
- 1) Linee guida ISS sulla gravidanza fisiologica; 2) Maria Valsecchi Cristina su Uniflash, UNIVADIS;
Si sa che se una gestante contrae la rosolia nelle prime 17 settimane di gravidanza, corre un rischio elevato (fino all’80%) di aborto spontaneo, morte intrauterina o gravi malformazioni fetali, la cosiddetta Rosolia congenita del neonato. Era un’eventualità che spaventava in Italia, fino a quando, grazie all’ampia copertura vaccinale della popolazione, nel 2021, l’OMS ha dichiarato raggiunta l’eliminazione della trasmissione endemica dell’infezione nel nostro Paese. Il nostro Istituto Superiore di Sanità ne ha preso atto e nell’aggiornamento delle Linee Guida per l’assistenza alla gravidanza fisiologica di recente pubblicazione non raccomanda più di offrire a tutte le donne in dolce attesa lo screening per la rosolia in considerazione dell’alto tasso di copertura vaccinale e dei dati relativi all’incidenza della sindrome da rosolia congenita (inferiori a <1/100.000 nati vivi nel 2013, nessun caso dal 2018). Raccomandata invece la vaccinazione anti-rosolia, anche dopo il parto: “È l’unica strategia efficace di prevenzione”. Le nuove linee guida sulla Gravidanza fisiologica sono state elaborate dal Sistema nazionale linee guida (SNLG) dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che racchiude al suo interno 3 raccomandazioni ad hoc sulla malattia infettiva. La raccomandazione a non offrire lo screening di questa infezione in gravidanza, spiega sinteticamente l’ISS in una nota, è sostenuta dal fatto che: • “da un tasso di copertura vaccinale nella popolazione generale (ottobre 2022) pari a 93,8% a 24 mesi di età (coorte di nascita 2020) e un tasso di copertura vaccinale a 18 anni (coorte di nascita 2003) del 93,3% per la prima dose e dell’89,0% per la seconda dose”; • “da una incidenza di sindrome da rosolia congenita inferiore <1/100.000 nati vivi nel 2013, con assenza assoluta di casi dal 2018”; • “dall’inserimento dell’Italia nel 2021 nella lista dell’Organizzazione mondiale della Sanità dei Paesi che hanno raggiunto l’eliminazione della trasmissione endemica del virus”; • “dalla presenza di un sistema di sorveglianza dell’infezione in grado di rilevare tempestivamente ogni eventuale variazione del quadro epidemiologico nazionale”. Raccomandata, invece, è la vaccinazione. “Poiché la vaccinazione rappresenta l’unica strategia efficace di prevenzione della rosolia – spiega l’ISS – il protocollo raccomanda di offrire la vaccinazione anti-rosolia dopo il parto a tutte le donne suscettibili – le donne cioè che non abbiano documentazione di avvenuta vaccinazione con due dosi di vaccino o di pregressa infezione – e di informarle sulla gratuità dei test per verificare la suscettibilità e della gratuità della vaccinazione in periodo preconcezionale”. Il rubeo-test, l’analisi per cercare nel sangue gli anticorpi prodotti dalla vaccinazione o da una pregressa infezione da rosolia, fa parte tradizionalmente del pacchetto di esami che ogni medico prescrive alle proprie assistite all’inizio della gravidanza. Se dal test risulta che la donna non è vaccinata e non è mai entrata in contatto col virus, dunque è suscettibile al rischio di infezione, l’esame andrebbe ripetuto a 17 settimane di gravidanza, per rilevare un’eventuale rosolia contratta in gravidanza e in questo caso offrire alla donna un counselling polidisciplinare per l’elevato rischio di danni fetali gravi. L’infezione contratta dopo la 17° settimana comporta invece solo un minimo rischio di sordità congenita. Non esiste alcun trattamento per prevenire la trasmissione verticale (da madre a neonato) in caso di infezione durante l’attesa del lieto evento. Per la donna che risultasse suscettibile al rischio di infezione, inoltre, le vecchie Linee Guida prevedevano la raccomandazione di pianificare la vaccinazione nel periodo post natale, con la prospettiva di proteggere eventuali gravidanze future. La vaccinazione anti-rosolia è controindicata in gravidanza perché il vaccino potrebbe essere teratogeno. Rimane dunque confermata la raccomandazione di offrire la vaccinazione anti rosolia nel post partum a tutte le donne che non avessero documentazione di avvenuta vaccinazione con 2 dosi o non avessero certificazione di pregressa infezione. Diversa è invece la situazione delle moltissime donne di origine straniera, soprattutto immigrate, nate in Paesi dove non è prevista la vaccinazione contro la rosolia, perché vi é la probabilità che esse siano più suscettibili all’infezione rispetto alla popolazione generale nata in Italia. “D’altra parte, poiché nel nostro Paese il virus non circola più, la probabilità che si contragga il virus in gravidanza è trascurabile, a meno che la donna non abbia fatto di recente un viaggio nel Paese d’origine, oppure che non sia entrata in contatto con familiari arrivati da poco in Italia”, osserva il collega Dott. Elgorni Basevi, di famiglia turca, medico di famiglia. Ma attenzione, al di là delle Linee Guida, nei casi specifici, spetta al medico curante, in scienza e coscienza, adottare la strategia preventiva e terapeutica ritenuta più opportuna.
