Effetti dei farmaci antiepilettici sulla funzione cognitiva in soggetti con epilessia, in età evolutiva

Oggi desidero ricordare il grande MAESTRO di Pediatria e caro Amico, il  Prof.  GIORGIO BARTOLOZZI, di cui pubblichiamo un articolo che risale  all’ottobre 2003 con cui intendeva richiamare l’attenzione dei medici, pediatri e neurologi, sugli effetti collaterali ed avversi dei nuovi farmaci introdotti per combattere l’epilessia a partire dall’età infantile. I molti farmaci antiepilettici (AED), cioè l’oxcarbazepina (Tolep), la vigabatrina (Sabrl), la lamotrigina (Lamictal), la zonisamide , il gamapentin, la tiagabina (Gabitril), il topiramato e il levetiracetam (Keppra) sono stati introdotti nella pratica clinica negli ultimi 30 anni. Ad essi si sono aggiunte nuove molecole – come il Perampanel, unico trattamento di nuova generazione approvato per i soggetti in età evolutiva (dai 12 anni in su) in quanto ha un meccanismo d’azione diverso dagli altri farmaci antiepilettici attualmente in commercio – efficaci almeno quanto i vecchi antiepilettici (fenitoina (dintoina), fenobarbital, acido valproico (valproato di sodio) e carbamazepina). Ormai ne abbiamo una vasta gamma ma che, in generale, sembrano essere meglio tollerati dei vecchi farmaci e meno influenti “qualora utilizzati come farmaci anti-convulsivanti” sulle funzioni percettivo-motorie ed attentive in età evolutiva. E la ricerca scientifica continua a sperimentare sempre nuovi farmaci nella speranza di trovare quelli che meno incidano sulle suddette funzioni e su quelle attentive per cercare di ridurre le difficoltà di apprendimento dei bambini in età scolare con epilessia legate al deficit delle suddette importanti funzioni, causato dalla somministrazione dei farmaci suddetti, definiti anticonvulsivanti. I nuovi AED possono avere meno influenza sulle funzioni cognitive, ma questo aspetto non è stato sistematicamente studiato; più spesso sono stati usati metodi neuropsicologici per studiare la funzione cognitiva, peraltro numerosi problemi metodologici rendono di difficile interpretazione questi risultati.

L’alterazione dei processi cognitivi riflette l’effetto cronico degli AED, ma dobbiamo tenere presente che gli effetti negativi prodotti dal farmaco sono soltanto una parte dei molti fattori che possono influenzare i processi cognitivi. Inoltre il rilievo soggettivo dei deficit cognitivi (per esempio sulla memoria e sull’attenzione) può essere il riflesso di altri aspetti legati agli effetti indesiderati dei farmaci, quali quelli concernenti specifiche funzioni cognitive (per esempio l’umore, l’ansietà, la depressione). Molte le pubblicazioni in cui sono stati affrontati questi problemi: in generale i nuovi AED non sembrano mostrare effetti cognitivi negativi e comunque l’effetto negativo è di grado minore in confronto a quelli osservati con i vecchi AED. Possiamo convenire che in alcuni studi e nelle esperienze successive è stata  rilevata complessivamente una tendenza a favore dei nuovi AED, tenendo presente che la maggior parte degli Autori è giunta alla conclusione che ogni farmaco in qualche modo interferisce sulle capacità attentivo-cognitive e sulle funzioni neurofisiologiche in generale, soprattutto quando usate durante il periodo dell’accrescimento e della maturazione del SNC.

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