Tanti i ricoveri ospedalieri legati all’inquinamento

Autrice è Cristina Ferrario   –  articolo pubblicato su UNIVADIS/Medscape in data 08/01/2025

Notiziario. La qualità dell’aria ha un impatto enorme sulla salute e l’esposizione a particelle molto piccole – il cosiddetto PM1, particelle con diametro aerodinamico inferiore a 1 micron – aumenta in modo significativo il numero di ricoveri in ospedale legati a malattie respiratorie. Lo scrivono sulla rivista Respirology gli Autori di un articolo nel quale sono stati coinvolti 408.658 pazienti residenti nella provincia di Guangdong, in Cina, ricoverati in ospedale per malattie respiratorie già alcuni anni fa, tra gennaio 2016 e dicembre 2019. “Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato che l’esposizione alle polveri sottili (PM2,5) è strettamente correlata a una serie di malattie rare come broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), polmonite e asma” scrivono gli Autori, guidati da Chenghui Zhong, della Guangzhou Medical University. Il team di ricerca descrive anche come il particolato di dimensioni più piccole, come il PM!, è considerato più tossico del PM2,5a causa della sua capacità di trasportare agenti cancerogeni tossici e di depositarsi più in profondità nel sistema respiratorio. “Gli effetti acuti dell’inquinamento da polveri toraciche (PM10) o fini (PM2,5), cioè gli inquinanti normati da direttive europee e descritti dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) sui ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie sono ampiamente noti in letteratura scientifica, da alcune decadi” dice a Univadis Italia il Prof. Giovanni Viegi, Past President European Respiratory Society (ERS), associato di ricerca senior CNR-Ifc e CNR-Ift e insignito nel 2024 dell’ERS Life Achievement in Epidemiology and Environment. Viegi, attivo anche all’interno delle società pneumologiche (Società Italiana di Pneumologia, SIP/IRS; Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri, AIPO-ITS) e allergologiche (Società italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica, SIAAIC) nazionali, spiega l’impatto dell’esposizione a breve e lungo termine agli inquinanti atmosferici sulla salute, con particolare attenzione alle normative europee e mondiali.  I dati parlano chiaro. Viegi sottolinea che per “effetti acuti”, quali i ricoveri ospedalieri, si intendono quegli eventi che si verificano in contemporanea (stesso giorno o con lieve ritardo fino a 7 giorni successivi) con la concentrazione di inquinante atmosferico misurata in un tale giorno. “Negli ultimi anni sono stati molto studiati anche gli effetti cronici dell’inquinamento, basati su variazioni spaziali di esposizione” ha aggiunto l’esperto italiano, sottolineando che mentre gli inquinanti atmosferici sono monitorati continuamente, ciò non avviene in modo così sistematico per gli effetti clinici. “La maggioranza delle informazioni sulla relazione ambiente-salute viene raccolta da studi scientifici ad hoc, ma da alcuni anni l’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) pubblica annualmente rapporti in cui, oltre a informare sul trend temporale delle concentrazioni di inquinanti, vengono stimati gli effetti sulla salute in termini di morti anticipate, anni di vita persi e ricoveri ospedalieri” aggiunge Viegi. Nell’ultimo rapporto EEA “Harm-to-human-health-from-air-pollution”, datato 10 dicembre 2024, si legge che nel 2022 i cittadini europei sono rimasti esposti a concentrazioni di inquinanti atmosferici notevolmente superiori ai livelli raccomandati dall’OMS. Ridurre l’inquinamento atmosferico ai livelli guida dell’OMS eviterebbe un numero significativo di decessi annuali negli Stati membri dell’Unione Europea (UE-27): 239.000 per esposizione al particolato fine (PM2,5); 70.000 per esposizione all’ozono (O3) e 48.000 per esposizione al biossido di azoto (NO2)” scrivono gli esperti EEA. Anche i dati di un recente studio sull’intero  territorio italiano confermano quanto riportato in Europa: gli aumenti di PM causano un eccesso di rischio di ospedalizzazione per esiti respiratori, in particolare negli anziani; si potrebbero evitare quasi 5.000 ricoveri ospedalieri ogni anno abbattendo l’inquinamento. Ed allora non resta che agire subito ed energicamente.  “I nostri risultati evidenziano l’importanza di ridurre “subito” l’esposizione ambientale al PM1 come possibile strategia per ridurre i ricoveri per malattie respiratorie. Le autorità nazionali e internazionali, che dovrebbero essere sempre più attente al legame tra inquinamento atmosferico e salute, aggiornano periodicamente le proprie linee guida indicando le soglie massime tollerabili di esposizione a diversi inquinanti. Ne sono un esempio le già citate linee guida 2021 OMS, alle quali si è affiancata recentemente la direttiva europea che stabilisce nuovi standard di qualità dell’aria che entreranno in vigore il 1° gennaio 2030 in tutta l’UE.  Potrebbe stupire il fatto che le soglie indicate dall’OMS sono in genere più basse di quelle presenti nella direttiva europea. Viegi spiega che alla base di questa discrepanza c’è il fatto che mentre l’OMS valuta solo gli aspetti relativi alla salute, l’Europa deve tenere conto anche di altri aspetti, come quelli di tipo economico che portano inevitabilmente a una sorta di “compromesso” e all’accettazione conseguente di soglie tollerabili più alte. Questa, però, non deve essere una giustificazione per non impegnarsi a rispettare le direttive. “Non dimentichiamo che l’Italia ha un’area tra le più inquinate di Europa (la Pianura Padana) e paga un grosso tributo sanitario per l’inquinamento atmosferico. È augurabile che il nostro Paese adotti al più presto la nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria e non chieda proroghe ma ne rispetti i dettami entro il 1° gennaio 2030” ha commentato il Prof. Viegi, convinto che non si possano più rimandare interventi coordinati da tempo proposti per migliorare la qualità dell’aria. “Investendo in questi aspetti ambientali, si investe in salute” ha spiegato “ottenendo anche vantaggi economici per la riduzione dei costi sanitari diretti ed indiretti delle malattie legate all’inquinamento atmosferico”. E’ a questo punto allegato all’articolo sulla rivista UNIVADIS  anche qualche consiglio pratico e molto utile, che consigliamo di leggere sulla suddetta rivista (che ringraziamo per le informazioni che ci rilascia assiduamente), di applicarlo e di farlo applicare per salvaguardare la propria salute e quella dei propri familiari, sopratutto se in tenera età…

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