Dispositivi contro le aggressioni negli ospedali e sui treni
Abstract: Le bodycam entrano in sanità, trasporti e carceri come deterrente anti-violenza: registrano audio-video, tutelano medici, infermieri, controllori e agenti. Sperimentazioni in Veneto, Liguria e istituti penitenziari mostrano benefici, ma sollevano dubbi su privacy e reale efficacia del sistema di sorveglianza.

Le Bodycam, o telecamere indossabili, sono dispositivi sempre più utilizzati nel settore sanitario per proteggere medici e infermieri da possibili aggressioni. Queste telecamere, simili a quelle utilizzate dalle forze dell’ordine, possono essere indossate dal personale sanitario e attivate in caso di necessità per registrare audio e video, fungendo sia da deterrente che da prova legale in caso di episodi di violenza. Dunque  Telecamere in corsia e sui treni: arrivano le bodycam per medici, infermieri e controllori. Ci chiediamo però se questi mezzi serviranno davvero per arginare le violenze? Il 25 maggio scorso CoinaNews (rivista del Sindacato professioni sanitarie) scriveva: “un coltello in corsia, un’aggressione su un treno, una rivolta in carcere. Gli episodi di violenza nei confronti di medici, infermieri e lavoratori pubblici sono in crescita. In risposta, il governo ha avviato una serie di misure: tra queste, la diffusione delle bodycam. L’obiettivo è proteggere gli operatori, ma anche scoraggiare comportamenti aggressivi, grazie alla funzione deterrente delle riprese audio-video. La novità è inserita nel Decreto-legge sicurezza pubblicato l’11 aprile che approva l’uso di tali deterrenti, che permettono, in caso di aggressioni, alle forze dell’ordine di intervenire a tutela dei camici bianchi e verdi in caso di aggressioni o pericoli imminenti.

Le Bodycam sono già in fase di sperimentazione in vari settori, dalla sanità (oltre che in Veneto e nel Salernitano anche nell’Ospedale Pertini” di Roma ) ai trasporti sui treni e perfino negli istituti penitenziari. Nel Veneto orientale è già attiva una sperimentazione. Nella Ulss 4, medici e infermieri utilizzano le Bodycam in Pronto soccorso e negli ambulatori. Il progetto, presentato in occasione della Giornata nazionale contro le aggressioni al personale sanitario, prevede anche l’uso di braccialetti smart con funzione di allarme e localizzazione. L’obiettivo principale: prevenzione e deterrenza. Nonostante l’assenza di gravi episodi, la Ulss 4 ha registrato nel 2024 un totale di 108 aggressioni, di cui solo 8 fisiche. I dati parlano chiaro: il numero degli episodi più gravi è sceso drasticamente rispetto agli anni precedenti, anche grazie a misure organizzative già messe in atto.

Questa proposta è arrivata dalla società statunitense Axon, specializzata in strumenti di protezione come i taser (pistole elettriche, armi non letali perché stordiscono soltanto). L’azienda ha fornito gratuitamente un kit di prova per 45 giorni e le telecamere sono già in uso nei presidi di San Donà di Piave e Portogruaro. Attivate in caso di minaccia o comportamento violento, vengono avviate con un annuncio vocale: “Attenzione! Da questo momento attivo la registrazione video”. Le registrazioni sono salvate per sette giorni su cloud (Evidence.com), poi cancellate, salvo esigenze giudiziarie. Tutto il Sistema è stato autorizzato dal Garante per la privacy, e accompagnato da linee guida specifiche.

Anche sui treni, la Liguria è stata la prima regione a testare. Dal 1° aprile 2025 il personale di FS Security in Liguria sta utilizzando le bodycam. I dispositivi hanno funzione di pre-registrazione: salvano gli attimi prima dell’attivazione ufficiale, registrando costantemente e sovrascrivendo le immagini ogni 30-120 secondi. Le immagini saranno criptate e gli operatori non avranno accesso diretto ai video. Dopo la Liguria, seguiranno nella sperimentazione Puglia, Piemonte, Toscana e Lombardia.

Invece nelle carceri i tempi sono più lenti e i dispositivi sono contati. Per la Polizia penitenziaria, il budget previsto è di circa 167mila euro per il 2025. Tuttavia, un bando separato ha stanziato quasi 5 milioni per l’acquisto di 705 bodycam e 235 totem, con possibilità di ampliamento. Le linee guida, già pubblicate, indicano che i dispositivi potranno essere usati durante perquisizioni straordinarie, rivolte, incendi o aggressioni. I collaudi delle prime forniture sono attesi entro  luglio. Qui i tempi sono stati lunghi e le regole sono complesse: infatti l’attivazione delle bodycam in carcere richiederà un’autorizzazione formale da parte del Comandante o del Direttore. Le apparecchiature saranno conservate in appositi locali, pronte all’uso ma non sempre immediatamente disponibili. Ogni video sarà associato a un codice identificativo dell’agente che ha attivato la registrazione.

Tra privacy e sicurezza si è innescata una sfida per il  futuro. Per alcuni, le bodycam rappresentano uno strumento essenziale per aumentare la sicurezza e documentare eventuali abusi. Per altri, l’uso di strumenti di sorveglianza personale deve essere bilanciato con il diritto alla privacy. Ma le parole del procuratore Nicola Gratteri sono chiare: “Chi è ossessionato dalla privacy, vada a vivere in montagna”. La decisione  sembra presa: “le bodycam diventeranno parte della quotidianità”. Infine segnaliamo che tra le idee contenute nel progetto di legge vi è l’attivazione di un numero telefonico diretto per consentire il collegamento con le forze dell’ordine”. 

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