Sulla riv. DepressioneStop un altro articolo di Wilma Di Napoli, Direttore artistico, della rivista e Responsabile del Centro di salute mentale di trento.si. si deve leggere perché le crisi umanitarie provocate da guerre e conflitti generano un alto carico di sofferenza psicologica, sia nei soggetti direttamente coinvolti che nei testimoni indiretti. La continua esposizione a dolore e senso di impotenza causati dalla guerra possono scatenare nella collettività conseguenze emotive penose come il Moral distress, o all’opposto reazioni difensive di disumanizzazione e indifferenza. Entrambe sono stati psicologici che influiscono in modo profondamente negativo sulla salute mentale della popolazione generale. Vi lasciamo solo l’introduzione, ma vi consigliamo di leggere l’articolo fino in fondo perché riguarda tutti noi…
“Il 2025 ha visto, fin dal principio, giungere notizie e immagini poco rincuoranti, se possibile ancora più cupe e preoccupanti di quelle degli anni precedenti, che non accennano a diminuire. La guerra in Gaza, Ucraina, Sud Sudan, Afghanistan, Iran, Haiti…l’elenco è lungo e incompleto. Il pianeta sta bruciando, come dice Greta (Thunberg ndr), e non solo per motivi climatici. Guerre e conflitti sono sempre più diffusi e ricorrenti, tanto che vengono in mente le drammatiche parole di Papa Bergoglio, quando, poco prima di morire, parlava del rischio di una “III Guerra mondiale a pezzi”. Gli operatori umanitari e sanitari in prima linea nelle emergenze sono sicuramente molto esposti a rischi di natura psicologica nel prestare i propri soccorsi in scenari di guerra. Per tale motivo hanno nel loro curriculum formazioni imprescindibili alla gestione del trauma emotivo. Vengono poco considerate tuttavia le conseguenze psicologiche che sussistono anche per i comuni cittadini, esposti tramite i mass media alle notizie dai fronti di conflitto. Esperienze traumatiche cronichepossono facilitare nei soccorritori l’insorgenza di disturbi psichici rilevanti quali ansia, depressione, PTSD (disturbo post traumatico da stress) e moral distress, ma anche in chi vi assiste indirettamente. Oppure all’opposto perché si corre il rischio di sviluppare reazioni disumane e/o cinismo difensivo, che a loro volta esercitano un impatto negativo sulla salute mentale complessiva della popolazione. Consigliamo a i nostri “amici lettori” la lettura dell’intero articolo pubblicato sulla rivista DepressioneStop, articolo di grande interesse, come gli altri, del resto pubblicati sotto la guida del prof. M. Tavormina e, come tema applicato ai bambini consigliamo l’articolo di Dominique Tavormina sul tema “I bambini e la guerra, perché oggi è tornato attuale come nel secolo scorso durante la seconda guerra mondiale. Qui la Collega richiama alla memoria una pionieristica esperienza di accoglienza e asilo nell’Inghilterra degli anni ’40 che ci ha lasciato una grande eredità per la sua efficacia e validità. Si tratta di un’eccellente opportunità sia nell’ambito dell’osservazione diretta dell’infanzia in un drammatico periodo di vita, che in quello della cura. Quindi considerando la guerra come trauma, rende questi articoli molto importanti perché siamo in un periodo dove in molti posti c’è la guerra e in un “periodo di guerra, come quello presente, è necessario rivolgere il nostro pensiero e la nostra riflessione ai soggetti maggiormente fragili e frangibili: i bambini”.
