Le raccomandazioni della Soc. It. di Pediatria (SIP) per donne che desiderano una gravidanza tranquilla e priva di rischi.

Dalla SIP sono stati presentati, alcuni mesi fa, i risultati del Sistema di Sorveglianza 0-2 anni sui principali determinanti di salute del bambino, studio promosso dal Ministero della Salute e coordinato dall’ISS, in collaborazione con le Regioni. Prendiamo lo spunto anche noi di anabonews per fare n. 4 importantissime raccomandazioni da rivolgere alle donne che fossero “in odore” di gravidanza o comunque “in predicato” di maternità. Preliminarmente diciamo SI all’assunzione di acido folico in epoca periconcezionale per la protezione da malformazioni congenite, e precisamente dal preconcepimento al terzo mese di gravidanza >90% sono le mamme che hanno assunto acido folico. Ma solo il  32,1% lo ha assunto in maniera appropriata. Su alcol, fumo di tabacco e droghe invece diciamo NO!

NO all’Alcol in gravidanza e in allattamento perché alti sono i Rischi di disordini feto-alcolici, aborto spontaneo, parto pretermine, basso peso alla nascita, morte improvvisa in culla, malformazioni congenite. Il 18,6% delle mamme ha assunto alcol nel 1-2/mese in gravidanza; il 3,7% di mamme ha assunto alcol al 3-4/mese in gravidanza. Tra il 3,4 e il 12,9% è il range (indice di variabilità) di mamme che hanno assunto alcol durante l’allattamento (per 2-5 mesi). Prevalenza dei casi nel Centro-Nord.

NO al consumo di Tabacco in gravidanza e in allattamento per il Rischio di basso peso alla nascita, prematurità, mortalità perinatale. Il 6,4% di mamme ha fumato in gravidanza; l’8,7% di mamme ha fumato in allattamento; il  27,4-46,6% di bambini sono stati potenzialmente esposti al fumo passivo, con prevalenza nel Sud Italia.

NO al consumo di droghe. Uno dei maggiori rischi è la Sindrome di astinenza neonatale o SAN. L’incidenza di questa sindrome è aumentata notevolmente negli ultimi dodici anni, rappresentando un problema di interesse globale in quanto in aumento. La sindrome di astinenza neonatale (SAN) è una condizione che può interessare i neonati che sono stati esposti durante la vita intrauterina a sostanze stupefacenti o psicotrope assunte dalla madre in gravidanza. Si verifica attraverso un quadro di segni e sintomi clinici da astinenza che si manifestano dopo la nascita, a seguito della improvvisa sospensione di tali sostanze. Come riportato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), secondo i dati raccolti e analizzati dal National Institute on Drug Abuse (NIDA), le “puerpere assuntrici di oppioidi rientrano in una forchetta che varia fra il 14 ed il 22%”. Il rischio di SAN è correlato all’utilizzo reiterato di oppioidi (anche quando l’uso è avvenuto in stato avanzato di gravidanza). Oltretutto, il Center for Disease Control and Prevention di Atlanta (CDC) ha evidenziato come siano correlati alla sindrome anche il pericolo di difetti del tubo neurale (con danni cerebrali), patologie cardiache congenite e casi di gastroschisi. Dunque la sindrome da astinenza neonatale può essere pericolosa se non fatale per i neonati nati da madri che fanno uso di sostanze durante la gravidanza. Le Aziende sanitarie (ASL e Reparti di neonatologia ospedalieri) hanno predisposto percorsi clinico-assistenziali per il precoce riconoscimento e hanno previsto protocolli di trattamento. La formazione del personale sociosanitario è una strategia adottata sia per aumentare la consapevolezza degli operatori sia per evitare il pregiudizio che potrebbe allontanare le donne dal richiedere assistenza. La sindrome di astinenza neonatale è un termine ampliato recentemente per includere i neonati le cui madri hanno usato o abusato di altre sostanze psicoattive durante la gravidanza, sostanze che facilitano la comparsa della sindrome stessa. Le donne che in gravidanza fanno uso di oppioidi o altre droghe lo fanno in modo illecito oppure dopo prescrizione medica per alleviare dolore e/o come farmaco per il trattamento della dipendenza da oppioidi. E’ ormai  in aumento il numero di bambini che per lo stesso motivo vengono trattati farmacologicamente, con conseguente aumento sia della durata del ricovero ospedaliero che delle spese sanitarie correlate alla Sindrome suddetta.

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