Il Sistema sanitario Italiano ha bisogno di più infermieri

Lo rende noto l’Istituto Superiore di Sanità di cui riportiamo il testo: “Gli italiani invecchiano e la domanda di assistenza sanitaria sale. La popolazione italiana è una delle più vecchie al mondo: quasi il 20% supera i 65 anni di età. Il Sistema sanitario italiano, al momento, potrebbe non essere in grado di far fronte a questi cambiamenti, in particolare per quanto riguarda il rinnovo e l’assunzione del personale paramedico. Si calcola che la carenza di infermieri, già elevata soprattutto nel Nord Italia, aumenterà ogni anno a causa dello squilibrio tra i pensionamenti (17 mila/anno) e le nuove assunzioni (8 mila/anno). È quanto emerge dal un recente Rapporto OCSE sulle risorse umane italiane in ambito sanitario che sottolinea come in Italia il numero di medici per abitante è il più alto: più di 600 medici ogni 100 mila abitanti nel 2005. I medici appartenenti alla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCEO) sono circa 370 mila, di cui un terzo lavora negli Istituti pubblici. Inoltre, secondo l’OCSE, la competizione tra medici nel settore pubblico è molto alta e spesso i più giovani devono aspettare a lungo, troppo prima di riuscire a ottenere un posto di lavoro stabile.  Questo esubero si è sviluppato tra gli anni ’70 e gli anni ’90, periodo in cui il numero degli studenti di medicina è aumentato notevolmente: solo nel 1980, 17 mila studenti iscritti. Dagli anni Novanta, il numero chiuso alle Università ha portato a una riduzione del numero di iscritti, che nel 2006 è sceso a 5623.  Bisogna anche dire che il Settore pubblico offre scarse opportunità a lungo termine e questo spinge a cercare lavoro all’estero: molti dei cosiddetti “cervelli in fuga” sono, non a caso, medici. D’altra parte, l’OCSE sottolinea come il mercato del lavoro italiano in ambito sanitario soffra di una cronica mancanza di fondi, scarse opportunità di carriera e nepotismo, risultando quindi poco attraente anche per i professionisti stranieri. Sul versante Infermieri, il settore infermieristico deve far fronte al problema opposto. L’Italia ha meno infermieri che medici, la maggior parte dei quali (70%) lavora in strutture pubbliche. L’università italiana non forma abbastanza infermieri e, secondo la Federazione nazionale IPASVI, nel 2006 la carenza ammontava a circa 60 mila, per una mancanza di copertura dei posti di lavoro pari al 15%. Per questo motivo l’Università ha incrementato la capacità dei Corsi per le professioni paramediche, ma le domande di ammissione rimangono più alte dei posti disponibili, soprattutto al Sud. Per risolvere la carenza cronica di infermieri, alcune Regioni hanno creato nuove figure professionali come quella dell’assistente e operatore socio-sanitario, riducendo così il carico di lavoro degli infermieri specializzati che storicamente svolgono anche compiti di pulizia e movimento dei pazienti. La carenza di infermieri potrebbe essere in parte colmata dall’assunzione di personale proveniente dall’estero. Ma a causa della competizione con i Paesi esteri, che offrono salari più alti e condizioni di lavoro migliori e delle complesse politiche di immigrazione, il numero di infermieri stranieri presenti in Italia è ancora molto basso: 6730 nel 2005, di cui un terzo proveniente dall’Unione europea.  Secondo i dati OCSE, la maggior parte del personale straniero autorizzato a venire in Italia è stato assunto con contratti dai 12 ai 24 mesi. Gli infermieri che arrivano in Italia hanno mediamente tra i 20 e i 39 anni e provengono generalmente da Romania (circa 60%), Polonia (25%), Perù, Albania, Serbia e India.  Le assunzioni dall’estero dovrebbero essere facilitate tramite contatti diretti tra le istituzioni ma gli accordi intrapresi in questo senso sono ancora pochi, anche se alcuni sono risultati efficaci. La Spagna per esempio, che presenta un esubero di infermieri, ha un accordo interistituzionale con l’Italia che facilita l’assunzione del personale. Alcune Regioni hanno iniziato a richiamare personale dall’estero tramite accordi bilaterali tra gli istituti di formazione. La Regione Veneto, per esempio, ha stipulato un accordo bilaterale con alcuni istituti di Bucarest e Pitesti e la Provincia di Parma con la Provincia di Cluj-Napoca. Dei 7 mila infermieri stranieri presenti in Italia, la maggior parte lavora nel settore privato. L’unico accordo che coinvolge direttamente le autorità nazionali è quello che l’Italia ha con la Tunisia tramite il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali. Le reazioni al flusso di infermieri dall’estero sono state molto positive anche se persistono problematiche legate alle difficoltà linguistiche e alla necessità di formazione iniziale. Malgrado la forte domanda di personale paramedico, l’Italia rimane un Paese poco attraente anche per gli infermieri stranieri: lo stipendio non è competitivo (circa 1600 euro al mese), le politiche di immigrazione sono sfavorevoli e la scarsa diffusione della lingua italiana all’estero rende la comunicazione più difficile. Segnaliamo semplicemente questi articoli che si occupano dei problemi impellenti che abbiamo pubblicato; certo è difficile sbrogliare una situazione così complessa e comunque non ci vogliono mesi, ma anni per giungere ad avere una situazione ottimale nel Servizio Sanitario Nazionale anche perché occorre avere la certezza che il personale che si assume sia qualificato e preparato, soprattutto quando si tratta di assistenza agli anziani oppure ai neonati e ai bambini bisognosi di cure e di assistenza. La Legge di Bilancio 2026 alla quale ha lavorato il governo prevede rifinanziamenti previsti l’anno scorso dalla legge di bilancio, pari a oltre 5 miliardi per il 2026, a 5,7 miliardi per il 2027 e a quasi 7 miliardi per il 2028, cui si aggiungono 2,4 miliardi di euro per il 2026 e 2,65 miliardi a decorrere dal 2027. Una parte di tali risorse sarà destinata a nuove assunzioni e al miglioramento dei trattamenti in favore del personale sanitario. Sono state introdotte anche misure volte a ridurre le liste di attesa e il rispetto dei tempi di erogazione delle prestazioni sanitarie.