di controllo sugli e degli armamenti più pericolosi, che sono estremamente distruttivi e sempre più utilizzati dai belligeranti. Riflettiamoci su anche Noi, anche se riconosciamo che il tema è davvero complesso e di difficile soluzione!

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