Il Pediatra di famiglia ed i Neonatologi in reciproca sinergia sono le figure più idonee per identificare i possibili fattori di rischio, sempre disponibili ad accogliere i dubbi e le preoccupazioni dei genitori, informandoli per esempio, del significato del pianto nel neonato (di cui abbiamo parlato qualche giorno fa) e delle norme di comportamento, senza trascendere o reagire in modo scomposto e scriteriato. Durante i Bilanci di salute effettuati nei primi anni sarà opportuno parlare delle “punizioni fisiche”, alla luce dei dati che vedono i genitori ricorrere a schiaffi o botte come normale modalità educativa, secondo i nostri psicologi ancora molto diffusa. Il pediatra è un professionista che deve essere ascoltato: “è fondamentale spiegare ai genitori l’inutilità delle percosse come mezzo educativo“, il danno che ne può derivare; è invece giusto studiare strategie disciplinari efficaci; questi dovrebbero essere alcuni argomenti da affrontare nel corso delle periodiche visite ambulatoriali per scongiurare abusi. Perciò esaminiamo come si deve procedere per valutare precocemente i segnali di un abuso. Nella valutazione precoce dei segnali riferibili a un sospetto di maltrattamento è indispensabile per il pediatra “conoscere per riconoscere” e la lettura di ogni singolo indicatore (fisico, comportamentale, emotivo) va inquadrata e connessa con tutti gli elementi che emergono dal quadro complessivo. Sappiamo bene che il maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia coinvolge tutte le fasce d’età e che la patologia delle cure rimane la prima causa, seguita dalla violenza assistita, dal maltrattamento psicologico, da quello fisico e solo in ultimo dall’abuso sessuale. Sappiamo anche che un grave ostacolo alla percezione, al riconoscimento e alla doverosa presa in carico da parte del pediatra di famiglia e, in generale, per tutti gli operatori è il profondo disagio che il fenomeno comporta; infatti incredulità, negazione, rimozione sono le comuni reazioni che tale ipotesi suscita prima in noi pediatri e poi in genitori o parenti stretti (nonne) familiari. Dobbiamo perciò sempre essere consapevoli che esiste la possibilità che un nostro assistito viva l’esperienza della violenza, anche se sotterranea, non clinicamente manifesta e che spesso si tratta di un fenomeno intra-familiare. La trascuratezza è la forma più frequente di abuso ma spesso sottovalutata; viene definita come “incapacità a provvedere allo sviluppo del bambino in tutti i suoi aspetti: salute, educazione, sviluppo psichico-emozionale, nutrizione protezione e condizioni di vita sicure” ovviamente valutata in base alle risorse ragionevolmente disponibili della famiglia e che abbia un’alta probabilità di causare un danno alla salute mentale del bambino o al suo sviluppo fisico, spirituale, morale.
Per la sua relazione con le famiglie, il Pediatra è in una posizione privilegiata per identificare “la trascuratezza” ma la segnalazione dopo la valutazione è molto difficile: l’adeguatezza delle cure è un elemento valutativo vastissimo in cui si va dall’ottimo all’inadeguato e molte sono le sfumature per una corretta valutazione. Alcune omissioni sono preoccupanti solo quando si verificano ripetutamente (ad esempio scarsa igiene, assenze ingiustificate da scuola, mancata adesione alle cure proposte, mancato rispetto degli appuntamenti medici e del calendario vaccinale…), altre sono così gravi che è sufficiente un solo episodio per avere esiti mortali (2 esempi:il bambino di pochi anni lasciato solo in casa che può cadere da un terrazzo o il lattante lasciato solo in vasca da bagno che può annegare). Comunque tutte le informazioni che possiamo ottenere dalle visite ambulatoriali e da colloqui mirati ci permettono di avere, quasi sempre, un’immagine corretta e dettagliata del fenomeno senza giudicare affrettatamente, prima di aver esaminato e valutato una serie di circostanze. È quindi necessario che il Pediatra di famiglia, comunque, si attivi per dare concretezza a un ventaglio di interventi” in quanto in alcune situazioni potrà essere sufficiente un colloquio ambulatoriale, in altre si dovrà fare una segnalazione per attivare la rete assistenziale territoriale che dispone di risorse sociali, economiche, educative, sanitarie per la protezione dei bambini in questa che è una difficile sfida. Solo in alcune condizioni molto gravi il Pediatra di libera scelta o il Servizio materno-infantile dell’ASL presso cui opera il medico, anche se professionista privato, dovranno fare denuncia tramite i servizi sociali o presso i Centri anti-violenza all’Autorità giudiziaria minorile, oppure telefonando direttamente al 112 (Numero di emergenza europeo) o 113 (Polizia) oppure, se coinvolta anche la donna, il n. telefonico antiviolenza e stalking è 1522. A proposito, Oggi si parlerà ufficialmente del folle problema dei femminicidi con i dati molto preoccupanti sulla violenza di genere in Italia (anche); numerosi saranno incontri e manifestazioni perché oggi si celebra la Giornata internazionale della violenza contro le donne, ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
