
Ringraziamo la nostra Collega, socia ANABO, la Prof.ssa Lilliana Marchetti che ci ha sollecitato a trattare questo delicato argomento. Premetto che io non sono un esperto, ma sono soltanto un nonno e, per mestiere, un osservatore. Sul significato di questo semplice gesto si è però dilungata, commentandolo da vera esperta, la Dott.ssa Federica Federico sulla Riv. Vita da mamma, cui è stato aggiunto il contributo della Collega Alba Cervone che scrive sulla Riv. Depressione stop (deprestop.it). “L’abbraccio, ovvero, l’azione dell’abbracciare, è l’atto di afferrare, cingere, stringere tra le braccia una persona, per lo più per manifestarle amore o affetto. L’abbraccio quindi può anche curare. L’abbraccio da un nome alle emozioni. L’abbraccio che non c’è, affama e intristisce”. Noi adulti perdiamo troppo spesso di vista il valore emozionale dell’abbraccio perché siamo abituati a dare all’abbraccio soprattutto un significato sociale, lo stesso che ci porta a salutare per cortesia e buona creanza. Ma nell’abbracciare i bambini, nel considerare l’abbraccio dei figli e nell’educare i piccoli al valore delle carezze e delle coccole è però d’obbligo tornare al senso naturale, atavico, di questo gesto. Sono pochi gli abbracci che restano istintivi nella vita adulta: quelli passionali e quelli profondamente affettivi (com’è l’abbraccio dato e ricevuto da un figlio) sono i migliori abbracci in età matura della vita e, spesso, i più significativi. Il bambino, a differenza dell’adulto, non conosce sovrastrutture sociali, quindi, per lui, abbracciare ed essere abbracciato è un atto unicamente sensoriale ed emozionale. I sensi e le emozioni sono delicati in età precoce, è per questo che gli adulti debbono considerare debitamente quanto sia importante rispettare l’azione dell’abbracciare i bambini, così come in quella del farsi abbracciare da loro. L’Abbraccio di un bambino non si pretende mai, né mai si nega ad un cucciolo un gesto di affetto. Spogliato dalle sovrastrutture sociali, l’abbraccio puro è un atto di emozione e come ogni emozione può generare o piacere (quindi benessere) o fastidio (quindi malessere). Gli abbracci piacevoli sono benefici, quelli fastidiosi provocano disagio e generano difficoltà, imbarazzo e a volte addirittura “dolore”. Considerando l’atto di abbracciare i bambini, va tenuto sempre presente che le emozioni infantili non conoscono mezze misure: il bambino è un turbinio emozionale, è un fuoco d’artificio di sentimenti. Gli effetti dell’abbraccio positivo sulla psiche infantile possono essere: 1) liberazione di endorfine, che mette in moto l’ormone della felicità; 2) aumentata fiducia nel mondo, che massimizza l’affidamento all’adulto di riferimento – in questo senso con l’abbraccio si fonda anche la fiducia nel futuro -. Non è vero che gli abbracci rendono viziati e stucchevoli i bambini. La fisicità è stato il nostro primo canale di comunicazione, e continua a essere importante. Un abbraccio, un bacio, sono parole dette con il corpo: il modo più diretto per far sentire a un bimbo quanto lo ami, che comprendi il suo stato d’animo o le sue preoccupazioni, che su di te potrà sempre contare; 3) minimizza lo stress; 4) aiuta l’adattamento del bambino alla vita sociale perché l’abbraccio gli dà un porto sicuro in cui rifugiarsi; in pratica rappresenta il conforto e l’aiuto; 5) ha un positivo effetto “problem solving”con cui cura e risolve le situazioni di crisi e smarrimento. Insomma abbracciare i bambini è un atto d’amore senza età e senza confini. Se abbracciare i bambini piccolissimi equivale a fare da ponte tra la vita intra-uterina e quella extra-uterina, abbracciare i bimbi più grandicelli significa rappresentare loro l’accoglienza, l’amore oltre ogni ostacolo, limite o difetto. E’ bene persino abbracciare gli adolescenti, anche contro un rifiuto; in questa delicata fase della crescita l’abbraccio equivale ad un’affermazione di presenza: un porto sicuro c’è sempre e resiste alle contrarietà della vita. Test scientifici hanno dimostrato che il contatto fisico è fondamentale per lo sviluppo degli esseri umani e nei neonati prematuri l’abbraccio rappresenta un gesto d’amore utilissimo, tanto da portare al metodo definito “pelle a pelle” (o kanguroo) ormai universalmente adottato sui nati pretermine e di basso peso nei Centri di Neonatologia.
Al contrario vi è l’abbraccio negativo, ovvero quello che il bambino non accetta e rifiuta, che ottiene il risultato contrario. E’ stato anche rilevato che crescere senza abbracci aumenta rabbia, stress e disadattamento sociale. I bambini che non ricevono abbracci, come gli orfanelli, piangono di meno perché comprendono assai precocemente che a quel grido d’aiuto (rappresentato dal pianto) non risponderà proprio nessuno. Tuttavia i bambini senza genitori non sono per questo più calmi; all’opposto il bisogno affettivo accumulato e non soddisfatto si trasforma in reazione negativa allo stress e all’ansia. E’ per questo che i bambini non coccolati diventano più aggressivi, violenti, poco inclini a fidarsi degli altri, chiusi, emotivi e insicuri. Si deve sapere che i benefici dell’abbraccio positivo (prima elencati) aiutano lo sviluppo delle indispensabili connessioni neuronali (le famose sinapsi) favorite dagli stimoli procurati da un adulto (ottimali quelli procurati dalle coccole dei genitori) di cui i bambini hanno bisogno per favorire tale processo; in pratica l’attaccamento (o bonding che avviene solitamente tra 8 e 24 mesi), che indica il legame unico e istintivo tra neonato e genitori che si sviluppa durante la gravidanza e si rafforza immediatamente dopo il parto, é un legame che favorisce lo sviluppo neuronale del bambino, quindi strettamente collegato con il contatto e la comunicazione con l’adulto; i bambini hanno bisogno di inter-reagire con l’adulto, mamma e papà in primis; è la scienza stessa che ha insegnato come l’abbraccio stimoli anche l’intelligenza dei bambini. E’ nella stimolazione di una molteplicità di funzioni positive che i neuroni lavorano attivamente, questo farebbe, dei bambini molto abbracciati, bimbi persino più intelligenti. La potenza dell’abbraccio manifesta la sua forza quando vediamo che l’essere coccolati e affettivamente considerati “aiuta tantissimo” i disabili oppure aiuta i “non normodotati” a reagire meglio e più positivamente agli stimoli ed alle difficoltà quotidiane. Ci sarebbe da dire molto di più ma anabonews ha voluto solo sollecitare delle riflessioni nelle nostre lettrici e per il loro indispensabile contributo questo ringrazia le brillanti Colleghe Federico e Cervone…oltre alla preziosa Lilliana Marchetti che ci ha suggerito l’argomento da affrontare, anche se solo sommariamente!
