
prima parte
Oggi trattiamo un problema spesso sottovalutato dai neo-genitori e dai medici stessi anche se uno dei periodi della vita a maggior rischio per la donna è rappresentato dalla gravidanza e dal post partum, lo confrmano i dati del Ministero della sanità corroborati dagli studi epidemiologici condotti in Paesi e culture diverse che evidenziano come la Depressione post partum (DPP) colpisca, con diversi livelli di gravità, dal 7 al 12% delle neomamme ed esordisce generalmente tra la 6ª e la 12ª settimana dopo la nascita del figlio, con episodi che durano tipicamente da 2 a 6 mesi. La donna si sente triste senza motivo, irritabile, facile al pianto e non si sente all’altezza nei confronti degli impegni che la attendono. Ma per un medico, e prima ancora per una familiare, come si fa a capire in tempo che siamo di fronte a un caso di depressione post partum?
Questa è una domanda che noi pediatri ci dobbiamo porre quando sentiamo dei fatti di cronaca che ci riportano alla mente il quadro della temibile depressione post partum, per cui, prima di tutto, sarà molto importante prestare attenzione ad alcuni segnali d’allarme. E a sviluppare questo tema ci aiuta una Esperta, l’Autrice di un interessantissimo articolo, la Dott.ssa Claudia Ravaldi, psichiatra e psicoterapeuta. Le mamme affette da depressione post partum sperimentano emozioni comuni (paura, tristezza, rabbia, gioia) a un’intensità troppo alta o troppo bassa rispetto a quella sentita normalmente. Lo stesso vale per i papà, ma è grave la situazione quando la donna prova un’eccessiva preoccupazione o ansia, anche per situazioni che prima era in grado di affrontare e gestire; a volte le donne sono estremamente irritabili nei confronti di se stesse o degli altri, altre ancora si sentono sovraccariche e sotto pressione anche quando le cose procedono bene sia per la mamma che per il bambino. In particolare, in letteratura si sottolinea come nei casi di depressione post partum sia spesso presente una generale difficoltà nel prendere decisioni per sé e/o per il bambino; l’umore è stabilmente basso; sono frequenti sentimenti di colpa e perdita di speranza nel futuro; c’è una perdita di interesse o di piacere nel fare le cose, unita alla sensazione che questo piacere non tornerà più. Addirittura sia il sonno che l’appetito possono essere compromessi; il sonno può diventare un problema indipendentemente dai ritmi sonno-veglia del neonato o del lattante: può arrivare l’insonnia o al contrario l’ipersonnia (aumento di durata e/o di intensità del sonno, spesso patologico), con grandissima difficoltà per le neo-mamme a stare sveglie e ad accudire il proprio bambino.
L’appetito può variare molto. Alcune donne presentano iporessia (mangiano molto meno del solito) quale unico sintomo di disturbo dell’umore, oppure possono sviluppare frequenti episodi di alimentazione incontrollata (mangiano molto più del solito); talvolta invece i primi sintomi a comparire sono i sintomi fisici, come dolori, formicolii, parestesie o debolezza muscolare. Chiaramente alcuni sintomi della depressione post partum possono influire sulla relazione madre-bambino a causa di sentimenti di colpa, vergogna e senso di inadeguatezza rispetto al proprio ruolo di madre. A questo proposito vale la pena ricordare che la depressione è un disturbo che ha tra i suoi sintomi caratteristici proprio la svalutazione di sé (autostima sotto le scarpe) e il senso di colpa. Ecco perché è molto importante che le madri e i padri abbiano la possibilità di analizzare queste emozioni ,così sgradevoli e con l’ombra di un possibile disturbo depressivo… fine prima parte
