Sarebbero 640 milioni le ragazze e/o le donne che nel Mondo sono state vittime di violenze perché costrette a matrimoni precoci e forzati e da loro non desiderati; quasi la metà di queste donne vive in Asia meridionale e in Africa sub-sahariana. Dall’indagine di Terre des hommes emerge che, anche se in alcune zone sono stati fatti progressi, nel 2022 sono state costrette a sposarsi circa 12 milioni di bambine. E le cause di questi soprusi sono ancora una volta guerre e conflitti etnici che costituiscono un fattore di rischio soprattutto a causa del peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie: in Paesi come Siria e Iraq il numero di matrimoni forzati è addirittura aumentato. Ed ai matrimoni forzati sono associate le gravidanze precoci anche se il numero delle bambine che mettono al mondo figli è diminuito negli ultimi 20 anni, ma non dappertutto. L’OMS (Organizzazione mondiale della sanità) ha stimato che, nei Paesi a reddito medio e/o medio-basso, ogni anno sono 21 milioni le ragazze tra i 15 e i 19 anni che rimangono gravide, spesso dopo aver subìto violenze, e che di queste, 12 milioni circa partoriscono (sono 3,9 milioni gli aborti volontari praticati in condizioni igieniche insicure e precarie, sul totale di 5,6 milioni di aborti segnalati).
Ma allora quali possono essere gli strumenti per contrastare le gravidanze precoci? Ecco la risposta della testata “Osservatorio Diritti” umani che ringraziamo nella persona del Direttore Marco Ratti e della sua brillante squadra di giornalisti: “gli strumenti sono 1) la lotta ai matrimoni forzati; 2) il sostegno all’istruzione; 3) l’accesso alla contraccezione; 4) lo sradicamento dei pregiudizi e dello stigma sulla sessualità femminile. Questi sono tutti aspetti che vengono alimentati negativamente dalle guerre e dagli eterni conflitti tra diverse etnie che alimentano condizioni di vita ai limiti della sopportazione aggravate dalla povertà estrema, cioè dalla miseria.
