La Disabilità intellettiva (Disturbi o Disordini dello sviluppo intellettivo) secondo il DSM-V 

Partiamo da lontano ricapitolando una problematica molto complessa. Il Collega Marco O. Bertelli (CREA San Sebastiano-Misericordia di Firenze) aveva confermato, insieme alla LUMSA ed alle Società scientifiche di esperti, più di 10 anni fa, nel 2013, che nel DSM-V il termine “Ritardo mentale’” era stato ufficialmente sostituito da “Disabilità intellettiva con disturbo dello sviluppo intellettivo”, a partire dall’infanzia. Il termine ‘disabilità intellettiva’ è infatti l’equivalente di “Disturbi dello sviluppo intellettivo”, adottato nella prima bozza dell’ICD-11 (la versione attuale riporta ‘disorder of intellectual development’). Per sottolineare una progressiva convergenza fra i due sistemi classificatori questo secondo termine è stato riportato, fra parentesi, anche nel titolo del capitolo dedicato al DSM-V. I nuovi termini del DSM-V fanno ora riferimento ad un disturbo con insorgenza nell’età evolutiva che include deficit intellettivi e adattivi negli ambiti della concettualizzazione, della socializzazione e delle capacità pratiche. La disabilità intellettiva è insomma una disabilità permanente (che emerge durante l’infanzia e dura tutta la vita) che coinvolge tutte le sfere evolutive, ma non le compromette mai allo stesso modo, delineando quindi ogni volta un quadro diverso che caratterizza l’individualità del soggetto. D’ora in poi, per poter formulare tale diagnosi in accordo con il DSM-V (con  termini, criteri, terminologia, posizione e metastruttura), devono essere soddisfatti i seguenti  criteri:

A. Deficit delle funzioni intellettive, come il ragionamento, la soluzione di problemi, la pianificazione, il pensiero astratto, il giudizio, l’apprendimento scolastico o l’apprendimento dall’esperienza, confermato sia dalla valutazione clinica che dalle prove d’intelligenza individualizzate e standardizzate.

B. Deficit del funzionamento adattivo che si manifesti con il mancato raggiungimento degli standard di sviluppo e socio-culturali per l’indipendenza personale e la responsabilità sociale.
Senza un supporto continuativo adeguato i deficit adattivi limitano il funzionamento in una o più attività della vita quotidiana, quali la comunicazione, la partecipazione sociale e la vita indipendente, in più ambiti diversi, come in casa, a scuola, al lavoro e nella comunità.

C.  Insorgenza dei deficit intellettivi e adattivi nell’età evolutiva.

I livelli di gravità vengono definiti sulla base del funzionamento adattivo e non sui punteggi di quoziente intellettivo (QI), poiché è stato concordato che il funzionamento adattivo – nelle aree della concettualizzazione, della socializzazione e delle abilità pratiche – determini il livello di supporto necessario a mantenere una condizione di vita accettabile; in più, quando sono basse (inferiori a 60), le misure di QI (quoziente intellettivo) perdono di validità.
Dunque si continuano a distinguere 4 livelli di gravità (lieve, moderato, grave e gravissimo), ma con criteri diversi dai precedenteiDSM-IV e IV-TR.
Il disturbo è stato quindi collocato in un Gruppo meta-sindromico, o meta-strutturale, denominato “Disturbi del neurosviluppo”. Questo Gruppo include condizioni con insorgenza in età evolutiva, tipicamente precoci, spesso negli anni che precedono  l’ingresso a scuola e caratterizzate da deficit di sviluppo che producono la compromissione del funzionamento personale, sociale, scolastico o occupazionale. Il range di deficit spazia da limitazioni molto specifiche dell’apprendimento e del controllo delle funzioni esecutive ad una compromissione globale delle abilità sociali o dell’intelligenza. I disturbi del neurosviluppo si presentano spesso insieme, ad esempio individui con autismo hanno spesso anche disabilità intellettiva (disturbo dello sviluppo intellettivo) e molti bambini con disturbo da deficit d’attenzione e iperattività (ADHD) hanno spesso anche un disturbo specifico dell’apprendimento per difficoltà a mantenere l’attenzione, per iperattività e/o per difficoltà nel controllare il proprio comportamento.

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