Per non dimenticare… Sanità Informazione tre settimane fa ha pubblicato un aggiornamento su questo problema. Nel nostro Paese sono oltre 87mila le donne che vivono portando con sé le conseguenze delle mutilazioni genitali. Il problema è stato di nuovo affrontato da ActionAid in occasione della Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili. Noi che molti anni fa abbiamo affrontato personalmente in loco, (esattamente in Somalia) tale problema come medici riprendiamo in parte il bell’articolo scritto da Valentina Arcovio, giornalista pregevole, perché si deve fare di più e meglio!
Nel nostro Paese sono oltre 87mila le donne – di cui 7.600 minorenni, principalmente di origine nigeriana ed egiziana – che hanno subìto mutilazioni genitali femminili. Almeno questo è un dato rilevato dall’indagine effettuata dall’Università Milano-Bicocca, relativa al 2019 (ma da aggiornare con dati più recenti). A puntare i riflettori sul tema è stata l’associazione ActionAid in occasione della Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili, che ha sottolineato come ancora ci siano lacune nel contrastare le mutilazioni genitali femminili. Per prevenire e contrastare questa forma di violenza di genere, il nostro Paese – dice ActionAid – dispone di strumenti contenuti nella legge 7/2006 e del Piano strategico nazionale sulla violenza maschile contro le donne 2021-2023, ma non vi sono informazioni trasparenti sulla loro effettiva implementazione. Anche l’esito del bando, emanato a fine 2023 dal Dipartimento Pari Opportunità per una nuova mappatura del fenomeno, non è stato ancora reso noto. “Ogni anno, grazie alla legge 7/2006, vengono stanziati fondi al Dipartimento per le Pari Opportunità, al ministero della Salute e al ministero dell’Interno per interventi specifici, come la gestione del Numero verde contro le mutilazioni genitali femminili (800.300558)”, riferisce ActionAid. Purtroppo l l’assenza di dati pubblici sull’impatto di queste risorse rende difficile valutare l‘efficacia degli interventi realizzati mentre l’esperienza quotidiana degli enti che lavorano con le donne portatrici o un rischio di ‘MGF dimostra la necessità di misure più incisive di prevenzione e supporto“. “Serve però una forte volontà politica per colmare le lacune esistenti e dare risposte concrete alle donne e bambine che subiscono le conseguenze di questa pratica, garantendo il loro diritto alla salute sessuale e riproduttiva” afferma Katia Scannavini, vice segretaria generale di ActionAid Italia. “Tra le priorità, ActionAid chiede un’applicazione efficace e trasparente della legge 7/2006, l’avvio di una raccolta dati periodica per orientare le politiche mirate e l’integrazione del Numero verde contro le MGF nel Numero antiviolenza 1522, attivo h24 e multilingue, per garantire – prosegue – un supporto specializzato. È poi fondamentale garantire una presenza stabile di mediatrici culturali nei servizi e sensibilizzare le comunità migranti attraverso le Community Trainer. Chiediamo infine l’inserimento delle MGF nei Livelli essenziali di assistenza e l’introduzione di codici DRG specifici per la ricostruzione chirurgica genitale”. Un’importante occasione in questa direzione è la trasposizione nell’Ordinamento italiano della Direttiva UE sulla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica, votata lo scorso maggio dal Parlamento europeo. Tra i servizi previsti che l’Italia dovrà garantire vi sono infatti (1) l’assistenza specialistica completa facilmente accessibile e consona all’età (terapie ginecologiche, sessuologiche e psicologiche, trattamento post-traumatico), (2) la formazione al personale sanitario che entra in contatto con le vittime e (3) interventi diffusi di prevenzione. “Per garantire alle ragazzine (di 11-15 anni) e alle donne una vita senza violenza, è essenziale una formazione strutturata per la pronta identificazione e gestione dei casi di MGF, coinvolgendo Scuole, Servizi sociali, Forze dell’ordine, Magistratura, Commissioni territoriali per la protezione internazionale ed Enti per gestire i Centri per migranti”, sottolinea l’Associazione. Lasciamo a Voi le ultime ovvie riflessioni e ringraziamo la ARCOVIO, giornalista di rango.
