Scotti (Fimmg) sulla Riforma della Medicina Generale sollecita un dialogo costruttivo con Governo e Regioni… ma si faccia presto!

Notiziario. I problemi della MEDICINA GENERALE esposti alla REDAZIONE DottNet del 13/02/2025  Autrice dell’articolo, devono essere risolti con urgenza secondo il Segretario Generale FIMMG, il Collega Silvestro SCOTTI, che così espone i problemi da risolvere nell’interesse prioritario di milioni di pazienti. Ecco la sua relazione ufficiale:  “La nostra è sempre stata un’organizzazione sindacale di medici capace di assumersi le proprie responsabilità e favorevole a soluzioni e interventi che si muovessero nel rispetto della universalità del Servizio Sanitario Nazionale”. Egli rivendica il ruolo della Medicina generale in un quadro di collaborazione e confronto, non di scontro, con tutte le parti interessate a garantire la migliore assistenza ai cittadini. “Nel corso degli anni – prosegue Scotti – ci siamo distinti sia per la capacità di garantire la massima efficacia nella risposta ai bisogni di salute di una popolazione più anziana e fragile, sia per massimizzare l’impiego delle nuove tecnologie”. La FIMMG, ricorda Scotti, ha creduto e sostenuto, già nel 2007, una Riforma che portasse il sistema del convenzionamento dalla proposta assistenziale individuale ad una organizzazione consistente in Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT), strutture nelle quali si mettessero insieme “fiduciarietà” e “prossimità”, responsabilità individuali e responsabilità collettive, nel rispetto degli obiettivi di salute dei pazienti e utilizzando al meglio le risorse. Un sistema collegato anche a pari Organizzazioni di altre realtà convenzionate (come la Pediatria di libera scelta e/o specialistica ambulatoriale) in un sistema definito nella legge Balduzzi come Unità Complesse di Cure Primarie UCCP), oggi di fatto già pronte per accogliere tutto il personale convenzionato nelle case di Comunità Hub. Scotti sottolinea l’assurdità di disconoscere oggi questo percorso, anche perché “non individuando responsabilità, si omette che la Riforma è stata in realtà bloccata per 8 anni (di fatto dal 2010 al 2018) per lo stop legato ai rinnovi contrattuali dovuto alla crisi economica di quegli anni”. Ma c’è dell’altro “…è che oggi con un Accordo Collettivo Nazionale (ACN 2019/2021) reso vigente dall’Intesa della Conferenza Stato Regioni, che di fatto ha permesso in prima applicazione la definizione normativa di quella legge voluta dal Governo e sostenuta dalle stesse Regioni, (lo testimonia lAtto di Indirizzo che ha dato inizio alla trattativa) che ci ha permesso di collegare la struttura contrattuale al  Progetto del PNRR delle Case di Comunità Hub e Spoke”. Dunque abbiamo uno scenario che apre, legittimamente a diverse domande, tra cui “cosa c’è dietro la mancanza di volontà di applicare quel percorso? Quali sono i ritardi di programmazione che non hanno consentito di creare le AFT e renderle coerenti e connesse con la realizzazione delle nuove case di Comunità? Ad esempio vi sono le Aggregazioni Funzionali Territoriali o AFT – evidenzia Scotti – che sono sempre state di fatto un obbligo per i medici e, teoricamente anche per le Regioni, che avrebbero dovuto essere realizzate entro 180 giorni dalla Legge Balduzzi con azione sostitutiva mai esercitata. Forse si frena sulla necessità di ulteriori perfezionamenti per dare maggiore chiarezza in merito alla relazione contrattuale tra singolo medico, AFT, UCCP e Case di Comunità, che permettano  l’apertura immediata della discussione su un Accordo Collettivo Nazionale (ACN) sempre più legato alla giusta coerenza temporale ma senza rinverdire  applicazioni di norme ormai superate dai tempi e dalle necessità. Dai Medici di Medicina generale arriva poi un ennesimo grido dallarme: «Le polemiche di questi giorni ci preoccupano molto, non per il nostro interesse – come qualcuno maliziosamente sostiene – bensì perché si sta creando gran confusione sul futuro dei medici che scegliessero quest’Area professionale. Ci sembra che, mentre si discute, per carenza di vocazioni “il malato rischia di morire”. Intanto, entro febbraio, le Regioni dovrebbero inviare al Ministero i contingenti dei medici per il nuovo bando del Corso di formazione in Medicina Generale (in molte Regioni, é bene ricordarlo, ricorre già alla possibilità di utilizzare i medici del Corso per un Convenzionamento durante il corso stesso). Ed entro marzo le Regioni dovranno programmare i nuovi punti carenti sulla base del nuovo ACN in attesa di una riforma che comunque non risolverà nell’immediato i problemi ordinari dei pazienti che non trovano o trovano sempre meno la possibilità della scelta di un medico curante e che si aggraverà con il pensionamento dei medici . “Appare chiaro che lo scontro direttocosì come la ricerca di nemici che purtroppo sta interessando tutte le parti in causa, sta impedendo di cominciare a risolvere i problemi di oggi, minando la possibilità di collaborare”. Scotti vede ora, nella posizione della Premier Giorgia Meloni che intende interrompere tutte queste discussioni, un ottimo segnale per cui dice: “la possibilità che si ascoltino le Categorie professionali in modo da motivarle insieme, come Sistema Paese, per affrontare le sfide odierne e quelle del prossimo futuro ci sembra un segnale da cogliere. Dobbiamo ricercare il dialogo, così come si è fatto con i tanti interlocutori con i quali il confronto non è stato mai interrotto, si pensi al Ministro Schillaci, ai presidenti di Regione, ai segretari di partito”. Il Segretario Fimmg stigmatizza poi la ricerca tutta mediatica di “fumate nere, grigie o bianche”. “Quando si parla di salute, gli schieramenti devono aiutare a trovare soluzioni. Noi non stiamo lavorando all’elezione di un Pontefice, abbiamo l’onere di dare ad ogni cittadino di questo Paese un “parroco della salute” e stili di vita con solide basi preventive poiché solo investendo in questa direzione, forse, riusciremo a salvare il nostro Sistema Sanitario Nazionale in termini di sostenibilità. Concentriamoci sui problemi veri, come, in prima battuta, sul permettere ai giovani medici di trovare (1) le motivazioni, (2) le prospettive e (3) le giuste condizioni di lavoro”. Insomma erano necessarie queste riflessioni con le relative proposte di Scotti; ora speriamo che, finalmente, prevalga solo la volontà di fare il bene dei cittadini, sempre più bisognosi di cure e assistenza, i quali non possono attendere ulteriori proroghe che impedirebbero al Servizio Sanitario Nazionale di tornare, come desideriamo, un fiore all’occhiello, fino ad alcuni anni fa  invidiato e imitato dal resto d’Europa.

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